La Uil rilancia su Termini: un’intesa come a Pomigliano

02/09/2010

ROMA — La Uilm gioca l’ultima carta per salvare il sito Fiat di Termini Imerese: firmare un accordo come quello di Pomigliano pur di non chiudere la fabbrica. Una proposta, probabilmente fuori tempo massimo, nata ieri a Palermo dalla considerazione che la short list delle aziende che si sono proposte a Invitalia per convertire l’impianto «è un flop».
Ma intanto la Fiom affila le armi in attesa della riunione di Federmeccanica di mercoledì prossimo in cui l’associazione, insieme con Fim e Uilm, dichiaratesi disponibili, potrebbe individuare delle deroghe al contratto nazionale del 2009 e forse anche disdettare quello del 2008, l’ultimo firmato pure dalla Fiom e sottoposto a referendum. E proprio questo contratto viene difeso dal segretario della Fiom, Maurizio Landini che lo considera l’unico valido: «Non è possibile la disdetta del contratto 2009» precisa, ricordando di aver inviato 250 mila lettere alle imprese per chiederne l’applicazione. Non solo. La Fiom intende avvalersi della possibilità di presentare una nuova piattaforma per il rinnovo del contratto, tre mesi prima della scadenza: la fine del 2011. In questo modo scatterebbe l’ultrattività di quelle regole.

Quanto all’ipotesi di derogabilità al contratto nazionale, il segretario la definisce «una cosa di una gravità assoluta, un imbarbarimento sociale del Paese», che ricadrebbe su tutti i lavoratori. In questo caso la Fiom mobiliterebbe tutte le fabbriche, come già sta facendo in preparazione della manifestazione del 16 ottobre. Landini ha annunciato querela contro il ministro Gelmini, che su Melfi aveva difeso la Fiat e «offeso i lavoratori». E a Fim e Uilm il segretario ha chiesto di sottoporsi a referendum prima di mettere mano al contratto nazionale. «La Fiom abbandoni l’isolamento e aderisca all’accordo di Pomigliano» è la replica di Giuseppe Farina, segretario di Fim-Cisl.