“Lacrime&Sangue (1)” L’Ocse chiede tagli e riforme per evitare la crescita zero

19/05/2005
    giovedì 19 maggio 2005

    pagina 5

    IL RAPPORTO CONSIGLIA ANCHE «RIDUZIONI SEVERE ALLA SPESA PUBBLICA»
    L’Ocse chiede tagli e riforme
    per evitare la crescita zero

      Stefano Lepri
      ROMA

        Crescita economica «più vicina allo zero che all’1%», forse perfino negativa, debito pubblico che rischia di «cominciare a risalire con rapidità», in un Paese frenato da troppo poca concorrenza e da troppi vincoli amministrativi: anche il rapporto dell’Ocse delinea un quadro cupo dell’Italia. Contiene dei consigli, non facili da attuare in clima di elezioni: tagli severi e permanenti alla spesa pubblica anche per coprire un eventuale ribasso dell’Irap; una massiccia dose di liberalizzazioni nell’energia, elettricità, trasporti, libere professioni, commercio; porte aperte agli immigranti; niente aumenti agli statali, perché hanno già stipendi in linea con gli altri Paesi.

          Le forze di governo lo prendono come un incoraggiamento, l’opposizione come una autorevole conferma delle sue critiche. In effetti il rapporto si apre con un breve sommario molto scialbo e sette pagine di caute «raccomandazioni» (la parte che viene concordata con i governi) a cui seguono 180 pagine di analisi impietosa scritte dai tecnici dell’ufficio studi Ocse. C’è perfino chi sospetta che il ritardo di due settimane nella presentazione rispetto alla prima data fissata – senza nessun visibile aggiornamento di dati – abbia avuto a che fare con una ulteriore limatura delle prime pagine.

            Ad aggiornare le previsioni provvede la responsabile del settore Italia, Alexandra Bibbee: l’andamento del prodotto lordo sarà negativo anche nel secondo semestre, seppur con un numero meno brutto rispetto al -0,5% del primo; solo una ripresa robusta nella seconda metà dell’anno potrebbe riportare in positivo il dato dell’intero 2005; in queste condizioni il deficit pubblico rischia di superare il 4% del prodotto lordo.

            Chiede dunque «misure strutturali» subito, questo rapporto sull’Italia, parte di un programma di consulenza che l’Ocse, con sede a Parigi, svolge verso tutti i Paesi membri, le 30 maggiori potenze industriali.

              Un altro consiglio è: «l’Italia ha bisogno di un periodo di inflazione sotto la media dell’Unione europea per recuperare competitività». Possono aiutare le liberalizzazioni; e deve restare moderata la dinamica dei salari pure se non è colpa dei salari se negli ultimi anni il costo del lavoro è salito più che altrove. Ovvero «nella percezione dei lavoratori i salari sono cresciuti molto poco in termini reali» ma «i costi del lavoro per unità di prodotto sono fortemente saliti per i loro datori di lavoro».

              Questo avviene perché la produttività cala mentre negli altri Paesi cresce: come mai? Inefficienze del settore dei servizi, rendite di posizione che distorcono il mercato; nel settore manifatturiero, aziende troppo piccole che non reggono il passo dell’innovazione.

                Nel testo del rapporto, sono frequenti le critiche alla politica di bilancio. L’uso delle «una tantum» era cominciato negli anni ‘90 ma negli anni 2002-2004 è raddoppiato di ampiezza. Si è avuta «una sostanziale deriva all’insù della spesa pubblica corrente». I condoni fiscali hanno intralciato la lotta all’evasione, che è importante data la grande estensione dell’«economia sommersa» e va rilanciata. Il principale risultato del risanamento adottato a partire dal ‘92, l’aumento dell’avanzo primario di bilancio, è stato cancellato.

                  Senza più l’avanzo primario, il rischio è che il debito pubblico accumulato riprenda a crescere già da quest’anno. Il governo intende ridurlo con un ingente programma di privatizzazioni, per 100 miliardi di euro: l’Ocse osserva che si tratterebbe di vendere a un ritmo equivalente a quello elevatissimo della fine degli anni ’90 e avanza qualche dubbio che ciò sia possibile; invita a concentrarsi sulla privatizzazione di aziende anziché sulla cessione a privati di immobili pubblici per poi riaffittarli. Quanto alle uscite, l’Ocse teme che il federalismo allenti ulteriormente il controllo sulle spese degli enti locali.

                    Positivo è invece il giudizio sull’ultima riforma delle pensioni, seppure con la critica che occorreva mandarla in vigore subito e non dal 2008. Un grande sforzo va fatto per la scuola, dato che il livello di istruzione medio degli italiani è troppo basso, anche tra i giovani: il 40% di chi ha tra 25 e 34 anni ha solo il diploma di scuola media inferiore, contro il 25% dell’intera Ocse (che comprende anche Paesi come Messico e Turchia).