L’allarme di Billè: il Paese è in stallo

20/09/2004


            sabato 18 settembre 2004

            LA CONFCOMMERCIO VEDE NERO SULLE PROSPETTIVE FUTURE: NEL 2004 IL PIL POTREBBE CRESCERE APPENA DELLO 0,9 PER CENTO
            L’allarme di Billè: il Paese è in stallo
            «La situazione è drammatica, il governo si dia una mossa»

            Raffaello Masci

            ROMA
            Dopo settimane in cui il governo promette una politica di contenimento dei prezzi, la tesi di Confcommercio – comunicata dopo un lungo silenzio – è chiara: il governo affronta la questione dei prezzi dei generi di prima necessità (la famigerata zucchina) quando questi sono ormai rientrati negli argini. Non affronta invece le grandi questioni che stanno minando la dinamica inflazionistica: cioè il petrolio (che ha fatto lievitare in un anno il costo dell’energia del 40%) e le tariffe amministrate dagli enti locali (che sono aumentate del 14%). E tutto questo in un contesto in cui i consumi delle famiglie ristagnano da almeno tre anni. Quanto agli accordi con la grande distribuzione e il blocco dei prezzi praticato in alcune città fino a Natale, sono lodevoli iniziative ma di portata unicamente congiunturale.

            Più che un discorso, è stata una requisitoria quella che il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha tenuto ieri mattina nella sede della confederazione, a Trastevere (Roma). I commercianti sono stanchi di sentirsi sul banco degli imputati quando si parla di prezzi e se due giorni fa c’è stato lo sciopero dei consumatori, presto potrebbero essere loro a scendere in piazza se il governo non dovesse aderire alle promesse mille volte annunciate.

            I prezzi, ha detto Billè in sostanza, sono figli di un sistema economico più generale, ed è su questo che occorre agire se si vuole migliorare la situazione. La nostra economia invece – secondo i dati forniti dal centro studi della Confederazione – «continua a vivere in quasi tutti i suoi comparti una fase di stallo», mentre il governo tace sulle strategie per una ripresa e la pazienza delle famiglie e dei commercianti «è agli sgoccioli».

            L’esecutivo, a questo punto, deve chiarire tre cose, secondo Sergio Billè: la prima, «la reale congruità dei tagli che si intendono attuare alla parte più improduttiva della spesa pubblica». Seconda: tasse e imposte. «E’ vero – dice Billè – che non è aumentata la pressione fiscale generale, ma è anche vero che nel frattempo sono aumentate in media del 14% le imposte locali». Insomma lo Stato che non ha chiesto da una parte, ha battuto cassa dall’altra. Terza: la competitività. Lo Stato non può – secondo Confcommercio – continuare a «elargire sussidi ad imprese decotte», invece di procedere alla creazione di infrastrutture e servizi «che consentano a tutte le imprese dell’area dei servizi di abbassare i costi e migliorare l’offerta». Questo è quanto occorre fare se si vuole affrontare una organica politica di ripresa economica (e all’interno di essa di controllo dei prezzi).

            E comunque – tanto per fugare dubbi – «i prezzi e il tasso di inflazione dell’Italia sono oggi in linea, anzi leggermente al di sotto della media europea – ha detto Billè – Tra il 2003 e il 2004 il nostro differenziale di inflazione è anzi diminuito di un punto rispetto alla media dei paesi aderenti all’euro. Per quanto riguarda i prezzi l’Italia è stata, ad esempio, più virtuosa della Francia nel 2004».

            Poi Billè ha messo in guardia rispetto al vero problema che incombe su tutta questa materia in Italia (e non solo), cioè il petrolio: ««Sul livello dell’inflazione – ha detto – grava oggi la pesante incognita dell’aumento dei prodotti petroliferi» con la conseguenza che, solo da noi, il costo dell’energia è di circa il 40% più alto della media europea.

            In tutto questo i «costi delle imprese commerciali sono aumentati a causa degli affitti, delle tasse locali, dei trasporti e dei servizi di pubblica utilità». 14% in più.
            Come se non bastasse, la spesa pubblica corrente nel primo semestre del 2004 è aumentata del 4,4% con un incremento superiore al tasso di inflazione, senza apportare alcunchè al miglioramento del sistema: «la macchina dello Stato cioè – ha detto Billè – continua a spendere per mantenere soprattutto se stessa». Se poi ci sarà una cura del Gordon Brown italiano (il ministro Siniscalco) che conterrà per l’avvenire questo incremento al di sotto del 2%, saranno i fatti a dirlo.