L’allarme della Cgil «Noi nel mirino dei nuovi brigatisti»

12/04/2001

Corriere della Sera





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IL SINDACATO

L’allarme della Cgil «Noi nel mirino dei nuovi brigatisti»


Cofferati: gli inquirenti tornino a lavorare con grande determinazione

      ROMA – La sorveglianza, dicono, è quella di sempre. Gli attentati a Roma e Torino degli ultimi giorni non avrebbero accresciuto il cordone di sicurezza intorno al maggior sindacato, chiamato in causa dalle rivendicazioni terroristiche. Ieri il leader della Cgil, Sergio Cofferati è intervenuto in più di un dibattito pubblico con la scorta di sempre. Ma l’allarme rosso ha lampeggiato nelle sue parole: «È indispensabile non abbassare mai la guardia – ha detto -. Questi fatti dimostrano che il terrorismo è un fenomeno ancora non debellato, nonostante i risultati importanti raggiunti negli anni passati. Per evitare che tale fenomeno si sviluppi e ramifichi bisogna che gli inquirenti e i magistrati tornino a lavorare con grande determinazione». E la chiave di lettura è tutta in quell’espressione, «tornare a lavorare», riferita alla magistratura, che Cofferati lascia scivolare nel suo messaggio. Ma la preoccupazione si coglie nei discorsi dei suoi più stretti collaboratori: «Siamo noi il bersaglio grosso – dice il responsabile dell’organizzazione Carlo Ghezzi -. Siamo nel mirino. Finché non li prendono, tutto è possibile». «Certo che siamo preoccupati – ammette il responsabile del Pubblico Impiego, Gianpaolo Patta – tutte le volte che gli inquirenti sembrano vicini a una conclusione ci sono fughe di notizie che vanificano tutto. E ora c’è questo pericolo di un’escalation, di una gara dimostrativa tra loro. Potrebbero colpire dovunque e chiunque».
      Dura l’analisi sullo stallo delle indagini: «A due anni dall’omicidio D’Antona – afferma Ghezzi – non si sono fatti molti passi avanti perché gli inquirenti sono dovuti partire da zero. Tutti avevano ormai consegnato il terrorismo alla storia, la guardia era abbassata. Così le nostre segnalazioni prima dell’assassinio furono prese come preoccupazioni eccessive». Amara la sensazione di solitudine: «Anche dopo un sussulto, seguito all’attentato mortale – continua Ghezzi – noi del sindacato non ci siamo sentiti in grande compagnia nel sostenere che si era davanti a un punto delicato della vita politica italiana. Gran parte della società è stata disattenta, eppure la propaganda è continua, intensa».
      Con quali strumenti Ghezzi lo chiarisce subito: «I comunicati una volta si ritrovavano in mense o spogliatoi. Ora arrivano dall’esterno: segno che non sono tra noi». Non concorda il vicesegretario della Camera del Lavoro di Milano, Augusto Rocchi: «Questi lavorano in totale copertura: possono essere ovunque anche nel sindacato, solo è più difficile individuarli. Per linguaggio, argomentazioni e notizie possono essere persone insospettabili, collocate in posti impensabili. Non escluso il sindacato. Mi sembrano preoccupati che la Cgil acquisti forza dall’avvento di un governo di destra soprattutto dopo l’assemblea nazionale che ha dato la linea: in guerra con i padroni e con Cisl e Uil». Ma l’ultima rottura dell’unità sindacale sui contratti a termine non sembra preoccupare: «Non sono sicuro che stiano attenti a questi microprocessi – dice Ghezzi – puntano piuttosto a spezzare il colloquio con il governo avviato da D’Antona». Con che risultato? «Da quando è morto – ammette Ghezzi – tante cose si sono fermate».
Antonella Baccaro


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