La Ue insiste: salari differenziati

02/06/2004


        sezione: ITALIA-LAVORO
        data: 2004-06-02 – pag: 20
        autore:
        DAL NOSTRO INVIATO ENRICO BRIVIO
        La Ue insiste: salari differenziati
        LUSSEMBURGO • Superare la rigidità della contrattazione nazionale, per lasciare spazio a una diversificazione dei salari che tenga conto della profonde differenze del mercato del lavoro al Sud e al Nord del Paese. Ma anche ridurre gli squilibri tra posti a tempo indeterminato e quelli temporanei, diminuire i costi indiretti sui salari, favorire la riemersione, migliorare i servizi di collocamento e le politiche attive per il lavoro. Sono queste alcune delle raccomandazioni mirate all’Italia sul fronte del lavoro che i ministri europei degli Affari sociali hanno avallato ieri, trovando un accordo politico sul «Pacchetto occupazione 2004», asse portante della strategia di Bruxelles per l’occupazione. Da un lato si sono confermati gli orientamenti varati nel 2003, che ruotano attorno a tre pilastri: aumentare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese; attrarre più persone al mercato del lavoro; investire di più e in modo più efficace nella formazione continua. Dall’altro lato, sono state approvate una serie di raccomandazioni per ciascuno dei 25 paesi Ue, presentate dalla Commissione europea il 7 aprile, recependo il lavoro svolto dalla task force per l’impiego guidata dall’ex premier laburista olandese Wim Kok. «Sono soddisfatto perché le linee guida sono più incisive e dirette che in passato» ha commentato il commissario Ue agli Affari sociali, Stavros Dimas, sottolineando l’importanza di avvicinarsi all’obiettivo di Lisbona di raggiungere la piena occupazione entro il 2010.
        All’indirizzo dell’Italia sono otto le raccomandazioni di Bruxelles, approvate dai ministri europei:
        1) incoraggiare i partner sociali a rivedere il sistema di contrattazione salariale per tenere conto delle differenze regionali del mercato del lavoro;
        2) monitorare da vicino le riforme regolamentari per ridurre gli squilibri tra contratti a tempo determinato e indeterminato, e migliorare livello, copertura ed efficacia dei sussidi di disoccupazione;
        3) perseguire una riduzione dei costi del lavoro non salariali e intensificare gli sforzi per trasformare il lavoro nero in occupazione legale;
        4) assicurare lo sviluppo di servizi efficaci di collocamento e di politiche attive, soprattutto nel Sud, con particolare attenzione a giovani, categorie svantaggiare e non qualificate; 5) migliorare la disponibilità di asili, soprattutto per bambini sotto i tre anni, e promuovere contratti part time per favorire la partecipazione femminile;
        6) sviluppare incentivi adeguati per mantenere i lavoratori in attività e scoraggiare i pre-pensionamenti;
        7) ridurre l’abbandono scolastico e migliorare il raccordo tra l’istruzione universitaria e il mondo del lavoro;
        8) potenziare la formazione continua, assieme alle parti sociali, sviluppando anche fondi interprofessionali.