La vita non è dolce per i bagnini di Rimini

12/06/2013

Federico Fellini l’ha resa famosa nel mondo. Ma la forza di Rimini sono i ragazzi under 25 che anno dopo anno l’hanno eletta città simbolo delle vacanze. Del divertimento. Il mare di giorno, la discoteca di notte e l’innata ospitalità della Romagna sono un mix irresistibile non solo per i più giovani. Da queste parti essere il segretario della Filcams-Cgil significa onori ed oneri. Commercio, turismo e servizi in una città che di commercio, turismo e servizi vive tutto l’anno. Anche nella cosiddetta brutta stagione.
Mirco Botteghi potrebbe raccontare mille vertenze. Solo per ricordarne una, quella dei lavoratori di “Fiabilandia” alle prese con un apostolo di Sergio Marchionne, un ferreo sostenitore del lavoro precario, comunque e ovunque. Un autentico braccio di ferro, che ha visto combattere fianco a fianco gli “stagionali” con chi invece ha un contratto stabile. “Un’esperienza di solidarietà fuori dal comune”, racconta Botteghi che fa capire come il sindacato possa diventare un punto di riferimento per tutti, indistintamente.
Se i parchi di divertimento, le discoteche e gli alberghi sono attivi gran parte dell’anno, il lavoro negli stabilimenti balneari è per forza di cose concentrato nei mesi estivi. I bagnini che dall’alba al tramonto tengono pulite le spiagge, sistemano sdraio e ombrelloni, si preoccupano dei bagnanti e delle loro mille esigenze, soccorrono i più imprudenti, sono un simbolo di Rimini. Non gli hanno dedicato Baywatch, lì c’era Pamela Anderson. Ma la fama degli italiani latin lover si regge anche sulle loro gesta, tramandate da generazioni di villeggianti. Dietro l’iconografia, c’è un lavoro duro, non sempre riconosciuto e spesso mal pagato.
“Il rinnovo del contratto integrativo provinciale è fermo dal 2007 – spiega Botteghi – per giunta anche a loro è piovuta fra capo e collo la legge Fornero. L’introduzione delle mini-Aspi penalizza tutta la categoria. Quando c’è un periodo di disoccupazione la riduzione del salario va dal 10 al 19% in meno rispetto a quanto garantivano le vecchie norme”. Non vale solo per i ‘marinai di salvataggio’, ma anche per le cameriere di sala, le commesse, più in generale per tutte le tipologie contrattuali più diffuse nella stagione estiva.
Questa annata non è iniziata sotto i migliori auspici. Giove Pluvio ci ha messo del suo, a fine maggio sembrava ottobre inoltrato. Risultato: alberghi ancora chiusi o attivi a scartamento ridotto, stabilimenti balneari deserti, lavoro che viene a mancare. “In questo scenario già di per sé preoccupante – sottolinea Botteghi – la mini-Aspi targata Fornero ha ristretto la platea degli aventi diritto all’indennità: fino ad oggi gran parte delle circa 12.000 richieste di disoccupazione stagionale a Rimini, i dati sono quelli dell’Inps, si basavano su un contratto esattamente corrispondente ai 78 giorni lavorativi necessari per maturarla; dopo la riforma saranno necessarie 13 settimane di lavoro, tre mesi pieni, dal 15 giugno al 15 settembre, senza alcuna pausa”.
Dimezza di conseguenza anche il trattamento previdenziale: oggi il periodo di contribuzione figurativa corrisponde esattamente al periodo lavorato (se si lavora per 4 mesi, altri 4 mesi di contributi), domani tale periodo verrà dimezzato (chi lavora 13 settimane avrà 6,5 settimane di mini-Aspi e di contributi figurativi). Sono penalizzati soprattutto i giovani che per i primi due anni di lavoro non avranno diritto alla mini-Aspi, valida solo per chi vanta almeno due anni di anzianità contributiva. “Con le mini-Aspi – tira le somme Botteghi – Fornero ha sparato sulla croce rossa, andando ad incidere là dove la stagionalità e la disoccupazione sono diffuse. Noi della Filcams abbiamo avviato una grande mobilitazione contro la legge Fornero, con tanto di raccolta di firme per chiederne profonde modifiche. E qualche piccola toppa è già stata messa”.
Non solo gli stabilimenti balneari, ma anche i ristoranti, gli alberghi e i parchi di divertimento sono la Rimini che lavora. E non mancano le vertenze. A Fiabilandia, luogo simbolo della città, di fronte ai progetti di “ristrutturazione” della direzione aziendale ci sono stati tre giorni di sciopero, due dei quali in un fine settimana, con l’adesione compatta di tutti i lavoratori.
“L’azienda voleva ridurre il numero delle attrazioni, ridurre il personale, accorciare la stagione portandola sostanzialmente a tre mesi – rammenta Botteghi – poi procedere alla trasformazione di tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato in stagionali, licenziare perciò tutto il personale fisso, avviare una riorganizzazione societaria e ridurre il costo degli addetti per le mansioni oggi annuali”. Nella città di Fellini c’è chi vorrebbe rendere la vita dei lavoratori per niente dolce.