“Lacrime&Sangue (2)” Torna in scena il grande evasore

19/05/2005
    giovedì 19 maggio 2005

    pagina 5

    IL GOVERNO: STRINGEREMO I CONTROLLI. SCOPERTI 7500 SCONOSCIUTI AL FISCO
    Torna in scena il grande evasore

      Raffaello Masci
      ROMA

        Ieri il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, ha citato due volte una formula dimenticata, quasi un arcaismo lessicale, di più, un armamentario da prima e primissima Repubblica: la lotta all’evasione fiscale. «La prossima legge finanziaria – ha dichiarato – dovrà dedicare particolare attenzione alla lotta all’evasione». E poi ancora, parlando davanti alle Fiamme Gialle, ha ricordato come «fondamentale sia l’azione dei finanziari nella lotta all’evasione».

          A Roma veniva giù una pioggerellina appiccicosa e l’aria era pesante. Le parole del ministro sono state accolte come una chiacchiera da nulla, anzi – a dirla tutta – come un riferimento pressoché ovvio da parte di un signore che istituzionalmente tiene la cassa e deve provvedere a che ciascuno ci metta il suo obolo, come da legge. Tanto più che l’Ocse stessa aveva intimato al governo di tenere a bada oltreché le uscite anche le entrate, se non voleva finire nella lista nera di chi sfora il rapporto del 3% tra deficit e Pil fissato dai parametri europei. E le Fiamme Gialle avvisavano di aver scovato 8.399 evasori fiscali (di cui 7.581 totali). Un dato che si traduce nella scoperta di ben 10,5 miliardi di euro sottratti al fisco.

            E invece, con quel tono cadenzato e solenne che si addice a un ministro, il «tecnico» Siniscalco aveva dato una strambata, aveva innescato la retromarcia, insomma aveva imposto una discontinuità forte. Il governo dei tredici condoni, tra cui quello fiscale «tombale» tornava sulle sue decisioni: la stagione dei perdoni, dell’indulgenza plenaria, dei giubilei dell’evasore pentito aveva fatto il suo tempo. Era finita. Amen.

              Chissà che cosa avrà pensato l’ex ministro Vincenzo Visco? «E’ come mettere Dracula a presiedere i donatori di sangue» aveva detto (e ripetuto) di lui l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E giù risate da parte di tutti. Un cerbero latrante – era stato per gli economisti del Polo, un Torquemada spietato, un pignolo che aveva pigiato l’acceleratore della macchina persecutoria anti-evasione. Con il nuovo governo («Meno tasse per tutti!»), altro che lotta all’evasione. La formula era scomparsa insieme alla pratica. «Si fa passare il messaggio che le tasse si possono non pagare più» aveva lamentato Enrico Letta, ma anche lui era un’altro amico del Dracula Visco, e quindi che ti volevi aspettare?

                D’altronde l’aveva detto anche il presidente del Consiglio: «Se le tasse sono troppe è nella natura delle cose che si tenda a non pagarle». In Italia dunque occorreva abbassare le imposte, altro che storie. Via quindi ai tredici condoni, di tutto: da quello edilizio a quello del canone rai, fino a quello previdenziale e, giustappunto, a quello «fiscale tombale».

                  La gente ha aderito: meno del previsto, ma ha aderito. E’ ovvio che qualcuno ha resistito imperterrito anche a questa sirena, tant’è che la Guardia di Finanza ha individuato solo nel 2004, 8 mila e rotti evasori fiscali superstiti, di cui più di settemila «totali». Ma altri, tanti altri, hanno pagato poco per mettersi a posto molto. La figura negativa dell’evasore fiscale come mariuolo ai danni della comunità sociale era scomparso dalla scena.

                    E adesso? Adesso accade come in tutti i periodi di carestia: quando non si sa più a che santo votarsi, i credenti invocano la divina provvidenza, i ministri delle Finanze (Siniscalco compreso) la lotta all’evasione fiscale. Già – si dirà – ma dove li trovi più gli evasori dopo anni di condoni che hanno bonificato la palude, trasformando in integerrimi contribuenti tutti quelli che ci avevano marciato? Errore! Chi è andato a fare il condono (qualunque condono) ha fatto una implicita ammissione di colpa e chi è incline al peccato, si sa, facilmente tende a ricadere in tentazione. Oggi, di queste anime fragili il casermone ministeriale di via XX Settembre conserva nome, cognome, indirizzo e codice fiscale.
                    Rintracciarle non sarà difficile. «Il lupo perde il pelo ma non il vizio», si dice. Ma il lupo chi è?