La Ue: cambiare le buste paga e salari differenziati al Sud

13/03/2002


 
MERCOLEDÌ, 13 MARZO 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
IL DOCUMENTO
 
Al vertice di Barcellona le proposte per riformare il mercato del lavoro in Europa
 
La Ue: cambiare le buste paga e salari differenziati al Sud
 
 
 
 
ELENA POLIDORI

ROMA – Riformare le buste-paga. Differenziare i salari a seconda delle aree geografiche, delle professionalità e della produttività.
Sono questi i principali snodi su cui deve basarsi la riforma del mercato del lavoro, secondo un documento ancora inedito e riservato che i capi di stato e di governo e i ministri finanziari discuteranno nel week-end, durante il vertice europeo di Barcellona. Il testo, tredici pagine, arriva proprio mentre in Italia governo e parti sociali s´affrontano con durezza sull´articolo 18 e, più in generale, sul futuro dell´occupazione.
I suggerimenti che la presidenza spagnola della Ue caldeggia per rendere il mercato del lavoro più «moderno e flessibile», – «una priorità», come viene considerata – sono almeno quattro, tutti tra loro collegati. Si comincia appunto con la riforma delle buste-paga: nel rapporto c´è scritto infatti che l´idea dei salari differenziati, questa sorta di moderne gabbie salariali, deve essere tenuta presente «nei negoziati sui rinnovi dei contratti». E´ in questa sede che «si deve tener conto dei raffronti tra l´andamento del salario e le condizioni del mercato del lavoro».
Per «riempire le fabbriche», come dice Berlusconi, ovvero per aumentare l´occupazione c´è anche molto altro da fare. Per esempio, occorre «scoraggiare» al massimo il pensionamento anticipato, il ritiro anzitempo dalla vita attiva, «early retirement», in gergo. Bisogna restare al lavoro il più a lungo possibile. Ma soprattutto, bisogna consentire i cosiddetti «sistemi di pensionamento parziale», dove si può anche lavorare: in pratica, qualcosa di simile all´abolizione del divieto di cumulo tra redditi da pensione e da lavoro che il governo Berlusconi vorrebbe introdurre con la sua legge delega previdenziale. Su questo specifico punto delle pensioni, la posizione italiana, contenuta in un altro documento, mentre appoggia l´idea di incentivare la permanenza al lavoro, propone anche di rendere più flessibile e dunque più libera l´uscita dall´attività lavorativa, l´«età attiva», come viene chiamata.
Terzo punto: meno tasse sul lavoro. Non ci sono cifre, nel testo, e neppure consigli troppo precisi perché sulla questione esistono differenti legislazioni. Ma l´attenzione dei partner si concentra su quello che tecnicamente si chiama il «cuneo fiscale» ovvero il gap che esiste tra ciò che guadagna il lavoratore e ciò che l´azienda paga per i contributi. Più in generale, per il futuro, bisognerebbe accorciare queste distanze e dunque rendere meno gravosa la pressione del fisco in queste materie.
Il mercato del lavoro del domani, come lo vedono i Grandi d´Europa, prevede anche una profonda revisione dei benefit – ed è il quarto punto – attualmente esistenti per i disoccupati: occorre evitare che finiscano per diventare dei disincentivi all´occupazione. E poi, naturalmente, bisogna cercare di rendere il mercato del lavoro più efficiente con una migliore formazione professionale; vanno ridotte le barriere per il lavoro femminile anche attraverso «child care facilities», i servizi per l´assistenza all´infanzia.
I leader europei arriveranno a Barcellona giovedi. Al summit, che dovrebbe finire sabato e che si occuperà anche di liberalizzare il mercato dell´energia, partecipano per l´Italia il presidente del Consiglio Berlusconi e il ministro dell´economia Tremonti.