La Ue denuncia: troppi squilibri regionali

29/11/2000

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Mercoledì 29 Novembre 2000
italia – lavoro
La Ue denuncia: troppi squilibri regionali

(DAL NOSTRO INVIATO)

BRUXELLES La situazione dell’occupazione è migliorata in Italia nel 1999, «principalmente a causa dell’adozione di incentivi fiscali e di contratti di lavoro flessibili», ma vari problemi strutturali del mercato del lavoro «sono rimasti irrisolti», in particolare riguardanti gli squilibri regionali. L’Italia deve fare perciò «ulteriori sforzi» per proseguire la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, continuare la riforma del sistema pensionistico «nel contesto della revisione prevista per il 2001», migliorare il sistema di collocamento, proseguire politiche attive e adottare una strategia coerente a favore della formazione continua.

È questa la sintesi del rapporto europeo sull’occupazione 2000 e delle cinque raccomandazioni all’Italia, approvate ieri dai ministri degli Affari sociali dei 15 a Bruxelles. Un documento, che riprende in gran parte le valutazioni fatte in settembre dalla Commissione europea. La valutazione delle azioni compiute dall’Italia a migliorata rispetto agli anni passati, ma continua a evidenziare carenze come il basso tasso di occupazione, che seppure salito dal 51,8 al 52,5%, nel ’99 è tuttora quasi dieci punti al di sotto della media Ue, con un risultato per le donne (38,1%) addirittura 15 punti sotto.

Il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ha osservato come la situazione del mercato del lavoro sia comunque complessivamente migliorata nel nostro Paese, grazie alla creazione di circa un milione di posti di lavoro da inizio legislatura, di cui circa la metà negli ultimi 12 mesi, con un incremento di posti di lavoro a termine e a tempo parziale.

Tuttavia, resta un grande squilibrio tra il Centro-Nord, che mette a segno un tasso di disoccupazione del 6,5% con aree di virtuale piena occupazione, e un Mezzogiorno che rimane attorno al 22 per cento. Salvi ha sottolineato come sia maturata l’esigenza di una strategia territoriale complessiva a livello europeo per affrontare il problema del Sud. «Una volta che l’Europa al vertice di Lisbona si è posta il problema della piena occupazione entro il 2010 — ha osservato il ministro — è un problema dell’Europa individuare politiche per il pieno sviluppo territoriale anche aree come il Mezzogiorno, ma anche l’Est della Germania o l’Andalusia». Secondo Salvi, insomma il problema del Sud non va affrontato, come nella vicenda Irpeg, chiedendo deroghe ad hoc a Bruxelles sulle leggi della concorrenza, ma seguendo una strategia di più ampio respiro. «La logica deve essere quella di politiche di investimenti e di sviluppo concentrate in tutta Europa, nelle zone dove c’è meno lavoro» ha affermato il ministro.

Per questo motivo l’Italia si è impegnata affinchè venisse inserito un esplicito riferimento alla «dimensione regionale» e all’esigenza di «azioni diversificate e mirate per le diverse regioni» nell’agenda sociale per Nizza, un altro documento approvato ieri dai ministri degli Affari sociali Ue. Il testo, che sarà trasmesso ai capi di Stato e di Governo al prossimo summit europeo, presenta i principali orientamenti di politica sociale nei prossimi cinque anni. Tra l’altro prevede l’impegno dei 15 Paesi a facilitare la partecipazione del più ampio numero di persone al mercato del lavoro, modernizzare i sistemi di protezione sociale, impegnarsi nella lotta contro la povertà e le discriminazioni e vegliare sulle ricadute sociali dell’allargamento a Est.

Enrico Brivio