La verifica? Con la manovra del 2003

13/09/2002



        13 settembre 2002


        ALLARME SUI CONTI


        La verifica? Con la manovra del 2003

        Le parti sociali – Già la prossima settimana la sessione di bilancio – Pezzotta: «Si deve aprire un tavolo sul Mezzogiorno, non basta un comunicato»

        Lina Palmerini


        ROMA – Forse già la prossima settimana si arriverà a un chiarimento tra Governo e parti sociali. L’Esecutivo sembra infatti intenzionato a convocare al più presto sindacati e imprese in vista della presentazione della legge Finanziaria per evitare nuove critiche su procedure, troppo sbrigative, di dialogo sociale. Sarà questa la prima sede anche per discutere di Mezzogiorno, dopo le lettere inviate al premier dai firmatari del Patto per l’Italia oltre che avere risposte sui conti pubblici, sul credito d’imposta e sulla riforma fiscale. Tutti punti su cui si sono sommate le critiche delle parti sociali e che hanno gelato quella che doveva essere una luna di miele con il Governo, dopo la firma del Patto per l’Italia del 5 luglio. Si avvicina, così, il momento per il faccia a faccia vero, fatto di cifre, stanziamenti, scadenze temporali. «Quella sarà solo la prima sede di verifica che non esclude il confronto sul Mezzogiorno. Quel tavolo noi lo vogliamo perché riteniamo necessario governare quanto concordato nel Patto per l’Italia». Savino Pezzotta, leader della Cisl, non ha ancora avuto segnali dall’Esecutivo e non ritiene affatto esaustivo delle sue richieste l’annuncio del ministero dell’Economia. «Un comunicato stampa che promette lo sblocco del credito d’imposta non mi basta». Lo schieramento critico di tutti i firmatari del Patto per l’Italia apre ora un varco importante per l’opposizione, dopo le difficoltà scontate a luglio, all’indomani della sigla separata dell’accordo. E proprio in vista della discussione in Parlamento (il 19) della mozione su conti pubblici e situazione economica del Paese che l’Ulivo riapre i contatti con le forze sociali. Un modo per mettere a fuoco i punti di dissenso e tenere alta la polemica sulla politica economica del Governo. Dopo la Uil, ieri è stato il turno della Cisl mentre lunedì sarà la volta di Sergio Cofferati e Antonio D’Amato. Mezzogiorno, incertezze sui conti pubblici, inflazione programmata troppo bassa, sono stati i passaggi critici condivisi tra l’Ulivo e Savino Pezzotta così come è stata condivisa la richiesta di avviare la riduzione della pressione fiscale a partire dai redditi più bassi. Si riapre quindi il canale di comunicazione con la Cisl, dopo le difficoltà nate a luglio dalla firma del Patto con il Governo e dal «no» della Cgil. «Ma voi – ha detto Pezzotta nel corso dell’incontro rivolgendosi capigruppo dell’Ulivo – dovete mettere in conto un dialogo con "i sindacati" e non con il sindacato. Dovete capire che rappresentiamo tre culture sindacali diverse: la Cisl è per l’autonomia, la partecipazione mentre la Cgil è più sensibile alle istanze politiche. Ma il pluralismo sindacale è una ricchezza: sono tre occhi invece di uno». Un suggerimento necessario visto che ottobre riproporrà all’Ulivo le spaccature sindacali con lo sciopero generale separato della Cgil (la data verrà fissata la prossima settimana). Durante le due ore di colloquio Savino Pezzotta ha difeso gli strumenti messi in campo con il Patto «gli unici in funzione anti-ciclica» su cui però ha incassato solo silenzi. «Abbiamo condiviso – ha commentato Luciano Violante, capogruppo Ds alla Camera – la necessità di una riduzione fiscale nel 2003, l’importanza di una inversione di tendenza e la capacità di competere sul mercato europeo internazionale e abbiamo convenuto sull’esigenza di mettere al centro lo sviluppo del Mezzogiorno». Ed anche sull’inflazione programmata, su cui ieri c’è stato l’altolà di Confindustria, c’è stata sintonia tra sindacati e Ulivo. Il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, ha sottolineato la comune preoccupazione per «la tutela dei redditi più bassi. Sul tasso di inflazione programmata, poi, Berlusconi deve mantenere l’impegno assunto a Rimini sulla necessità di alzare il tasso dell’1,4%». Ma è soprattutto sui conti pubblici che si è trovato un terreno comune di pressione sul Governo. «Con la Cisl – ha commentato Letta – abbiamo condiviso anche un’altra preoccupazione, quella relativa al debito pubblico. Se il Governo non adotta politiche che consentano la sua diminuzione, si creerebbe un vulnus e si rimetterebbe in discussione la politica di riduzione fatta in questi anni, che ha consentito di avviare il risanamento economico». Intanto al Senato, la prossima settimana, andrà avanti un altro pezzo del Patto per l’Italia: la riforma del mercato del lavoro. Solo dopo il via libera a questo provvedimento, il Governo ha intenzione di presentare l’emendamento che recepisce l’accordo sulla modifica dell’articolo 18.