Lacrime e dolore, l’Italia si stringe

07/03/2005

      dal sito: lunedì 7 marzo 2005

      Una folla commossa ai funerali di Stato per l’agente del Sismi
      La figlia Silvia, colta da malore, costretta a lasciare la basilica

        Lacrime e dolore, l’Italia si stringe
        attorno al feretro di Nicola Calipari

          Lunga processione di oltre 100mila persone alla camera ardente

          La prima pagina del Manifesto
          mostrata durante i funerali di Calipari

          ROMA - Non capita spesso di vedere un generale di Corpo d’Armata commuoversi quasi fino alle lacrime. Così come non capita spesso di vedere centomila persone in fila sotto la pioggia, anche di notte, per rendere omaggio a un agente dei servizi segreti. E non capita spesso neppure di vedere decine di persone agitare la prima pagina di un giornale come il Manifesto al funerale di un ex poliziotto.

            A rendere possibile questa incredibile serie di manifestazioni è stata la straordinaria figura di Nicola Calipari e la sua assurda morte, venerdì notte a Bagdad, quando una pattuglia statunitense lo ha ucciso subito dopo aver liberato la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.

              L’Italia oggi ha dato l’ultimo saluto a Calipari nella basilica romana di santa Maria degli Angeli con solenni funerali di Stato ai quali hanno presenziato tutte le più alte cariche della Repubblica e oltre 20 mila persone. Prima, per tutta la giornata e anche nella notte di domenica, una folla ininterrotta di centomila persone aveva reso omaggio alla camera ardente allestita per l’eroe al Vittoriano.

                "Hai ridato fiducia all’Italia tutta, hai ridato la patria agli italiani", ha detto nel corso della cerimonia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta dopo aver invitato" a rendere omaggio tutti insieme, senza polemiche all’eroico gesto di Nicola Calipari". Ad ascoltarlo, nella grande chiesa romana di piazza della Repubblica, subito dopo l’omelia dell’ordinario militare monsignor Bagnasco, una folla composta ma messa a dura prova dalle emozioni.

                  La vedova Rosa ha cercato invano di farsi forza stringendo le mani dei figli e di consolarsi con gli abbracci del capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Silvia, la figlia maggiore, a un certo punto è stata colta da un leggero malore ed è stata accompagnata all’aria aperta.

                    Lacrime e volti segnati dal pianto anche tra chi Calipari non lo conosceva direttamente, come il fratello di Giuliana Sgrena, Ivan, o i semplici cittadini che non hanno voluto far mancare il loro sostegno alla famiglia dell’agente segreto. Lacrime che il capo del Sismi, il generale Nicolò Pollari, ha trattenuto a stento quando nella basilica non solo ha ricordato le virtù umane e professionali di Calipari, ma ha anche ricostruito l’ultima telefonata fatta al suo cellulare. "Poi – ha detto Pollari fra mille pause di commozione – non mi ha chiamato più; io lo chiamavo con insistenza e preoccupazione, poi d’improvviso una telefonata incredibile, breve, concitata…Il resto lo sappiamo tutti".

                      A scuotere gli animi dal dolore, ha tentato don Maurizio, il fratello sacerdote di Nicola Calipari, dando un senso di fede e speranza al suo sacrificio. "Non si costruisce un mondo diverso se non si accetta la logica del dono di sé, bisogna dire ‘io sono disposto a pagare di persona’ e allora nascerà qualcosa di nuovo", ha detto ricordando come in fondo "questo è l’insegnamento lasciato da Nicola".

                        Intanto, su piazza della Repubblica, la folla rimasta fuori da santa Maria degli Angeli aspettava paziente il passaggio del feretro tricolore portato a spalla dai rappresentanti delle forze armate e delle forze dell’ordine per tributargli l’ultimo applauso. O per salutarlo sventolando la prima pagina dell’edizione straordinaria del Manifesto con la grande foto di Nicola Calipari e il titolo "Con te".