L’allarme di Rassegna: «I tagli di Tremonti ci strozzano»

03/08/2010

I tagli del ministro Tremonti all’editoria, lo stop alle sovvenzioni postali, ma anche la crisi della pubblicità che – per la particolare fase politica – soffrono tutti i giornali di opposizione; la stessa difficoltà della Cgil, che il governo e le imprese tentano di isolare e oscurare. Sono i tanti fattori che mettono a rischio Rassegna sindacale, storica rivista di riferimento della Cgil, oggi arricchita da un sito in sviluppo – rassegna.it – e affiancata da una radio su Internet, Radio Articolo 1. Lo stato di crisi, così come al manifesto, è quindi stata la scelta d’obbligo: toccherà il settimanale su carta e il sito on line, non la radio, che ha una proprietà distinta e spese decisamente inferiori. Fondata alla fine degli anni Cinquanta da Giuseppe di Vittorio, la rivista è diventata proprietà di una cooperativa di giornalisti – la Edit Coop – nel 1993, proseguendo – come da richiesta di Bruno Trentin – la sua attività di approfondimento sui temi sindacali, i problemi del lavoro e in particolare del mondo Cgil. Oggi è diretta da Paolo Serventi Longhi, giornalista già segretario della Fnsi, e ha in organico 18 redattori. «L’ultimo bilancio è in leggero attivo – spiega il direttore – e non abbiamo mai fatto ricorso a crediti bancari per sopravvivere. Il problema dunque non è l’oggi,ma il nostro immediato futuro: i conti potrebbero andare in rosso, a causa di un combinato disposto che toglie il fiato. Innanzitutto la riduzione di ben due terzi dei sostegni all’editoria in cooperativa, che tocca anche voi del manifesto. Poi il drastico aumento delle tariffe postali, che per noi è particolarmente grave: i nostri 13.500 abbonamenti, ma anche le 3-4000 copie che vendiamo, si basano sulle spedizioni. Infine c’è la pubblicità: facendo informazione critica verso il governo, siamo osteggiati, con sempre meno imprese che ci danno fiducia, a parte il mondo Unipol e Coop, e pochissime altre aziende». Così sono arrivati i tagli, ben 5 esuberi, che poi rappresentano quasi un terzo della forza lavoro. Tre redattori andranno in pensione, avevano già maturato i requisiti e hanno accettato la richiesta avanzata dalla cooperativa. Gli altri due esuberi verranno assorbiti dalla cassa a rotazione (tre giorni al mese) che riguarderà tutti i giornalisti. Il web, tra l’altro, ha una redazione tutta «under 30», e sull’on line la futura Rassegna punta molto. La radio, che fa capo a una cooperativa diversa, e non stampando nè spedendo copie non subisce i tagli, viene risparmiata. «Il futuro sta nell’integrazione di contenuti e linguaggi tra rivista,web e radio – conclude Serventi Longhi – La possibilità che un redattore riesca a esprimersi in modo trasversale è una delle chiavi con cui vogliamo compensare l’inevitabile calo di personale e ore lavorate che subiremo a causa dello stato di crisi. In Italia c’è sempre più bisogno di voci come Rassegna, come pure del manifesto, critiche verso il governo, e che danno spazio ai lavoratori e alla Cgil. Per fortuna non ci sta mancando il sostegno, anche concreto, di tanti cittadini e strutture della Cgil, che in questi giorni ci hanno scritto».