“Lacrime&Sangue (3)” Berlusconi: non toccheremo le rendite finanziarie

19/05/2005
    giovedì 19 maggio 2005

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    QUESTO POMERIGGIO IL FACCIA A FACCIA TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI
    Berlusconi: non toccheremo le rendite finanziarie
    «Oggi non si discute di statali». I sindacati: risposta subito o sciopero

      Alessandro Barbera
      ROMA

        Che il premier e il ministro dell’Economia non fossero convinti lo si vociferava da tempo. Ma con l’attuale situazione dei conti pubblici c’era chi diceva che alla fine Berlusconi si sarebbe deciso a tassare le rendite finanziarie, sia perché si sarebbero potuti racimolare rapidamente dai tre ai cinque miliardi di euro sia perché in Europa il livello di prelievo è ancora fra i più bassi. Ma anche questa volta è prevalsa la preoccupazione per un intervento che avrebbe potuto innescare una fuga di capitali.

        «Non pensiamo ad una tassazione delle rendite patrimoniali, è una strada che non si può praticare», ha garantito il premier dopo il vertice di governo di ieri sera. Una riunione che sulle prime avrebbe dovuto essere fra i ministri economici, e che poi si è allargato a tal punto da trasformarsi in un consiglio dei ministri ristretto. Oltre a Berlusconi c’erano i due vicepremier, Fini e Tremonti, il sottosegretario Letta, e undici ministri: Siniscalco, Matteoli, Calderoli, Lunardi, Stanca, Cadoloro, Alemanno, Baccini, La Malfa, Scajola e Micciché.

          Il vertice è servito soprattutto a decidere come porsi con i sindacati e Confindustria, attesi oggi pomeriggio a Palazzo Chigi. E la risposta del vertice è stata: sul rinnovo degli statali prendere più tempo possibile. «Non se ne parlerà», ha detto Berlusconi. «Ne discuteremo in un incontro successivo. Parleremo invece delle compatibilità entro le quali trovare la soluzione, tenendo presente che ci sono i contratti da chiudere nel privato e che non si può pensare che i pubblici chiudano molto al di sopra». Nulla di nuovo quindi, se non la disponibilità del governo a non mescolare troppo le ragioni congiunturali con la piattaforma degli statali.

          Una disponibilità che però tradisce la tentazione – almeno per quanto riguarda il premier, un po’ meno per An e Udc – di non cedere, preparando nel frattempo il decreto per cambiare natura all’Irap e “depurarla” nella base imponibile dal costo del lavoro. Una soluzione che potrebbe avvicinare le posizioni fra sindacati e imprese. «Sull’Irap non c’è ancora uno schema esatto», ha detto il sottosegretario Sacconi. E in effetti nemmeno gli uffici tecnici del Tesoro si sono ancora pronunciati se è più auspicabile un intervento da sei miliardi l’anno in due o quattro in tre. L’unica cosa certa è che si sta lavorando ad un provvedimento che faccia chiarezza sulla tassa ed eviti l’incertezza fra chi sta pagando.

            Della questione statali si dovrà comunque parlare, anche perché i sindacati hanno già fatto sapere di attendere una risposta sulla mediazione raggiunta nel vertice con Siniscalco, Baccini, Letta e Alemanno della scorsa settimana. Pena la mobilitazione e forse anche uno sciopero generale. Già ieri mattina il leader della Cgil Guglielmo Epifani diceva: «Dobbiamo capire in maniera definitiva se il governo vuole onorare o meno la mediazione raggiunta. Se invece l’esecutivo insisterà a dire no e a prendere tempo», Cgil, Cisl e Uil risponderanno «come deciso, con iniziative e la lotta».

              Il premier però, ringalluzzito dalla conferma catanese di Scapagnini, ieri ha di nuovo sfoderato toni battaglieri. Per gli statali ad esempio rilancia il tema di un piano di riorganizzazione di tutto il settore: «Potremmo fare molto di più se fosse introdotta la mobilità, perchè al blocco del turn over che abbiamo introdotto vengono richieste ogni ora eccezioni. Così non si può andare avanti». E ironizza: «Noi cerchiamo di diminuire il numero degli impiegati pubblici, ma quando la faccio io dicono che si distruggono posti di lavoro, quando lo fa Blair dicono che bravo».