La vita in rosso degli italiani

09/02/2004




LUNEDI 9 FEBBRAIO 2004




        
    La famiglia e la crisi
    La vita in rosso degli italiani
    Aumentano rate, scoperti in banca e debiti non pagati
    di MARCO PATUCCHI

     

    ROMA - Vivere in rosso. Quel segno "meno" nel saldo del conto corrente bancario che diventa quasi una consuetudine, soprattutto nell’ultima parte di ogni mese. Fino a qualche anno fa una sorta di macchia indelebile sul bilancio familiare, uno scricchiolio che scatenava allarme, angosce e incurabili sensi di colpa. Oggi fenomeno diffusissimo nelle classi di reddito medie e basse, sintomo evidente – così come il crollo del risparmio, il boom dello shopping a rate e la frenata dei consumi – di un potere d’acquisto in rapido declino.

    Il ricorso allo scoperto di conto corrente, in pratica un fido che la banca concede al cliente al prezzo di cospicui tassi d’interesse, è diventato una sorta di finanziamento costante che interessa sempre più italiani e che affianca altri "strumenti", non troppo sofisticati, diventati armamentario usuale contro il carovita: dall’utilizzo della carta di credito per spostare avanti nel tempo l’addebito degli acquisti, al massiccio ricorso alla rateizzazione per spese di ogni genere, vacanze e cure sanitarie comprese.
    Tra i pochi dati a disposizione, uno su tutti fotografa questo fenomeno illustrandolo dal versante patologico delle cosiddette "sofferenze", vale a dire i crediti affidati agli uffici legali dalle banche e dagli istituti finanziari, di cui si teme il mancato buon fine.

    Nel caso delle famiglie consumatrici si tratta degli sconfinamenti dello scoperto di conto corrente o dei mancati rimborsi di rate dei prestiti personali o dei mutui immobiliari. Secondo i dati Bankitalia elaborati dalla Cgia di Mestre, dopo una flessione tra il ?98 e il ?99, quando sono passati da 12.975 milioni di euro a 12.551 milioni, la dinamica delle sofferenze ha registrato una costante crescita arrivando ai 16.806 milioni registrati a metà 2003. L’altra faccia, insomma, quella più preoccupante, della vita a rate degli italiani.
    "La propensione all’indebitamento (rapporto tra totale dei prestiti e reddito disponibile, ndr) delle famiglie, che a dicembre 2002 aveva raggiunto il 35% – spiega un rapporto Assofin-Crif-Prometeia – è stimata ancora in aumento. Gli ultimi dati sull’indebitamento relativi al primo semestre 2003 mostrano una crescita del 7,7% a fronte di un aumento del reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici, previsto per l’intero 2003, pari al 4,3%".

    Ed in effetti la domanda di credito al consumo – al netto dunque dei mutui immobiliari – rivolta dalle famiglie alle banche e alle istituzioni finanziarie nel primo semestre del 2003 è cresciuta dell’8,6% (+7,9% nel giugno 2002), mentre dati ancora più recenti della Banca d’Italia riferiti solo agli istituti di credito segnano per settembre scorso addirittura un balzo del 9,6%. Senza contare il "perdurare dei fenomeni di allungamento della scadenza media dei finanziamenti", anche questi indicatori di un clima di sfiducia.

    Famiglie sempre più indebitate, dunque, ma anche con maggiori difficoltà a rispettare le scadenze dei prestiti o i limiti degli scoperti di conto corrente. Un disagio confermato dai dati delle sofferenze bancarie relative ai cosiddetti Piccoli operatori economici, ovvero le aziende individuali o di minime dimensioni (con meno di 10 addetti oppure con un prestito inferiore ai 250 mila euro) censite dal Crif e da Nomisma: un’attività imprenditoriale molto spesso tutt’uno con il bilancio familiare. Ebbene, l’ultimo rapporto curato dai due centri studi segnala "un aumento del tasso di sofferenza a livello nazionale, per area geografica e settore di attività produttiva, espressione di un periodo di difficile congiuntura economica" nonché "un aumento del tasso di insolvenza grave, relativo ai crediti con ritardi compresi tra 90 e 150 giorni (+1,51% a settembre 2003)".