L´allarme dei commercianti: “Rischio di deriva argentina”

29/03/2004


SABATO 27 MARZO 2004

 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
ECONOMIA E POLITICA

Billè: "Meno tasse sui consumi altrimenti finiamo in serie B".

Ecco tutti i sacrifici di fronte alla crisi e al carovita
L´allarme dei commercianti

"Rischio di deriva argentina"
          Indagine sugli acquisti. L´80% taglia le spese per il tempo libero
          DAL NOSTRO INVIATO
          LUCA PAGNI


          CERNOBBIO – L´anno scorso aveva parlato di pericolo recessione. Dodici mesi dopo, Sergio Billè è ancora più pessimista: «Per l´economia italiana è ormai allarme rosso: se il governo non interviene in tempi rapidissimi rischiamo di essere una specie di deriva argentina dell´Europa».
          Un avvertimento senza mezze misure quello del numero uno di Confcommercio, tre le più potenti lobby economiche del paese che ogni anno ad inizio primavera presenta, sulle rive del lago di Como, le sue previsioni sulla situazione economica. Il rapporto 2004, diffuso ieri nella prima delle tre giornate di lavoro, potrebbe essere archiviato come catastrofista: «Siamo di fronte a una situazione di alta pericolosità per tutto il sistema simile a quella in cui si è venuta a trovare la Torre di Pisa: ha raggiunto un pericoloso angolo di pendenza. O il governo si sveglia oppure rischiamo di finire nella serie B dei paesi europei».
          A comprovare la sua tesi, Billè ha snocciolato i dati di una indagine sui consumi commissionata al Censis e ha raddoppiato con l´analisi del Centro Studi Confcommercio. Per quest´ultimo, nel 2004 la crescita del Pil non supererà lo 0,8% (+1,4% nel 2005). I consumi difficilmente supereranno una crescita dello 0,6% (+1,3% nel 2005). L´occupazione aumenterà solo di 100mila unità, con un ulteriore ridimensionamento dei tassi degli ultimi due anni.
          Stando così le cose ha gioco facile il Censis a raccontarci che gli italiani sono sempre meno ottimisti sul loro futuro economico. Il 75,4% degli intervistati pensa che nel breve periodo il reddito del nucleo familiare resterà stabile, mentre nel 2001 questa fascia rappresentava il 78,9%. Crescono le persone che temono che il loro reddito diminuisca: passano dal 10,7% al 16,1%. Al contrario, coloro che ritengono che i loro guadagni siano destinati a salire scendono dal 10% del 2001 all´8,5% del 2004. Risultato: i pessimisti sono il doppio degli ottimisti. Tutto ciò non può che influire sui consumi, destinati a diminuire mentre aumenta il ricorso alle offerte speciali (lo ha fatto l´83,5% del campione), ha ridotto le spese per il tempo libero (80,2%), utilizza i risparmi per le spese quotidiane (60%).
          Fotografata la situazione, Billè ha chiamato in causa il governo: «Faccia autocritica nonché una seria ed attenta riflessione sugli errori di strategia e di approccio ai problemi che possono essere stati commessi. Si sarebbe dovute mettere subito mano ad una diversa calendarizzazione di priorità anche sul versante delle riforme e non è stato purtroppo fatto». E l´aumento dei prezzi? «Non è colpa nostra, ma dei rincari dei servizi, dalle autostrade alle banche, alle assicurazioni».
          Che fare allora? La ricetta di Billè sta in un´espressione inglese: «Occorre un crash program, misure che possano avere un impatto immediato e siano in grado di dare un messaggio forte che rigeneri la fiducia di famiglie ed imprese». Nel concreto? Contributi alle famiglie e non alle imprese, cominciando con la riduzione dell´Irpef. Oggi la risposta di Tremonti, domani tocca al presidente del Consiglio.