L’allarme degli operatori: business congressi a rischio

06/05/2002





L’allarme degli operatori: business congressi a rischio
ROMA – Ventimila posti di lavoro a rischio. Una flessione del fatturato di 638 milioni di euro. Gli operatori del settore congressuale non usano mezzi termini per commentare il decreto che taglia del 50% le spese per convegni e seminari da parte delle case farmaceutiche. E adesso tutte le speranze sono concentrate sull’azione di lobbying in Parlamento. Italcongressi (Confindustria), assieme alle altre associazioni di settore come Pco Italia, Aimp, Mpi e Meet in Italy, propone che le norme «non si applichino in relazione ai congressi, convegni e riunioni organizzati direttamente da società scientifiche che operano in contesti connessi alla salute». Ma, nel caso in cui il Parlamento volesse tenere la linea dura, si propone in subordine di cancellare almeno il tetto relativo all’organizzazione di convegni in Italia, lasciandolo quindi in vigore solo per le manifestazioni all’estero. Infine, come ultima "linea di difesa", Italcongressi e le altre organizzazioni propongono che almeno le limitazioni siano applicabili solo a partire dal 1° gennaio del 2003, dando così la possibilità agli operatori di riorganizzarsi. «C’è un gravissimo danno per tutte le aziende del settore – sostiene Massimo Fabio, presidente di Italcongressi – ma quello che tengo a sottolineare è il danno che in questo modo viene portato all’immagine del Paese, a cui togliamo una vetrina importantissima». Però ci sono anche gli interessi concreti delle aziende, in un settore che spesso viene citato per una sua caratteristica: quella di allungare la stagione nelle località turistiche classiche. «Permane l’idea che in Italia il turismo esista per una divina predestinazione – commenta amaro il presidente di Italcongressi – e invece le cose non stanno affatto in questi termini, anzi, c’è una forte concorrenza internazionale che incalza sempre più».

Domenica 05 Maggio 2002