La Ue: inflazione italiana al 3%

23/01/2003

 23 gennaio 2003
 
Pagina 26 – Economia
 
 
L´Eurostat stima il carovita di dicembre: il nostro Paese quasi un punto sopra la media comunitaria
La Ue: inflazione italiana al 3%

Su i prezzi dei Quindici. Ripresa, Ocse e Confindustria pessimiste
          L´Organizzazione dei paesi industriali: Roma prosegua le riforme e non estenda l´art. 18
          Gli imprenditori: produzione giù del 2,1%, crescita blanda fino a settembre 2003

          LUISA GRION


          ROMA – L´inflazione alza il tiro, aumenta in Europa e aumenta anche in Italia, dove il dato risulta un bel po´ più in alto se rapportato a quello degli altri paesi. La media del costo della vita nell´area euro – che a novembre era ferma al 2,2 per cento – a dicembre è passata al 2,3. Se ci si riferisce alla Ue a 15 la tendenza non si smentisce: dal 2,1 si passa al 2,2. In Italia nello stesso mese si è arrivati a quota 3 per cento (la stima Istat sui parametri nazionali la fissava al 2,8).
          Nel rincorrersi delle cifre una cosa è certa: c´è una tendenza al rialzo che coinvolge altri paesi membri, ma che tocca in particolare l´Italia. Peggio di noi stanno la Grecia, l´Irlanda, l´Olanda e il Portogallo. Meglio tutti gli altri, con la Francia al 2,2 e la Germania all´1,1 per cento. Una certa confusione c´è anche riguardo ai possibili rimedi da adottare: quello della banconote da uno e due euro, per esempio. Se da un lato la Commissione Bilancio alla Camera ha dato un prima via libera alla proposta lanciata dal ministro Tremonti – chiedendo al governo di prendere iniziative «promozionali» verso Bruxelles – dall´altro, un sottosegretario dello stesso governo, Vito Tanzi, ha commentato che la necessità di tali banconote è avvertita solo in Italia e che «l´operazione comporta costi: la perdita dei diritti di signoraggio degli istituti centrali e la sostituzione delle monete».
          Tornando alla cifre la tendenza verso un´economia «al ribasso» è confermata sia dall´Ocse che dalla Confindustria. L´Ocse non ha ritoccato le stime di crescita, ma ha precisato che, per quanto ci riguarda, la «debolezza» registrata nell´ultimo trimestre del 2002 «probabilmente proseguirà anche nel primo trimestre del 2003». In seguito «l´economia italiana, in linea con il resto dell´Europa continentale si riprenderà ad un ritmo ragionevole, poco al di sotto della media» registrata negli ultimi anni.
          E´ una previsione ottimista oppure no? Jean Philippe Cotis, capo del dipartimento economico dell´organizzazione non si sbilancia «aspettiamo di vedere le stime di aprile» ha detto, o meglio aspettiamo di vedere anche come evolve la questione Usa-Iraq. Più preciso il suo commento sul referendum per l´articolo 18: «Bisogna evitare di irrigidire le leggi sul lavoro nelle piccole imprese: è una cosa che l´Ocse non raccomanderebbe» ha detto invitando l´Italia a proseguire piuttosto sul tema delle riforme.
          La crescita «blanda» dell´economia è confermata anche da Confindustria che – un po´ più pessimista dell´Ocse – prevede come «l´attuale fase di debolezza congiunturale si dovrebbe trascinare per buona parte del primo semestre del 2003». «Gli indicatori anticipatori disponibili – si legge nell´indagine del Centro studi – non lasciano intravedere, almeno nel breve termine, alcuna inversione di tendenza». Preoccupati per una inflazione che considerano stabile, ma troppo lontana dalla media europea, gli industriali fanno notare come segnali di rallentamento si intravedano anche sul fronte occupazione.