La Vigilanza vota: stop definitivo ai talk show

17/03/2010

ROMA — Per i talk show se ne riparla dopo le elezioni. La Commissione di Vigilanza ha confermato quanto già deciso dal Cda della Rai (la maggioranza è la stessa): il regolamento sulla par condicio non può essere cambiato. E dunque i programmi di approfondimento politico ( Annozero, Porta a Porta e Ballarò) restano fuori dal palinsesto per tutta la campagna elettorale.
Il «rimpallo stucchevole», come l’ha chiamato Sergio Zavoli, si chiude qui. Con una decisione che la maggioranza ritiene inevitabile ma che fa insorgere l’opposizione. E per qualche ora crea anche un caso diplomatico tra i due presidenti, quello della Vigilanza e quello della Rai. «Spero che la commissione batta un colpo», aveva chiesto Paolo Garimberti. «Caro amico, il colpo lo abbiamo già battuto dal primo giorno», gli risponde Zavoli, che spiega: «Abbiamo chiesto all’azienda di salvare gli approfondimenti. Le norme non giustificano l’idea che si possa mettere la mordacchia alle trasmissioni di approfondimento politico » . Chiude la schermaglia il presidente di viale Mazzini: «Ho molto rispetto per Zavoli e per il suo ruolo. Sia io che lui volevamo la stessa cosa: i talk show in onda. Così si rende un pessimo servizio ai telespettatori, quel regolamento è illegittimo».
Nemmeno le considerazioni positive del dg Masi sugli ottimi conti e buoni ascolti placano l’ira del centrosinistra. «La destra ha scritto una pagina nerissima per il servizio pubblico», accusa Fabrizio Morri, capogruppo Pd in Vigilanza. «Lo stop ai talk show è una decisione politica e i cinque consiglieri che l’hanno assunta sono responsabili dei gravi danni economici e di immagine all’azienda», prosegue Paolo Gentiloni (Pd). Per Massimo Donadi dell’Idv «la censura si ritorcerà contro questi ladri di libertà, è un colpo di coda di un regime al capolinea». Roberto Rao dell’Udc rileva che «come previsto, la solita maggioranza si è chiusa a riccio» e teme che la Rai senza talk show sia retrocessa a «un’azienda ancillare rispetto ai concorrenti privati». Il collega Enzo Carra parla di «Cda squillo». I Verdi preparano per giovedì il «No bavaglio Day» contro «la censura che segna la fine della democrazia».
Taglia corto Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza: «I regolamenti si applicano, non si interpretano. Da parte nostra non ci sono novità». Il segretario Psi, Riccardo Nencini dice che «certo è un peccato, ma i socialisti non si strapperanno i capelli per l’assenza di Ballarò e
Annozero» . Il radicale Marco Beltrandi, relatore del discusso regolamento sulla par condicio, sostiene che ne è stata data «una lettura distorta dal Pdl ma anche dal Pd » . Corrado Calabrò, presidente Agcom, chiude il caso: «Il nostro compito è finito». Luca Borgomeo, presidente spettatori cattolici Aiart, reclama indietro Santoro, Vespa e Floris: «Gli utenti chiedono di essere maggiormente informati». Da La7 Gad Lerner vede alzarsi lo share del suo L’Infedele (salita al 4,6) ma ribadisce: «È concorrenza sleale. Resta un’indecenza». L’associazione Altroconsumo annuncia una class action contro viale Mazzini «per mancata fornitura del servizio pubblico».