La vendita di Postalmarket «costa» 400 posti di lavoro

23/05/2003
      1- La vendita di Postalmarket «costa» 400 posti di lavoro (Corriere della Sera)
          2- Postalmarket, il giorno più nero (Il Cittadino)
          3- Postal Market chiede aiuto (L’Unità)
          MILANO
          venerdì 23 maggio 2003

              La Bernardi di Udine ribadisce l’intenzione di rilevare l’azienda ma con una forte riduzione di personale
          La vendita di Postalmarket «costa» 400 posti di lavoro

          PESCHIERA BORROMEO – «Da giorni chiedevamo di essere messi al corrente della situazione, adesso i nostri peggiori timori hanno trovato conferma»: è una doccia fredda solo in parte inattesa quella piovuta ieri sui lavoratori Postalmarket, l’azienda di vendita per corrispondenza da mesi sull’orlo del fallimento e per la quale l’unica speranza di salvezza è rappresentata dall’offerta di acquisto avanzata dalla Bernardi spa di Udine. Offerta di acquisto che però, come è stato ufficializzato ieri, riguarderebbe solo 150 dei 573 dipendenti. La notizia, che circolava ormai da giorni alimentando preoccupazioni, ma era stata anche più volte oggetto di tiepide smentite, è emersa nel tardo pomeriggio nel corso di un incontro convocato in Prefettura a Milano tra sindacati, commissari straordinari (i tre avvocati nominati dal Ministero alle attività produttive che da due anni gestiscono Postalmarket dopo la dichiarazione di insolvenza del precedente proprietario, l’ex senatore Eugenio Filograna) e i rappresentanti della Bernardi. L’incontro di ieri avrebbe dovuto fare il punto sullo stato di avanzamento della procedura di vendita avviata il 26 febbraio scorso con la pubblicazione del bando di asta pubblica.
          Al bando aveva risposto solo l’azienda di Udine, offrendo una ventina di milioni di euro per rilevare marchio e sito produttivo. «Da giorni – spiegano Antonio Amoruso e Stefano Franzoni, rappresentanti sindacali – sollecitavamo spiegazioni. Nonostante la legge sia molto chiara e preveda il coinvolgimento di tutte le parti in causa, i rappresentanti sindacali non sono stati tenuti informati di ciò che stava succedendo. Adesso abbiamo la spiegazione». I lavoratori, che già ieri hanno dato vita ad un presidio davanti alla sede della Prefettura di Milano in concomitanza con l’incontro, sono sul piede di guerra.
          «Non sappiamo quali iniziative intraprenderemo – proseguono i sindacalisti – e abbiamo comunque rimarcato la nostra disponibilità ad aprire una trattativa a tutto campo. Con un’unica condizione irrinunciabile: sul tavolo si dovranno mettere tutti e 573 i lavoratori». Perché, spiega Stefano Franzoni, della Uil, «non possiamo accettare che Bernardi rilevi meno di un terzo di dipendenti. Per gli altri significherebbe l’abbandono». Ma non è solo la prospettiva di pesanti esuberi a gettare ombre su presente e futuro di Postalmarket. «Stiamo vivendo da settimane una situazione paradossale – dice Antonio Amoruso, delle Rsu – nella quale siamo stati ormai abbandonati da tutti. E ne è testimonianza il mancato arrivo, a tutt’oggi, degli assegni per la cassa integrazione del mese di aprile. Cinquecento famiglie non hanno ancora ricevuto un soldo, e nessuno è in grado di spiegarci cosa sia successo».
          Già nei mesi scorsi, spiegano i sindacalisti, gli assegni erogati dall’Inps avevano subito pesanti ritardi, «ma mai come questa volta», dice ancora Amoruso. Che conclude: «Se aggiungiamo a questo la notizia del previsto taglio di personale per oltre i due terzi, è chiaro che non possiamo non chiederci quale sia il reale futuro di questa azienda». Oggi i lavoratori dovrebbero indire una nuova assemblea per valutare quanto emerso dall’incontro di ieri e promuovere iniziative di protesta. «Ma dopo le lotte degli anni passati – dicono alcuni dei dipendenti – qui rischia di prevalere lo sconforto. C’è stanchezza, speriamo non subentri la rassegnazione».
      Barbara Sanaldi


      Cronaca di Milano

                    LE ASTE A vuoto
                    Il primo bando per la vendita della Postalmarket è dell’ottobre 2002: 42 milioni di euro il prezzo fissato. Nessuno si presenta. Stessa sorte per il secondo bando, pubblicato in gennaio con un prezzo ribassato (35 milioni). L’ultima speranza è affidata all’asta «a offerta libera» del 26 febbraio
                    L’OFFERTA
                    Da Udine
                    La Bernardi spa di Udine annuncia di volere rilevare la Postalmarket mantenendo però solo 150 dei 573 dipendenti





                  Milano, 23 maggio 2003

                        Peschiera   Ieri in prefettura il via libera alla vendita ma dei 570 cassintegrati ne resteranno 150
                        Postalmarket, il giorno più nero

                        Il gruppo Bernardi conferma i tagli: a casa in 400


                        Peschiera  Tagli confermati per Postalmarket. Ieri pomeriggio, nell’incontro in prefettura a Milano, il gruppo friuliano Bernardi guidato da Riccardo Di Tommaso, ha annunciato ai sindacati il via libero del ministero delle Attività produttive alla cessione dell’azienda per una cifra di circa 30 milioni di euro. Ma è stato ufficializzato anche il temuto piano di tagli al personale: dei 570 operai attualmente in cassa integrazione, ne resteranno al massimo 150. Cifre già annunciate dal gruppo Bernardi all’inizio del mese, salvo poi fare una rapida smentita per calmare le acque dopo la levata di scudi dei sindacati. Solo che ieri Di Tommaso è dovuto venire allo scoperto e ha spiegato quali sono le sue intenzioni: integrare l’azienda nel gruppo, con sinergie con i suoi 150 punti negozi, potenziando la vendita via Internet, il tutto con un consistente taglio al personale.
                        «Noi vogliano superare questo tipo di logica» commentavano ieri i sindacati, mentre era ancora in corso il confronto in prefettura e si annunciava una trattativa a oltranza sul futuro di Postalmarket. Anche se poi gli spazi di manovra sono esigui, perchè l’azienda è in agonia da anni, per due volte il bando di vendita è andato deserto e stanno scadendo anche i termini della cassa integrazione.
                        «Con mobilità e mobilità lunga saremmo tutti a posto», dicono alcuni dei lavoratori che ieri hanno presidiato corso Monforte. Tra i 570 dipendenti sono circa un centinaio le coppie che lavorano nella stessa azienda e le famiglie monoreddito: «È una situazione insostenibile – dice un operaio – e in più l’Inps sta pagando in ritardo». Al momento i dipendenti percepiscono un assegno mensile che va dai 600 agli 800 euro. Il 90 per cento di loro è costituito da donne, l’età media oscilla fra i 40 e i 50 anni, molti sono vicini alla pensione e il profilo professionale è medio basso. Quanto alla proposta di ricollocazione che regione e provincia nei mesi scorsi avevano ipotizzato, non sembra esserci molto entusiasmo fra i dipendenti.
                        «In ogni caso – commentava ieri Stefano Franzoni, segretario generale della Uil commercio Lombardia – l’amministrazione straordinaria dovrà garantire che l’eventuale vendita non cambi il sito produttivo e che sia salvaguardata l’occupazione». Ma dopo l’incontro in prefettura, lo stesso Franzoni ha aggiunto: «I tre commissari hanno espresso parere positivo sulla possibile acquisizione da parte della Bernardi, in quanto a risorse e destinazione produttiva, mentre i sindacatihanno espreso parere negativo sulla situazione occupazionale. Di Tommaso si è detto disponibile a un nuovo confronto con i sindacati per concordare percorsi e soluzioni alternative».

                        Fabio Bonaccorso
            venerdì 23 maggio 2003

            Postal Market chiede aiuto

            Erano in duecento.Duecento lavoratori e lavoratrici
            di Postal Market che hanno presidiato corso
            Monforte, di fronte alla Prefettura di Milano, con
            striscioni e bandiere.
            Rappresentano i 570 dipendenti dell’azienda di
            Peschiera Borromeo, alle porte di Milano, in cassa
            integrazione a zero ore dal novembre del 2001 e che
            lo saranno fino al 23 luglio. Al prefetto di Milano
            chiedono di vederci chiaro: l’azienda è in
            amministrazione straordinaria dal 2001 e reduce da
            tre bandi di vendita, l’ultimo scaduto a metà aprile.
            Stefano Franzoni, segretario generale Uil Commercio
            della Lombardia, ha detto: «Non eiste una
            comunicazione ufficiale, che per legge ci è dovuta. I
            commissari straordinari ci hanno tenuto nascosto
            l’acquirente. In realtà sappiamo che è arrivata
            un’offerta da un gruppo friulano che fa capo alla
            società Bernardi di Udine guidata dal signor Di
            Tommaso e che avrebbe un centinaio di negozi di
            abbigliamento in tutta Italia. Ma lo abbiamo saputo
            dal quotidiano locale. Andremo in Prefettura per
            verificare proprio la legittimità di questa situazione».
            «In ogni caso – ha continuato Stefano Franzoni,
            segretario generale Uil Commercio della Lombardia -l’amministrazione straordinaria dovrà garantire
            nell’eventuale vendita che non cambi il sito
            produttivo e che sia salvaguardata l’occupazione».
            Francesco Mengozzi