L’accordo sul protocollo è un campo di battaglia

23/11/2007
    venerdì 23 novembre 2007

    Pagina 6 – Economia

    Il Welfare

    L’accordo sul protocollo
    è un campo di battaglia

      La commissione vara il decreto, ma Rc chiede altre modifiche
      Il governo potrebbe porre la fiducia: deciderà Prodi

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

        COMPROMESSO La lunga marcia del welfare finisce con un accordo raggiunto in nottata, che a metà pomeriggio sembra già un campo di battaglia. Rifondazione alza nuovamente il tiro e rinvia la battaglia in Aula, i socialisti (che si sono astenuti in commissione) annunciano un no al Senato, i diniani esprimono perplessità. Senza contare che su molte modifiche introdotte il governo ha dato parere negativo. Preoccupazioni anche in casa sindacale (soprattutto per la reintroduzione del job on call, contro il parere del governo), mentre Confindustria alza ancora la voce per le «concessioni» sui contratti a termine. Insomma, tutto sembra, meno che un accordo, anche se escono soddisfatti dalla commissione i democratici, i comunisti italiani e i centristi. «È il massimo che si poteva ottenere – dichiara il relatore Emilio Del Bono (Pd) – La maggioranza tiene salvando l’accordo con il sindacato. Garantiremo l’approvazione entro il 31 dicembre. Dini? Non ha alcuna ragione di lamentarsi perché il vincolo economico è stato rispettato». Sulla stessa linea Pagliarini. «Non ci sono alternative a questo testo – dichiara – visto che l’accordo è stato raggiunto dopo forti tensioni».

        A questo punto molti pensano a una blindatura in Aula, presumibilmente sul testo varato. Lo stesso Vannino Chidi dice che «ora non si tocca una virgola». Il sottosegretario Antonio Montagnino non scioglie la riserva (bisognerà aspettare che Romano Prodi torni da Mosca), ma si impegna a recepire in Aula le richieste dei socialisti sull’indennità per i co.co.pro. Tutta la partita, già complicata di per sé, è stata appesantita da una forte concorrenzialità tra i diversi partiti della sinistra e all’interno degli stessi partiti. Dalla segretria di Rifondazione è subito arrivato il diktat di alzare il tiro: ma tutte le modifiche approvate hanno la firma di Pagliarini (pdci): la cosa ha aumentato la rincorsa, e oggi il partito di Giordano rilancia chiedendo quello che non è riuscito a far passare: il diritto di precedenza sulle assunzioni per chi ha già un contratto a termine. Ma su quel punto il no di Confindustria è netto. Stesse tensioni con i centristi sul job on call (votato da Ulivo e centrodestra): lo scambio con lo staff leasing è stato necessario per accontentare le pressioni del comparto del turismo e dello spettacolo, e per poter introdurre le modifiche sui contratti a termine. Ma quello scambio non piace affatto al sindacato, che considera il lavoro a chiamata più pericoloso dello staff leasing, un tipo di contratto poco utilizzato, che riguarda comunque il lavoro a tempo indeterminato e non i precari. Tanto più che Confcommercio già chiede di ampliare il caso anche al suo settore, proprio nel momento in cui è in atto un difficile rinnovo del contratto. Anche l’eliminazione del tetto ai lavori usuranti, apparentemente una vittoria per le sinistre, in realtà complica la situazione: il sindacato infatti chiedeva una norma, ma togliere semplicemente il tetto senza indicare un criterio selettivo inchioda il parlamento alla delega. Ecco le novità introdotte dalla commissione. per i contratti a termine è confermato il periodo di 36 mesi, ma si precisa che non devono essere cumulativi. Il periodo si calcola indipendentemente dalle interruzioni che intercorrono tra un contratto e l’altro. Dopo i 36 mesi è possibile una sola proroga (davanti agli uffici del lavoro con i rappresentanti sindacali) che non può durare più di otto mesi. È abrogato lo staff leasing. Per il lavoro a chiamata si conferma l’abrogazione, ma sono state inserite deroghe da definire con un decreto e dopo un confronto con le parti sociali. Per i lavori ususranti salta il tetto delle 80 notti all’anno. Resta la delega al governo a definire la platea, anche se in Aula potrebbe arrivare una norma. Insomma, al partita potrebbe riaprirsi: sicuramente poi in senato il duello si farà duro.