La Ue non esclude la recessione

07/04/2003



        5 APRILE 2003

         
         
        Pagina 25 – Economia
         
         
        IL DOCUMENTO
        Due scenari per l´economia europea. Crescita all´1,0% nell´ipotesi più ottimistica
        La Ue non esclude la recessione Sos per consumi, viaggi e turismo
                LUIGI MAYER

                ROMA – «Tempi difficili per i previsori economici»: già dal titolo, che campeggia su uno dei capitoli più delicati del rapporto di primavera della Commissione Ue, traspare tutta la frustrazione ed il senso d´impotenza degli esperti di Bruxelles.
                In un quadro globale dominato da molteplici fattori d´incertezza legati fra loro – la durata della guerra in Iraq, i prezzi del petrolio, la fiducia dei consumatori e delle imprese, l´impatto della prolungata caduta delle Borse sui bilanci di famiglie ed aziende – esercitarsi in previsioni e stime sul Pil ed i deficit di bilancio è quasi come giocare al lotto. Ma gli economisti di Pedro Solbes non rinunciano a provarci e disegnano due scenari: nel primo, che ritengono probabile all´85% e basato sull´ipotesi di un conflitto breve, Eurolandia riesce a schivare di poco la recessione; ma nel secondo, che si fonda invece su una guerra più lunga e quotazioni del greggio oltre i 45 dollari al barile per diversi mesi del 2003, la zona euro piomba in una «contrazione della crescita di oltre tre quarti di punto per due trimestri successivi».
                Lo scenario 1, certo non brillante ma non ancora drammatico, è quello di cui Solbes ha riferito ieri sera alcune cifre ai ministri delle finanze riuniti in Grecia. La crescita di Eurolandia e dell´Ue si fermerà quest´anno rispettivamente all´1,0% ed all´1,3% (contro l´1,8% ed il 2,0% stimati nel novembre scorso) per accelerare al 2,3% e 2,4% nel 2004. Nel 2003, la Germania si confermerà ancora la grande malata dell´economia europea (+0,4% dopo lo 0,2% del 2002), ma il contagio sarà ampiamente diffuso: Olanda e Portogallo viaggeranno sugli stessi livelli (+0,5%), Italia e Francia si attesteranno intorno all´1,0%. Fra i grandi paesi solo Spagna e Regno Unito, in Europa, metteranno a segno una performance decente (2,0 e 2,2%). La debolezza congiunturale si rifletterà sui conti pubblici: il deficit della zona euro salirà in media dal 2,2% del Pil nel 2002 al 2,5% nel 2003 per ridiscendere al 2,4% nel 2004. Tre paesi – Germania (3,4%), Francia (3,7%) e Portogallo (3,4%) – resteranno quest´anno al di sopra del tetto di Maastricht. Per l´Italia, il rischio è concentrato sul 2004.

                Le tensioni sui prezzi petroliferi rallenteranno il calo dell´ inflazione in Eurolandia (2,1% la media del 2003): la discesa sotto la soglia del 2,0% sarà rinviata al prossimo anno.
                Fin qui lo scenario 1, che sconta una guerra rapida ed un prezzo medio del petrolio di 27,5 dollari al barile nel 2003 e 23,5 dollari nel 2004. Ma – avverte la Commissione – «potrebbe andare molto peggio». E tratteggia lo scenario 2, che ipotizza una quotazione media del greggio di 35 dollari al barile quest´anno e 27,6 il prossimo, ed uno "shock" in termini di fiducia che colpisce gli investimenti e gli scambi internazionali. «Questi sviluppi nei prezzi petroliferi – osserva il rapporto – potrebbero essere il risultato di un conflitto prolungato con effetti sugli impianti di produzione». Ecco dunque prendere forma «un forte deterioramento della fiducia delle famiglie che influenza negativamente consumi, viaggi e turismo». Un quadro in cui cresce «l´avversione al rischio e dunque frenano gli investimenti domestici ed esteri, i flussi dei capitali ed il commercio internazionale». Risultato: «Sia l´Ue che gli Usa finirebbero in recessione (due trimestri consecutivi di contrazione del Pil) nel 2003, con riflessi particolarmente severi in Eurolandia». Nel 2003, infatti, il magro aumento del Pil dell´1,0% verrebbe quasi completamente spazzato via e si ridurrebbe ad un +0,2%, mentre la crescita 2004 sarebbe tagliata dal 2,3% all´1,5%. Il tasso di disoccupazione salirebbe al 9,0-9,1% dall´atteso 8,8%. Gli investimenti resterebbero in territorio negativo nel 2003 (-2,2%) per rialzare la testa solo il prossimo anno. Ed i bilanci peggiorerebbero ulteriormente. Ma la parola d´ordine, per ora, è non parlare di recessione.