L’allarme di Draghi per famiglie e imprese: i redditi sono fermi

16/07/2010

L’area dell’euro ha già perso 4 milioni di posti di lavoro (la metà degli Stati Uniti) dall’inizio della recessione. E le prospettive? Per l’Italia quelle sull’occupazione restano incerte. Giornata di messaggi incrociati, quella di ieri, Roma- Francoforte. Il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, parlando all’assemblea Abi ha sottolineato la necessità del rigore nei conti, ma anche quella della crescita. Ha parlato di «perdurante debolezza della domanda interna», che mette a rischio la ripresa. «Consumi e investimenti restano deboli – ha detto – perché i redditi reali ristagnano, le prospettive di occupazione restano incerte». Tradotto vuol dire che, nonostante numeri rassicuranti (un Pil in ripresa quest’anno stimato all’1%), il lavoro continua a pagare un prezzo altissimo. Dato questo scenario, la Cgil attacca. «È fortemente necessaria una tassa sulle transazioni finanziarie e sulle rendite – dichiara Agostino Megale – i consumi e gli investimenti restano deboli perchè i salari reali sono fermi». Per Draghi il binomio rigore e crescita appare inscindibile: impossibile il primo senza la seconda e viceversa. Un’accelerazione del rientro dagli squilibri dei conti è indispensabile – osserva il governatore – In Italia era indispensabile agire al più presto: lo scenario tendenziale non era sostenibile
». Così l’inquilino di Palazzo Koch promuove la manovra, anche se non dà per scontati i risultati di bilancio. Quelli si potranno valutare solo in futuro: incerta è la stima degli effetti della lotta all’evasione, anche se lo è «in entrambe le direzioni ». Poi arriva il richiamo agli enti locali, un indubbio assit al governo. «I limiti posti alle risorse delle amministrazioni – spiega – richiedono modifiche sostanziali alla loro organizzazione e articolazione territoriale. I debiti commerciali e quelli delle aziende di servizi pubblici controllate dalle amministrazioni non devono essere strumento di aggiramento dei vincoli di bilancio». Ma il cuore dell’intervento di Draghi è naturalmente quello destinato alle banche. E qui l’aplomb si trasforma in sferzate lancinanti. A cominciare dai numeri che le banche diffondono sui crediti alle imprese. Secondo il governatore quelle statistiche sono parzieli. «Alcune piccole imprese ci dicono che la domanda
non è soddisfatta – accusa il governatore – E si tratta proprio di quelle che stanno trainando la ripresa dell’export». Ancora più duro il passaggio sul contrasto al riciclaggio. Draghi denuncia «diffuse carenze nello scrutinio della clientela, nella formazione del personale, nella procedura di segnalazioni di operazioni sospette. Sono certo che non si tratta di deliberate complicità, ma di difetti di organizzazione. Solo che nel nostro paese le conseguenze di tali difetti sono pesantissime: andrebbero prese sul serio».