“L´accordo è un suicidio la sinistra immobile non sa difendere gli operai”

18/06/2010


Cofferati: Marchionne fa peggio di Romiti
ROMA – Salva solo la Fiom, Sergio Cofferati, già segretario generale della Cgil, oggi europarlamentare pd. Sulla vicenda di Pomigliano attacca tutti: la Cisl e la Uil, la sinistra, il governo, la Confindustria e la Fiat di Sergio Marchionne. Cofferati è appena atterrato a Milano da Strasburgo. Sta andando a Genova dove vive e dove domenica si sposerà per la seconda volta. Officerà il rito civile Walter Veltroni, unico politico invitato.
Il segretario del suo partito, Pier Luigi Bersani, ha espresso un "sì con riserva" all´accordo. Veltroni è sembrato ancora più convinto. Lei cosa pensa?
«Penso che la Fiom abbia fatto bene a non firmare: non ho alcun dubbio. Nella mia vita da sindacalista ho visto brutti testi di accordi, ma questo credo che sia un bruttissimo inedito. Ci sono cose che non si possono assolutamente condividere se si ha a cuore la sorte del sindacato, la qualità e la dignità del lavoro delle persone. Due questioni mi hanno particolarmente colpito. La prima è la violazione, concordata tra le parti, di un diritto sancito dalla Costituzione, cioè il diritto di sciopero. La seconda, forse meno visibile per chi non ha dimestichezza con queste materie, è la volontà di mettere in crisi i fondamenti della rappresentanza e della contrattazione collettiva. È l´avvio di una progressiva destrutturazione del sistema».
Un suicidio da parte dei sindacati firmatari?
«Sì, il loro è un suicidio».
Eppure anche a sinistra, nel Pd in particolare, i giudizi non sono stati così netti.
«Rispetto l´opinione di tutti, ma io, prima di parlare, l´accordo l´ho letto più volte con attenzione e ho stentato a credere che sui diritti, non sull´orario e l´organizzazione del lavoro, si potesse arrivare a formulazioni come quelle che sono state scritte. Ma ci si rende conto che a giudicare in ultima istanza se l´eventuale sciopero è illegittimo sarà l´azienda stessa?».
Quanto hanno pesato le divisioni sindacali su un risultato così controverso?
«Pesa molto il clima politico. È gravissimo che la sinistra non parli quando si attaccano i diritti costituzionali delle persone che lavorano. È incredibile come sia giustamente reattiva sulla giustizia, sull´informazione, mentre quando il centrodestra va all´attacco dei diritti di chi lavora non ci sia la stessa reazione».
Pensa che ci sia una subalternità culturale della sinistra alle ragioni delle imprese?
«Quando non si reagisce su questi temi ci si allontana da alcuni dei capisaldi fondativi della sinistra. In una società moderna c´è una tripartizione di diritti tra loro connessi: i diritti delle persone, i diritti di cittadinanza, i diritti di chi lavora. Davvero c´è da interrogarsi perché la sinistra non reagisca quando sono in gioco i diritti del lavoro».
A Pomigliano, tuttavia, è in gioco la sopravvivenza dello stabilimento, il lavoro per 15 mila persone compreso l´indotto.
«È incomprensibile la tesi secondo cui bisogna accettare tutto perché c´è uno stato di necessità. So bene che l´attività di Pomigliano è preziosissima e so che va difesa. Per innalzare la qualità del prodotto, la produttività e la flessibilità degli orari basta applicare il contratto di lavoro. Invece è la prima volta che a un modello organizzativo nuovo si aggiunge l´esplicita lesione dei diritti delle persone, la destrutturazione del contratto, la cancellazione dei diritti di rappresentanza collettiva».
Gli operai avranno comunque la possibilità di esprimersi attraverso il referendum.
«C´è un uso strumentale del referendum. Un gruppo piccolo di persone si pronuncerà su una alterazione della Costituzione in una condizione di stato di necessità. E, addirittura, sarà l´azienda a decidere il livello di consenso necessario per rispettare l´intesa sottoscritta».
Ma Marchionne non era il manager che piaceva alla sinistra?
«Questa Fiat è andata ben oltre la Fiat di Cesare Romiti. Il quale, agli inizi degli anni 90, pretese l´accordo sindacale per aprire lo stabilimento di Melfi ma non si sognò mai di mettere in discussione i diritti delle persone. Ricordo che Romiti non era certo un interlocutore tenero».
La Confindustria si è schierata con Marchionne senza distinzioni. Vuol dire che punta all´estensione del modello-Pomigliano?
«La posizione della Confindustria conferma che l´intenzione è quella di considerare Pomigliano un modello da esportate ovunque. Cercheranno tutti di adeguarsi. C´è una pigrizia culturale impressionante. La Volvo che negli anni 70 si inventò le "isole" per attenuare l´alienazione della catena di montaggio era davvero su un altro pianeta».