La Uil: lo sciopero generale sia unitario

07/03/2002





Angeletti chiude il congresso con un invito a Cgil e Cisl: criminale non stare insieme – E all’Esecutivo: troppi due mesi per decidere
La Uil: lo sciopero generale sia unitario
Pezzotta: se ne parla solo dopo un chiarimento sui licenziamenti
(DAL NOSTRO INVIATO)

TORINO – «Facciamo lo sciopero generale insieme, perché solo insieme si può vincere». Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, chiude il suo congresso (dove è stato rieletto all’unanimità, con tutta la segreteria) con una proposta unitaria concreta: decidere con Cgil e Cisl una data per fare uno sciopero generale se il Governo manterrà le modifiche sull’articolo 18. «Dobbiamo concludere insieme anche quest’ultimo pezzo di strada. I nostri obiettivi – ha detto Angeletti nella sua relazione conclusiva – sono comuni e non sono cambiati, possiamo vincere e sarebbe criminale evitare quest’unità perché il rischio di perdere sarebbe elevato e i lavoratori non ce lo perdonerebbero». Ma alla data fissata unilateralmente dalla Cgil, il 5 aprile, Angeletti ha detto chiaramente no: «È troppo presto rispetto alla moratoria fissata dal Governo». Sarà molto probabilmente il 12 o il 19 aprile la proposta che la Uil avanzerà a Cgil e Cisl nei prossimi giorni, «per poi decidere insieme». Una proposta che verrà presa dal comitato centrale della confederazione (si riunirà il 14 o il 15 marzo) e subito dopo Angeletti scriverà una lettera a Savino Pezzotta e a Sergio Cofferati per chiedere un incontro. Ma il numero uno della Uil ha tenuto a sottolineare che bisogna rispettare i due mesi di tempo accordati dal Governo alle parti prima di scendere in piazza, «perché le iniziative vanno correlate alla trattativa». Naturalmente, il destino dello sciopero è legato alla decisione dell’Esecutivo di abbandonare o no le modifiche all’articolo 18. Ma il pressing sul Governo, a questo punto, è davvero forte: perché non si tratta più della manifestazione e dello sciopero isolato della Cgil, che possono anche essere attribuiti a ragioni politiche. Con il congresso Uil è ufficialmente entrata in campo la risposta sindacale "estrema" su un tema-chiave per il sindacato, la difesa di un diritto. Ma Savino Pezzotta, prima di dare risposte ad Angeletti, preferisce aspettare le decisioni del Governo e la manifestazione Cgil del 23 marzo. «La Cisl – ha detto Pezzotta dopo la riunione della sua segreteria – riconferma la volontà di andare fino in fondo alla trattativa con Governo e Confindustria sui temi del mercato del lavoro, del fisco, del Mezzogiorno e degli ammortizzatori sociali. Non abbiamo alcuna contrarietà a fare un incontro unitario con le altre confederazioni – ha aggiunto – ma riteniamo che questo incontro non possa avvenire prima della manifestazione già convocata unilateralmente dalla Cgil per il prossimo 23 marzo». Uno strappo che Pezzotta torna a sottolineare ma soprattutto il suo sguardo è a cosa farà il Governo: «Siamo pronti ad assumere una decisione nel merito, ma solo dopo che l’Esecutivo avrà chiarito fino in fondo cosa intende fare riguardo alle modifiche dell’articolo 18 e sulla base dell’andamento della trattativa in corso». Non si tirerà indietro la Cgil. Se dalla Uil partirà una richiesta di incontro, Sergio Cofferati andrà all’appuntamento. E, del resto, lo stesso segretario della Cgil, proprio dal palco del congresso Uil aveva espresso la sua disponibilità: «Siamo pronti, se ci saranno novità, a discuterne insieme». Intanto la Cgil va avanti con la sua manifestazione del 23 marzo, ormai già lanciata verso le piazze di Roma. Cofferati è stato comunque bersaglio di un affondo di Angeletti: «La proposta che faremo a Cisl e Cgil di fissare una data per lo sciopero, non darà più alibi a nessuno. E non si potrà più sostenere, come hanno detto i compagni della Cgil, che sono costretti ad andare da soli perché c’è l’indisponibilità di altri. Questa indisponibilità non c’è mai stata». Si smontano, così, le ragioni sindacali di una protesta separata. «Tutti sanno – ha detto Angeletti – che lo sciopero generale è efficace solo se è unitario e, se sono da soli, devono spiegare che le motivazioni non sono politiche. Possiamo capire che devono recuperare un’idea di se stessi: del resto, la storia ha procurato più danni alla loro identità che alla nostra». Ma le lettere che la Uil scriverà saranno più d’una. Oltre ai colleghi di Cisl e Cgil, Angeletti ha intenzione di mandare al Governo un’ultima sollecitazione a tornare indietro sui licenziamenti. «Gli chiederemo un ultimo gesto, di buttare le modifiche all’articolo 18 nel cestino. Il ministro Maroni ha già fatto una prima riflessione positiva – ha detto Angeletti – ora bisogna che faccia una cosa di buon senso. Ma non perché glielo chiede il sindacato ma perché su queste misure non c’è il consenso dei cittadini». Angeletti preme anche perché la decisione venga presa in fretta. «Perché aspettare i due mesi di moratoria per prendere una decisione ragionevole?». Infine, il numero uno della Uil, parla delle sfide del futuro. Quella di costruire una piattaforma per tutelare chi oggi è fuori dal mercato del lavoro «per dare risposte alle paure dei giovani», ma anche iniziative per il Mezzogiorno «che è la vera risorsa del Paese». Restano sul tappeto, dunque, i problemi concreti mentre sull’articolo 18 la Uil spera in un ripensamento del Governo che potrebbe smontare l’ingranaggio degli scioperi, solitari o unitari.
Lina Palmerini

Giovedí 07 Marzo 2002