La via della crescita corre sull’Adriatico

10/05/2002

Venerdì 10 Maggio 2002  ore 10:59




    La via della crescita corre sull’Adriatico
    di Gianfranco Viesti

    Con i primi dati provvisori del Censimento abbiamo finalmente una sintesi delle trasformazioni dell’Italia nello scorso decennio, uno dei più complessi nella storia economica del nostro paese. Nell’insieme l’occupazione italiana cresce, ma con andamenti diversi nel tempo: disegnando fra il 1991 e il 2001 una U (forte calo e forte ripresa) e non seguendo una linea retta. L’occupazione cresce moltissimo nel terziario privato non commerciale, mentre cade nell’industria; cresce molto nei comuni piccoli e cade nelle grandi città; cresce molto nel Nord-Est (in Trentino, Veneto ed Emilia) e vivacemente al Centro (Marche) e nel Sud adriatico (Puglia e Basilicata), molto meno nel Nord-Ovest (specie in Lombardia e Liguria) e nelle Isole (Sicilia). All’interno della flessione nel l’industria vi sono dinamiche diverse: il crollo in alcune regioni, caratterizzate da grandi imprese in ristrutturazione (Piemonte, Liguria, Campania, Sicilia, ma anche Lombardia); la buona tenuta del Nord-Est, che si accompagna a una crescita delle dimensioni medie delle unità locali (consolidamento), e di alcune regioni del Sud, qui invece con una forte caduta delle dimensioni medie (nuova microimprenditorialità). Ad esempio l’occupazione industriale cade del 32% nelle città con più di 50mila abitanti del Nord-Ovest, mentre cresce del 5% nei comuni fra mille e 10mila abitanti del Nord-Est.

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    Nel terziario privato non commerciale l’incremento più forte è nel Centro-Sud, con le eccezioni di Lazio e Sicilia, e nelle grandi città; e sono ancora Centro e Sud (ma ancora con la grande eccezione siciliana) le ripartizioni in cui l’occupazione nelle istituzioni cresce meno. Complessivamente pare confermarsi una geografia economica più mossa e complessa di quella solitamente rappresentata. Alle storiche differenze fra Nord e Sud, che non scompaiono, si sommano altre disparità. È lo stesso Istat a segnalarci come negli anni 90 le economie adriatiche (a tutte le latitudini) siano cresciute molto più di quelle tirreniche, con il consolidarsi di interessanti differenze Est-Ovest (che già apparivano chiare dai dati sulle forze di lavoro). Ancora, l’Istat ci conferma come lo sviluppo sia cumulativo: l’occupazione nei "distretti" cresce assai più che nel resto del Paese. Alcuni grandi fatti paiono evidenti. Da un lato, la difficoltà delle aree di più vecchia industrializzazione, comparate al perdurante sviluppo di quella parte del Paese, il Nord-Est-Centro, la cui diversità già da tempo studiosi come il compianto Fuà, Bagnasco e Trigilia avevano portato alla nostra attenzione. Dall’altro le disomogeneità interne alla grande area meridionale: dopo il grande shock del ’92-95, che ha portato via un sesto dell’occupazione preesistente, vi è stata complessivamente una ripresa, non piccola e in parte inattesa. Ma questa ripresa è stata assai differenziata, per aree e per settori, attraverso il consolidamento di distretti nascenti e l’emergere di imprese nuove. Vi è dunque la compresenza di segnali di difficoltà e di crescita, nel Sud come nell’intero paese. Queste varietà richiedono una differenziazione territoriale maggiore delle politiche di sviluppo.
 
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