La Ue: la Finanziaria non basta

09/10/2007
    martedì 9 ottobre 2007

      Pagina 19- Politica

        MONITO DELL’EUROGRUPPO ANCHE PER LA FRANCIA: «NON È AL LIVELLO DELLE NOSTRE ATTESE»

        La Ue: la Finanziaria non basta

        MARCO ZATTERIN

        INVIATO A LUSSEMBURGO
        La Finanziaria «non è ambiziosa come prevedono gli accordi di Berlino». Per questo l’Europa «aspetta di vedere quali misure il governo e il parlamento italiano aggiungeranno a questa manovra per rispettare l’impegno di azzerare il deficit nel 2010». Posto che la tabella di marcia richiede un aggiustamento strutturale di mezzo punto l’anno, e considerato che Roma non andrà oltre gli 0,2 punti percentuali, la richiesta dell’Eurogruppo è di una correzione di 0,3 punti. Che in cifre fa 4-5 miliardi da trovare fra minori spese e maggiori entrate nel corso dell’esercizio 2008. «Si può fare di più», cantano nel palasport ministeriale di Lussemburgo il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Jucker, e il commissario Ue per l’Economia, Joaquin Almunia. L’Italia che illustra il suo bilancio 2008, ora in discussione al Senato, col ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa non entra fra «i buoni esempi» anche se, col disavanzo indicato al 2,4% del pil nel 2007, «con ogni probabilità» Bruxelles troverà modo di archiviare l’attuale procedura di deficit eccessivo. Il problema è nella prospettiva di medio periodo e nella possibilità, ricorda lo spagnolo, che si ripetano gli errori di un passato vicino (il 2000) in cui si perse l’occasione della congiuntura favorevole per riordinare le casse pubbliche e si finì in una situazione di grave crisi. Almunia ha i numeri sulla punta della lingua: «Se le entrate fiscali non previste non fossero state utilizzate per aumentare la spesa, il miglioramento del rapporto deficit-pil sarebbe di un punto migliore rispetto al previsto». In altre parole, senza la distribuzione del tesoretto, il 2007 si sarebbe chiuso con un deficit-pil supervirtuoso dell’1,2%. Oltre a questo, insiste il commissario, l’obiettivo del pareggio rimane al 2011, mentre l’accordo è sul 2010. Visto da Roma è il prezzo del consenso per una maggioranza non coesa. Visto da Bruxelles, è una violazione dei patti che esige un intervento correttivo. Vale per l’Italia, ma anche per la Francia, la cui «ambiziosa legge finanziaria non risponde al livello delle nostre attese». La tesoriera del presidente Sarkozy, signora Christine Lagarde, ha confermato ieri che il pareggio di bilancio sarà ottenuto casi nel 2012, mentre solo lo scenario migliore conferma il bersaglio del 2010. «Del caso si discuterà ancora» sottolinea Juncker. Parigi indica il calendario e afferma che la valutazione del suo caso, «come quello degli altri paesi in condizioni analoghe», sarà affrontato a gennaio.

        C’è dunque tempo per limare le posizioni. Senza esito il dibattito sul supereuro. Eurolandia non ha una linea omogenea. Germania, Austria e Olanda insistono nel dire che non ci sono problemi, Francia e Italia hanno punti di vista differenti. L’unica constatazione comune è che «gli Usa hanno detto che un dollaro forte non è nell’interesso della loro economia». Al G7 di Washington, l’Europa dei cambi reciterà a soggetto, costretta ai salti mortali per nascondere gli ovvi scollamenti interni.