La valanga dei sì: più dell’80%

12/10/2007
    venerdì 12 ottobre 2007

    Pagina 3 – Economia

    La valanga dei sì: più dell’80%

      Mai una partecipazione così ampia: oltre cinque milioni i votanti. Oggi i numeri definitivi

        di Giampiero Rossi/ Roma

        OLTRE Soltanto oggi i risultati del referendum tra i lavoratori italiani sul protocollo welfare saranno ufficiali e definitivi. Ma già ieri sera la vittoria del sì ha assunto proporzioni che hanno superato le più rosee aspettative dei sindacati che hanno promosso la consultazione. A scrutinio ancora non completo, ma ormai prossimo alla conclusione, Cgil, Cisl e Uil hanno visto profilarsi l’approvazione dell’accordo di luglio da più dell’80% dei lavoratori e dei pensionati che hanno scelto di dire la loro. E – altro dato accolto con grande soddisfazione – a recarsi ai seggi allestiti nei luoghi di lavoro e nelle sedi sindacali sono stati complessivamente più di 5 milioni di persone, tra i quali un milione di pensionati. Una partecipazione al voto che, come dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, non è mai stata così alta a un referendum sindacale», cioè persino superiore a quella di undici anni fa quando si trattò di valutare la riforma previdenziale che porta il nome di Lamberto Dini. E il sì vince in tutti i settori produttivi, metalmeccanici a parte.

        Anche se non si sono del tutto sopite le voci polemiche sui numeri e sulle modalità di svolgimento della consultazione, il risultato appariva del tutto acquisito e riconosciuto da tutto il movimento sindacale. Chi con soddisfazione, chi con la sua serie (intatta) di obiezioni e critiche. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, coglie l’occasione per rivendicare l’autonomia del sindacato e dei lavoratori dalla politica: «Il governo, l’opposizione e i partiti stiano lontano dalle vicende sindacali. Ieri ho visto molti padri di questo successo – ha aggiunto – ma l’altro ieri di fronte ad alcuni provocatori questi padri sono stati assenti. La vittoria del sì al referendum è la vittoria dei lavoratori e di nessun altro». E se la prende anche con i media che hanno voluto creare ad arte situazioni torbide: «Qual è il senso di questo gioco mediatico al massacro – si chiede Bonanni – che costruiscono gli stessi giornalisti? Qual è la ragione di questo gioco irresponsabile che non rispetta i cittadini e i lavoratori? La mia è una critica dura a tutti coloro che non fanno bene il proprio mestiere e non rispettano le persone». Anche il segretario generale della Uil lascia trasparire la sua soddisfazione per la netta approvazione di un protocollo che «Porta miglioramenti», ma non trascura il rovescio della medaglia: «Bisogna interpretare sul serio il malessere diffuso. I lavoratori italiani hanno i salari più bassi di tutta Europa è arrivata l’ora di affrontare questo problema. In due modi: rinnovando i contratti e riducendo le tasse sul lavoro dipendente».

        Sulla sponda del no, invece, è ancora il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi a mettere in discussione il significato del voto perché – spiega – in base ai suoi calcoli sarebbe molto più forte l’incidenza del voto dei pensionati (che quantifica in 2 milioni) e, quindi, il no dei metalmeccanici peserebbe molto di più di quanto dicano i numeri attuali tra i cosiddetti lavoratori attivi.

        Per il sindacato, probabilmente, l’analisi del voto non si esaurirà molto presto, poiché offre materiale per molte considerazioni. A spoglio ancora in corso, intanto, emergono con evidenza alcuni elementi significativi a livello territoriale. Per esempio il dato relativo alla Lombardia, dove hanno votato 900.197 persone (77% di sì), cioè il 10% dell’intera popolazione regionale (bambini compresi) e quasi il 10% del totale dei votanti a livello nazionale. E si tratta del nord politicamente riottoso, ma dove anche molte aziende metalmeccaniche hanno detto sì. E a porre le schede nelle urne lombarde sono stati anche i tanti lavoratori di settori “nuovi” o traumaticamente rinnovati, dai call center al terziario più o meno avanzato. Interessante anche il dato della Sicilia, che totalizza oltre 650.000 votanti con il 92% di sì. E dietro questa partecipazione, da nord a sud, secondo i sindacati si celerebbe una domanda latente di contrattazione. Cioè la vera scommessa sul futuro dei sindacati.