La Ue rilancia: subito le riforme

04/06/2002




        Lavoro, previdenza, bilancio pubblico: le raccomandazioni per l’Ecofin all’Italia
        La Ue rilancia: subito le riforme
        (DAL NOSTRO INVIATO)

        BRUXELLES – Puntare con decisione sulla riforma del mercato del lavoro, portare a compimento la revisione del sistema pensionistico, ma continuare anche il risanamento delle finanze pubbliche per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2003. Sono queste le raccomandazioni principali rivolte all’Italia nel testo conclusivo dei Grandi orientamenti di politica economica (Gope), che arriverà martedì sul tavolo dell’Ecofin a Lussemburgo. Poche le variazioni rispetto al testo proposto dalla Commissione europea, già più volte trattato su queste colonne. Appare però più che mai d’attualità il monito sull’occupazione: l’Italia deve puntare ad una «piena attuazione del recente pacchetto di riforme del mercato del lavoro» recita il testo che dovrebbe essere approvato dai ministri dell’Economia e delle Finanze dei 15. L’obiettivo prefissato deve essere l’aumento della flessibilità per facilitare l’accesso al posto di lavoro. Il documento riconosce che negli ultimi anni sono stati introdotti in Italia elementi di novità con un più ampio utilizzo di nuovi flessibili contratti di lavoro, come il part-time e il tempo determinato. Ma molta strada resta da fare. Uno sforzo riformista si rende perciò necessario, per raggiungere il giusto punto d’equilibrio tra flessibilità e sicurezza e dare più opportunità di crescita all’occupazione. Viene invocata una differenziazione territoriale delle retribuzioni. I partner sociali sono infatti incoraggiati a far sì che i meccanismi di fissazione dei salari tengano maggiormente in conto della produttività e delle condizioni dei mercati del lavoro locali, preservando allo stesso tempo la moderazione salariale. E ancora: vanno rafforzati gli incentivi all’occupazione, anche per avvicinarsi agli obiettivi di tasso di attività fissati al summit di Lisbona, e scoraggiati i pensionamenti anticipati. Da intensificare gli sforzi per ridurre la pressione fiscale sul lavoro, in particolare nei casi di salari bassi. Il testo della raccomandazione invita anche a proseguire gli sforzi per un sistema previdenziale sostenibile. L’Italia deve assicurare che «le modifiche del sistema di sicurezza sociale, per le quali il Governo ha richiesto la delega dal Parlamento, affrontino i nodi critici dell’attuale sistema pensionistico». Dal documento finale sono spariti i riferimenti, contenuti nella bozza, ai punti critici specifici messi in evidenza dal rapporto della Commissione Brambilla sull’attuazione della riforma Dini del 1995. Restano però le raccomandazioni ad «attuare le misure che puntano a promuovere schemi di previdenza integrativa privata, chiarendo i possibili costi per il bilancio». Anche sul fronte dei conti pubblici, la raccomandazione batte il consueto tasto dell’ortodossia comunitaria. L’Italia è sollecitata ad «assicurare nel 2002 e nel 2003 il rispetto di uno stabile sentiero di riduzione del deficit in modo da centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2003». Non manca il monito al Governo Berlusconi a muoversi perciò con circospezione sul sentiero delle riforme fiscali. Anche perché il quadro congiunturale appare meno roseo nel 2002 di quanto si prevedesse a Roma. Nel testo finale del documento si ribadisce che la riforma fiscale dell’Italia dovrà essere «coerente» con «il raggiungimento ed il mantenimento di una posizione di bilancio vicina al pareggio o in surplus». Una preoccupazione di Bruxelles è che non venga meno la tensione sul fronte del contenimento del deficit. Uno sforzo che nel caso dell’Italia viene ritenuto particolarmente importante, alla luce del pesante fardello di debito che grava tuttora sul bilancio nazionale. Del resto, alla fine di aprile, quando il commissario Pedro Solbes aveva presentato i Grandi orientamenti di politica economica, aveva invitato il nostro Paese a sforzi aggiuntivi e ad adottare misure supplementari nella finanziaria dell’anno prossimo per non mancare gli obiettivi del programma di stabilità italiano. Ovvero a non mancare le mete di un deficit dello 0,5% nel 2002 e del pareggio nel 2003. Si tratta di obiettivi più ambizioso di quelli di altri Paesi, in fase di slittamento rispetto alle previsioni – come Germania, Francia e Portogallo – che puntano a un equilibrio di bilancio solo nel 2004. Ma ammettere lo slittamento di un anno per l’Italia non è scontato perché tutti sono invitati a fare il massimo sforzo per mantenere le promesse fatte e suggellate dai rispettivi programmi di stabilità. Enrico Brivio

        Domenica 02 Giugno 2002