La Uil non tratta ma attacca Cofferati

05/03/2002





Angeletti: «Un errore lo sciopero separato» – Serve un nuovo patto per il lavoro e lo sviluppo al Sud
La Uil non tratta ma attacca Cofferati
(DAL NOSTRO INVIATO)

TORINO – «A quel tavolo di trattativa non si parlerà mai di articolo 18». È questa la frase centrale della relazione di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil. Non solo perché la platea dei delegati, riuniti a Torino per il congresso, la sottolinea con uno degli applausi più lunghi, ma anche perché diventerà la ragione, l’appiglio, del ripensamento del ministro Roberto Maroni sull’articolo 18 (vedi articolo accanto). Angeletti chiude così la porta a ogni possibile trattativa sui licenziamenti, senza concedere alcun margine al Governo. «Se l’Esecutivo dovesse ripresentare quelle modifiche, lo sciopero generale sarà la risposta inevitabile e se insisteranno arriveremo a proporre un referendum abrogativo». Un percorso chiaro che sbarra la strada al negoziato ma solo sulle modifiche all’articolo 18: sul resto della delega-lavoro, invece, si tratta. Su ammortizzatori, collocamento, formazione la Uil non ha intenzione di tirarsi indietro anzi rivendica, in quel tavolo, la sua tradizione «riformista e laica». Ma è soprattutto sulla differenza con la Cgil, a cui Angeletti addebita le attuali divisioni, che la platea risponde con lunghi applausi. «Cari compagni della Cgil, la decisione di fissare da soli la data dello sciopero è stato un errore, ha diviso il sindacato. Forse avete bisogno di recuperare un’identità nelle piazze ma non vorremmo ripercorreste la strada della Fiom che ha finito per scioperare contro la Fim e la Uilm». E qui anche Savino Pezzotta applaude. Non basta. Angeletti prima di richiamare all’unità di «un obiettivo comune da raggiungere», attacca ancora la Cgil e questa volta rimarcando le differenze di fondo. «Lo scontro tra le organizzazioni è solo un danno, non ripercorrete vecchie illusioni: il massimalismo ha sempre prodotto brucianti sconfitte per i lavoratori». E non rinuncia a toni più ironici: «In questi giorni siamo stati oggetto di tanti vostri consigli. Ci permettiamo ora di darne uno a voi: non fate troppi danni». Sergio Cofferati, seduto nel palco, accenna a un sorriso mentre Pezzotta continua ad applaudire. Ma quello che divide e mette in crisi l’unità è il rapporto tra sindacato e Governo. Un Governo contro cui «si vince con il consenso, non con una spallata» e che «non cade nelle piazze ma viene eletto nelle urne e nelle urne viene cambiato». Ed è proprio su questa strategia e quindi sul «controverso rapporto tra sociale e politica» che si intreccia la «crisi del modello unitario». È qui che per la prima volta Angeletti chiama in causa i suoi "colleghi": «Caro Savino, caro Sergio – dice – su questa battaglia con il Governo si gioca la rinnovata credibilità del sindacato. Dobbiamo fare di tutto per non disattendere questa aspettativa». In una prospettiva che per Angeletti è «quella riformista e laica della tradizione Uil». L’obiettivo dell’unità, dunque, resta. E resta non solo nell’enfasi del discorso ma sulle proposte concrete. Alla Cgil, Angeletti "offre" un’apertura sulla rappresentatività sindacale, mentre per la Cisl c’è la disponibilità verso una nuova contrattazione (spinta anche dalla moneta unica) e verso forme di partecipazione dei lavoratori all’impresa. «La Uil ritiene necessario rinegoziare il modello contrattuale, che riconfermando il ruolo del contratto nazionale, valorizzi la contrattazione di secondo livello per consentire un’effettiva ripartizione della produttività. Altrimenti sarà molto difficile spiegare perché un lavoratore tedesco guadagna il 50% in più di un italiano». In questo quadro, la concertazione resta un metodo e un valore da difendere. «Crediamo che il Governo abbia commesso un grave errore nel cancellare la prospettiva della concertazione solo per porre fine a un presunto diritto di veto del sindacato che non è mai esistito ma che in passato qualcuno ha deciso di subire». Non solo mercato del lavoro. Angeletti boccia anche la delega fiscale e il punto della delega previdenziale che prevede la decontribuzione per i neo-assunti «una scelta sbagliata fatta solo per non scontentare la Confindustria». Ma il nuovo obiettivo della Uil di Angeletti è la costruzione «di un patto per il lavoro» che metta al centro il governo delle flessibilità, riforma degli ammortizzatori, la formazione dei lavoratori, la previsione di tutele per gli atipici che hanno bisogno di rappresentanza. «È questo il nostro nuovo lavoro», dice Angeletti ai suoi delegati.
Li.P.

Martedí 05 Marzo 2002