“LaBarca 2″ C.Di Veroli: «Non gli ho mai consigliato la Bpi»

22/12/2005
    giovedì 22 dicembre 2005

    Pagina 7 – Primo Piano

      CESARE DI VEROLI – PROPRIETARIO DI «STELLA POLARE» DI FIUMICINO DA CUI È USCITA LA BARCA DI D’ALEMA, SMENTISCE L’EX PREMIER DS

        «Non gli ho mai consigliato la Bpi»

        ROMA
        «Non siamo stati noi a chiedere a Massimo D’Alema di aprire un conto alla Bpi». L’Ikarus II è nato qui, ai cantieri «Stella polare» di Fiumicino: diciotto metri di lunghezza, 5 di larghezza, 16 tonnellate di peso e 40 di stazza, 200 metri quadrati di superficie velica e un motore da 145 cavalli. «Noi non c’entriamo. Perché mai avremmo dovuto consigliare una banca con la quale non abbiamo mai lavorato, visto che da anni abbiamo i nostri istituti di fiducia verso i quali indirizzare la clientela?».

        Cesare Di Veroli, lei è titolare e responsabile amministrativo dei cantieri «Stella Polare» di Fiumicino da cui è uscita la barca di Massimo D’Alema. Il presidente dei Ds sostiene che, in pratica, siete stati voi a indicargli la Banca popolare di Lodi per pagare la rata mensile dell’”Ikarus II”. E’ così?

        «Noi non lavoriamo con la Bpi e la sua società di leasing Ducato, abbiamo le nostre banche di riferimento, tra cui non figura né è mai figurata la Banca popolare italiana. Peraltro non è questa la procedura che seguiamo ogni volta. Noi ci limitiamo a ricevere i vari preventivi che ci inviano gli istituti di credito e li proponiamo al cliente, che poi decide autonomamente».

        Di quali banche vi servite?

        «Da tanti anni lavoriamo in prevalenza con il Monte dei Paschi di Siena e con altre banche italiane. Non con la Bpl né si capisce perché avremmo dovuto fare un’eccezione proprio in questo caso. Ci troviamo benissimo con gli istituti ai quali ci appoggiamo da tanto tempo. Probabilmente a suo tempo avremmo pure vagliato più offerte, tra cui quella della Bpl. Probabilmente la Bpl avrà fatto un’offerta sicuramente migliore di altre e noi l’abbiamo sottoposta al presidente».

        Scusi Di Veroli ma lei si contraddice: prima ha detto che non avete consigliato la Ducato della Bpi, adesso ipotizza che forse invece la Bpi faceva parte delle proposte di leasing.

          «Non è nostra abitudine dare indicazioni. Facciamo avere al cliente la documentazione delle banche che offrono denaro alle condizioni più favorevoli. Ci muoviamo nell’esclusivo interesse della nostra clientela. Perciò non avremmo avuto alcun motivo di indicare la Bpi della quale non ci siamo mai serviti. Operiamo soltanto con chi conosciamo da anni».

          Chi prende un finanziamento deve aprire un conto nella stessa banca, come dice D’Alema?

            «No assolutamente. Può farlo se vuole ma non ha alcun obbligo di farlo. E’ una richiesta facoltativa che l’istituto bancario fa per acquisire un nuovo cliente e affiancarlo semmai in altri movimenti. Nulla di vincolante, insomma. Noi non abbiamo consigliato a nessun nostro cliente di aprire un conto con la Bpi. Né a D’Alema né ad altri. E’ solo una questione di marketing».

            In che senso?

              «Nel senso che la banca prova a guadagnare un cliente facendogli aprire un conto a basso costo. Però nessuno è tenuto ad appoggiarsi a un conto di una certa banca solo perché ha un finanziamento della sua società di leasing».

              Quindi il leasing della Bpi per la barca non è stato chiesto a D’Alema dal vostro cantiere…

              «No, abbiamo vagliato tutte le proposte di finanziamento che ci hanno indirizzato le varie banche e le abbiamo sottoposte al presidente D’Alema senza indicare alcuna preferenza. Non abbiamo indicato presso chi fare il leasing».

              Ne è sicuro?

                «Non appoggiamo alla Ducato della Bpi, non abbiamo né un conto nostro in quell’istituto né abbiamo segnalato la banca di Lodi all’ex presidente del Consiglio. Io mi occupo dell’amministrazione del cantiere, se le cose fossero andate diversamente lo saprei di sicuro».