«L’Alleanza è la nuova sfida della cooperazione»

03/02/2011

I primi obiettivi dichiarati per il 2011 sono dare più vigore al sostegno della cooperazione per far fronte ai bisogni dei cittadini che il pubblico non riesce più a soddisfare, e combattere il fenomenodella cooperazione fasulla, che diffonde comportamenti scorretti e rappresenta un danno non indifferente per quella «vera». Si chiama Alleanza delle cooperative italiane il coordinamento stabile ufficializzato a Roma il 27 gennaio, punto d’arrivo di una collaborazione
negli ultimi anni sempre più stringente, e prima tappa di un percorso che dovrebbe portare alla costituzione di unaeffettiva federazione. La sigla riunisce le componenti più rappresentative della cooperazione, Agci, Confcooperative e Legacoop che, insieme, significano oltre il 90% del settore per occupati (1 milione e 100mila) e per fatturato( 127 miliardi di euro), 43mila imprese con oltre 12 milioni di soci. Ne parla Giuliano Poletti, presidente di Legacoop ed ora parte del «triumvirato » a guida dell’Alleanza, formato appunto dai tre presidenti: Luigi Marino (Confcooperative, per unanno anche portavoce del nuovo coordinamento) e Rosario Altieri (Agci) oltre a Poletti. Sono anni che le cooperative hanno posizioni convergenti, ad esempio hanno assunto un modello comune di relazioni industriali. Che cosa cambia con questo coordinamento? «I contratti di lavoro li abbiamo sempre firmati insieme, e di fatto le centrali cooperative hanno posizioni sostanzialmente identiche da molto tempo. Adesso abbiamo formalizzato l’unione, è un passo che ci impegna a procedere unitariamente anche in termini di rappresentanza, con le istituzioni,con i sindacati, con il mondo esterno alle coop. Per il momento a livello centrale, ma è una direttrice che seguiremo anche a livello territoriale. Abbiamo tre presidenti, e due livelli differenti di confronto: uno più ristretto, una trentina di componenti, e un altro formato invece da una novantina di persone, per elaborare strategie e dare vita alla discussione interna. Ma la questione non si riduce alla rappresentanza, insieme possiamo promuovere la cultura cooperativa con molta più efficacia, e senza venire additati come rossi, bianchi o neri. Il punto è quello di costituire strumenti di lavoro unitari,
forme sempre più strette di collaborazione e sinergie, politiche imprenditoriali aperte e flessibili». E fare fronte comune contro le coop fasulle. «Quelle le vogliamo far chiudere. È un grosso problema, soprattutto in alcuni settori, dal facchinaggio alla logistica, dalla movimentazione dei mezzi ai servizi. Sono coop spurie, che non applicano i contratti,
tengono basso il costo del lavoro, i cui soci non eleggono i loro rappresentanti e non si riuniscono in assemblea. Fare vigilanza è essenziale, anche perchè queste imprese portano via il lavoro a quelle che invece rispettano le regole, e diffondono l’idea che le coop adottino comportamenti scorretti nei confronti dei lavoratori». Anchela crisi è stato un elemento che vi ha spinto all’unione? E come sta incidendo sul mondo coop? «Di sicuro la crisi spinge a cercare il massimo dell’efficienza. Peraltro non vediamo significativi cambiamenti all’orizzonte, la crescita italiana resta troppo bassa, e se le coop hanno retto, soprattutto grazie alla loro patrimonializzazione, accusano però molte difficoltà soprattutto per i ritardi nei pagamenti da parte dell’amministrazione pubblica. Molti sono dovuti alla mancanza di soldi, e questo chiama anche un altro problema: il pubblico taglia, il privato non ha abbastanza risorse, e i cittadini finiscono per rimanere senza servizi. Anche per questo è nata l’Alleanza, per sopperire a un vuoto: avrà più forza per lavorare con le amministrazioni – nella gestione della raccolta differenziata, nelle scuole, nei servizi sociali»