La via stretta dei «pontieri»

18/04/2002





La via stretta dei «pontieri»
Intanto a Tremonti arriva la richiesta di un tavolo di confronto sul fisco

Lina Palmerini

ROMA – Il giorno dopo lo sciopero generale è solo un’attesa. Non solo per il Governo che ripete lo slogan, per ora vuoto, della ripresa del dialogo aspettando che decanti l’impatto della piazza. Ma anche per il sindacato che, dopo aver chiesto ai lavoratori una giornata di protesta, deve prendere tempo e non sbagliare per non disperdere un potere contrattuale ora rafforzato. I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil ne hanno già parlato in un incontro lunedì scorso (alla vigilia dello sciopero generale) rinviando a un nuovo appuntamento la valutazione sul da farsi anche alla luce delle reazioni del Governo. Dei rischi di un’attesa senza mosse, parlano soprattutto i "trattativisti" delle tre confederazioni. Aspettare che dal Governo arrivino spaccature sembra meno probabile di prima. E ora attendere un’agenda di confronto magari non soddisfacente, senza lo stralcio dell’articolo 18, rischia di bruciare l’effetto del 16 aprile costringendo a un conflitto lungo su cui diventa sempre più facile perdere. L’ambizione, che alcuni sindacalisti nelle tre confederazioni stanno coltivando, è di riuscire unitariamente a fare una proposta al Governo su alcuni temi centrali. Ammortizzatori sociali, formazione, lavori atipici diventerebbero la contro-proposta sindacale alla delega-lavoro del Governo. Una proposta rafforzata dal consenso della piazza che metterebbe questa volta il Governo nelle condizioni di un rifiuto, di un assenso o di una mediazione. Si tornerebbe a uno schema sindacale classico, con una piattaforma e con un sindacato che non gioca solo di rimessa. In modo, tra l’altro, da capitalizzare un altro effetto dello sciopero: l’unità ritrovata di Cgil, Cisl e Uil. Questo rimetterebbe le tre confederazioni in una prospettiva unitaria che si era completamente dimenticata negli ultimi mesi. Le distinzioni emerse sul Libro bianco, bocciato dalla confederazione di Sergio Cofferati, la rottura al congresso Cgil con la proclamazione della manifestazione e dello sciopero separato (poi recuperato), hanno segnato quest’ultimo periodo. Ancora prima l’accordo separato dei meccanici e quello sui contratti a tempo determinato, avevano già fatto emergere tutte le controindicazioni e i rischi di fare percorsi separati. E questa è un’altra valutazione che nel sindacato si sta facendo con cura, perché in ogni percorso separato poi alla fine qualcuno è dovuto rientrare e accettare le decisioni dell’altro. Per il Governo ora è difficile riprodurre spaccature. A meno che davvero non riesca a farle emergere sulla sostanza, su un’agenda ricca e su disponibilità finanziarie concrete. Cisl e Uil si sono già scottate su tavoli poi arenati, quindi, chiederanno il massimo delle garanzie. Intanto però il sindacato ha già chiesto a Giulio Tremonti di aprire un tavolo di trattativa sulla riforma fiscale, un tema messo piuttosto in ombra dall’articolo 18 ma che i sindacati giudicano determinante per la politica dei redditi.

Giovedí 18 Aprile 2002