L’affondo della Cgil

25/06/2007
    sabato 23 giugno 2004

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    Retroscena
    L’affondo della Cgil

      Epifani: chiaro, è Tps
      il problema del governo

        Riccardo Barenghi

          Il leader della Cgil sapeva in anticipo della mossa dei quattro ministri della sinistra radicale.

          Ovviamente lo avevano informato visto che ormai tra la Cosa rossa e il sindacato (in particolare la Confederazione guidata da Guglielmo Epifani) c’è un gioco di sponda. Così quando gli portano le agenzie, è già pronto a commentare: «Intanto noto che c’è una grande confusione nel governo, e mi pare che anche la giusta candidatura di Veltroni abbia aumentato il nervosismo, tutti adesso pensano a quanto durerà Prodi. E se penso che giovedì eravamo a buon punto nella trattativa sugli ammortizzatori sociali e improvvisamente il Ministro Padoa-Schioppa se n’è uscito con quell’intervento durissimo che ha rimesso tutto in discussione, mi chiedo a che gioco si stia giocando. Quindi mi pare che la lettera dei quattro ministri sia un fatto positivo. No no, non la sento come uno scavalcamento del sindacato. Anzi, mi sembra un sostegno alle nostre posizioni». Ma a questo punto, che succederà? «Abbiamo appuntamento col governo martedì, ci aspettiamo una linea unica e chiara. La palla passa a Prodi, deve decidere e dire cosa vogliono fare». Ma il Ministro dell’Economia è sempre Padoa-Schioppa… «Appunto, e a me pare che nel governo ci sia un problema che riguarda proprio lui, l’impressione è che abbia tutti contro, anche l’Associazione dei Comuni protesta contro di lui…Io poi dall’inizio ho avuto la sensazione che lui non volesse l’accordo con noi. La ragione non l’ho capita, ma non credo sia solo tattica».

          Epifani ferma qui il suo affondo contro Tps, ché se continuasse dovrebbe chiederne le dimissioni. Ma non è questo il mestiere del sindacato, la questione riguarda il governo. Nel quale neanche uno dei firmatari della lettera, il Ministro della Solidarietà sociale Ferrero, vuole la testa del suo collega dell’Economia: «Non ne faccio una questione di nomi ma di contenuti. Noi pensiamo che non sia possibile continuare a impegnare le risorse nel risanamento di fronte a una crisi sociale che ha raggiunto livelli di guardia. Una crisi ereditata dal governo Berlusconi ovviamente, la colpa non è certo né di Prodi né di Padoa-Schioppa. Ma ora bisogna intervenire, questo è il senso della nostra lettera che poi si richiama al programma su cui abbiamo vinto le elezioni».

          Una lettera che però ha anche un senso strettamente politico, si tratta infatti della prima iniziativa concreta della Cosa rossa in via di formazione (Rifondazione, Sinistra democratica, Comunisti italiani e Verdi). Dunque, Ferrero? «Dunque è il primo passo dell’altra gamba dell’Unione, cominciamo così a dire la nostra sulla politica e ad aggregarci sulle cose, sui fatti. Come diceva Gramsci, la storia dei partiti la si legge nella storia del Paese. Noi cominciamo appunto dal Paese».

          Altri due protagonisti dell’avventura politica della sinistra radicale, da Mussi a Giordano, confermano: «Stiamo dimostrando la nostra capacità di convergere politicamente su fatti concreti, e non certo su posizioni estremiste – spiega il Ministro dell’Università – mica diciamo che le pensioni non si toccano: diciamo che vogliamo l’accordo con i sindacati. E sul Dpef chiediamo di discuterne prima del Consiglio dei ministri del 28 che dovrà approvarlo. Insomma, penso che ci stiamo muovendo bene, stiamo andando avanti col passo giusto. Anche perché non è che ci possiamo mettere insieme incollandoci l’un l’altro, abbiamo bisogno di un processo e di una lotta politica. Il mio obiettivo è un’aggregazione di sinistra di governo e non solo di protesta».

          Se Mussi cammina con calma, il segretario di Rifondazione invece accelera: «Entro luglio dobbiamo fissare il calendario dell’autunno. Io proporrò iniziative unitarie nel Paese e anche un appuntamento nazionale che dia il via al soggetto unitario della sinistra. Penso a una Confederazione, in cui ognuno mantiene la propria identità ma in cui ognuno non faccia della sua identità un ostacolo all’unità. Dobbiamo sbrigarci, sennò rischiamo di deludere le aspettative di milioni di persone e di provocare reciproche regressioni». Accelerare per arrivare dove? «Alle elezioni amministrative del 2008 dobbiamo presentarci insieme».