La Ue conferma l’allarme deficit: Italia al 3,2%

07/04/2004



7 Aprile 2004

OGGI IL PARERE DELLA COMMISSIONE: SEI PAESI CON I CONTI IN DISORDINE
La Ue conferma l’allarme deficit: Italia al 3,2%
Per Solbes «il Trattato va rispettato, rischioso abbassare le tasse»
Maria Maggiore

    BRUXELLES
    «La Commissione agisce sempre sulla base di dati ed elementi oggettivi, è stato sempre così e sarà così in futuro. Domani (oggi, ndr) esaminerà le previsioni e poi deciderà» sull’avvertimento da inviare all’Italia. Più eloquente non poteva essere Pedro Solbes, all’uscita del suo ultimo incontro con i deputati europei, ancora nella veste di commissario agli Affari economici e monetari, prima di vestire i nuovi panni di super ministro dell’economia nel governo Zapatero. A chi lo accusa di usare i suoi poteri come arma del Presidente Prodi contro il governo Berlusconi, risponde con il suo solito aplomb poco spagnolo: andate a guardare i dati macroeconomici. E le previsioni, contenute nel «Rapporto di primavera» non lasciano scampo all’Italia: 3,2% il rapporto deficit-Pil nel 2004, quindi oltre la linea rossa del 3% prevista dal Trattato e 4% nel 2005, se nel frattempo il governo non corre ai ripari. Niente può quindi risparmiare all’Italia, oggi, l’umiliazione della richiesta di un early warning.
    Secondo le ultime indiscrezioni della vigilia, i Grandi orientamenti di politica economica (Gope) che l’esecutivo Ue approverà oggi, prevedono un aggiornamento assai fosco dell’andamento dell’economia italiana. Accanto a una revisione delle stime sul deficit, viene rivista al ribasso anche la crescita del Pil: 1,2% nel 2004 (contro l’1,5 previsto dalla Ce in autunno e l’1,9 previsto dal governo) e 2,1% la ricchezza prodotta nel 2005. L’unica consolazione per l’Italia può essere la «buona compagnia» nei conti in rosso. La Francia si prepara, secondo Bruxelles, al suo terzo anno consecutivo di deficit eccessivo, con un 3,7% quest’anno e 3,6% nel 2005 e la Germania potrebbe avere un deficit del 3,6% nel 2004, per scendere poi al 2,8% nel 2005. Ma il giudizio su Parigi e Berlino è per il momento sospeso in attesa del verdetto della Corte di giustizia europea sulla sospensione del Patto, atteso per il prossimo 28 aprile. I giudici del Lussemburgo forniranno la loro interpretazione sulla causa intentata dalla Commissione contro la decisione dei governi di sospendere la procedura di deficit eccessivo a Francia e Germania.
    Accanto ai tre big dell’economia europea, la Commissione si concentrerà oggi sullo «sforamento» di altri tre paesi. La Gran Bretagna e l’Olanda nel 2003 hanno registrato un deficit del 3,2% e la Grecia, secondo le stime del nuovo governo di centro-destra, dovrebbe viaggiare quest’anno su un disavanzo del 2,95%. Ma nessuno di questi paesi rischia l’apertura di un procedimento disciplinare. Londra è al riparo dalle sanzioni perchè fuori dall’euro. L’Aia – il cui ministro delle Finanze Gerrit Zalm difende la linea del rigore nell’interpretazione del Patto – ha già annunciato una manovra correttiva per il 2004. E Atene per il momento si salva, ma nelle prossime settimane potrebbe ricevere una reprimenda da Bruxelles.
    Resta l’Italia con il suo disavanzo crescente accompagnato dal più alto debito dell’Unione (105% Pil le previsioni per quest’anno). Tutto fa pensare ormai che Solbes intenda chiedere di inviare un avvertimento preventivo a Roma, il cosiddetto «early warning», primo passo della procedura di infrazione prevista dal patto di stabilità. L’avvertimento – che deve venir approvato dai governi – è un richiamo all’ordine a intervenire sui conti pubblici prima che sia troppo tardi.
    Se l’early warning sarà inviato solo all’Italia, viene confermata una nuova gestione del Patto di stabilità, a cui Solbes sta riflettendo da molte settimane, dopo lo strappo di novembre con i governi. La governance economica immaginata dal commissario spagnolo sarà più flessibile e basata sul principio del «case by case». Le valutazioni vengono fatte tenendo conto della situazione di ciascun paese e di tutti i fattori specifici. Il problema non è tanto superare il 3%, quanto come avviene, le eventuali riforme strutturali attuate, la sostenibilità economica. Nel valutare la situazione del paese sotto esame, si terrà in maggior conto il ciclo economico e il ricorso a misure «una tantum» (sanatorie e condoni), specie se reiterate come nel caso italiano, condizionerà negativamente il giudizio di Bruxelles. E infine verrà data un’attenzione particolare al debito pubblico: per un paese fortemente indebitato è più difficile tornare in carreggiata dopo aver sbandato.
    Ieri Solbes ha ripetuto il suo credo nell’ultima audizione all’Europarlamento. Non ci sono miracoli, «la sostenibilità della spesa pubblica è la priorità per la definizione di politiche di finanza». Un esempio: «gli stimoli fiscali possono dare risultati al Paese, ma poi si pagheranno cari a lungo termine».