La vittoria e le sue sfide – di E.Mauro

10/04/2003

            10 aprile 2003
            LA VITTORIA E LE SUE SFIDE
            EZIO MAURO


            È caduto un tiranno, insieme con le statue che ingigantivano il suo potere minaccioso, ed è un bel giorno per il popolo iracheno sceso in piazza a Bagdad trasformata in città aperta: dunque un bel giorno per la democrazia. La strada con cui Bush è giunto a questo risultato si è dunque dimostrata efficace, rapida e costosa in termini di vite umane, perché la sofisticazione della tecnologia militare non ha eliminato il carico di distruzione e dolore che hanno sempre le guerre, giuste o sbagliate che siano.
            Questa è una guerra che resta sbagliata nella sua genesi e pericolosa come modello, perché fuori dalla legittimità internazionale dell´Onu, con gli Stati Uniti che dopo l´11 settembre diventano nello stesso tempo vittima, giudice e vindice. Come se, dopo che il Novecento si era concluso consacrando gli Usa unica superpotenza egemone in un mondo dagli equilibri definiti, il nuovo secolo consegnasse fin dall´inizio alla superpotenza americana anche il ruolo di arbitro di quell´equilibrio. Ecco perché la guerra, anche quando è vinta come volevamo, e quando ha sconfitto Saddam come ogni democratico doveva sperare, resta sbagliata: nel paradosso democratico che il mondo deve oggi affrontare.
            Questa contraddizione della democrazia non può imbarazzare le libere coscienze occidentali che senza ideologismi hanno definito la guerra sbagliata prima del suo inizio, e insieme si sono augurati la pronta e totale sconfitta di Saddam: avvertendo però che il fine non può assolvere i mezzi. D´altra parte la contraddizione nasce direttamente dalla coesistenza tra la natura democratica dell´America e il suo ruolo imperiale, come per ogni superpotenza, dunque è difficilmente risolvibile. Solo chi si è permesso il lusso di retrovia di ideologizzare la guerra, con i due opposti estremismi italiani, oggi può fingere di non farsene carico, cercando a Bagdad un ridicolo lucro per il suk politico domestico.
            Noi oggi leggiamo le cronache di Bernardo Valli come ieri leggevamo la caduta di Ceausescu: con la stessa soddisfazione per la democrazia. E insieme, con spirito occidentale, denunciamo il pericolo di un dòmino incontrollato della pura forza militare americana nella regione: e più ancora, dell´unilateralismo come nuovo modello. Vinta la guerra, Bush e Blair per non perdere il dopoguerra devono ora passare attraverso l´Onu e una piattaforma politica europea. Rendendo davvero l´Iraq democratico e autonomo, dopo averlo liberato dal dittatore. Libero anche dai suoi liberatori, perché la costruzione di una democrazia incomincia dalle regole, per tutti.