La Ue apre il dossier farmacie

07/04/2005
    giovedì 7 Aprile 2005

      sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

        PRIVATIZZAZIONI • Procedura di infrazione contro l’Italia per violazione del Trattato europeo
        La Ue apre il dossier farmacie
        Nel mirino il no della Consulta alla vendita di 86 esercizi comunali milanesi alla Celesio ( ex Gehe)

        LUCA VERONESE

          MILANO • Troppi vincoli nella privatizzazione delle farmacie comunali italiane: a sostenerlo è la Commissione europea che ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per violazione degli obblighi derivanti dalle norme che regolano il libero movimento dei capitali e la libertà di stabilimento nei diversi Paesi europei ( articoli 43 e 56 del Trattato Ue).

          Si riapre dunque la partita del sindaco di Milano Gabriele Albertini, grande sostenitore della vendita ai privati delle farmacie comunali.
          La normativa italiana, secondo Bruxelles, potrebbe rappresentare un ostacolo alla privatizzazione del canale distributivo: un processo che dal 1999 ha coinvolto 272 farmacie comunali ( un terzo proprio aMilano), con un incasso di oltre 420 milioni di euro per la vendita delle partecipazioni fatta da 37 Comuni. Dopo lo scontro tra Federfarma e i Comuni, affiancati dalle società che hanno acquisito le farmacie stesse, entra ora in campo Bruxelles. A coinvolgere la Commissione è stato lo scorso agosto Celesio Ag ( già Gehe Ag), gruppo tedesco al quale fa capo in Italia la società Admenta: dopo aver investito 250 milioni di euro Admenta gestisce oggi 162 farmacie in 20 comuni ( 86 solo a Milano); ed è al tempo stesso presente, in Italia, nella distribuzione intermedia ( ingrosso) di farmaci.

          Le prime privatizzazioni del 1999, a Bologna e Rimini, non avevano sollevato ricorsi. L’opposizione di Federfarma a queste iniziative si è fatta sentire a partire dal 2000 senza trovare in principio appoggi. Nel luglio del 2002 invece il Tar di Milano ha di fatto ingessato l’operazione tra l’amministrazione di Gabriele Albertini e Admenta chiedendo un parere alla Corte Costituzionale. Quest’ultima ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della privatizzazione dichiarando incompatibile la partecipazione a società di gestione di farmacie comunali con qualsiasi altra attività nel settore della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco: da Tar Lombardia e Consiglio di Stato sono arrivati i conseguenti stop alla privatizzazione. Fino all’intervento diretto della Commissione europea.

          « Siamo soddisfatti per questa presa di posizione della Commissione europea — commenta Sante Fermi, ad di Admenta —, e auspichiamo che le autorità italiane si uniformino rapidamente alle direttive comunitarie, consentendo così la regolare prosecuzione di un processo di privatizzazione delle farmacie comunali, che ha portato notevoli benefici ai cittadini. In tutta Europa non esistono vincoli a gestire contemporaneamente farmacie e distribuzione intermedia del farmaco. L’argomento diventa a questo punto politico, e cresce il suo interesse: fino ad oggi si è parlato solo delle farmacie comunali, ma più di 8mila farmacisti titolari posseggono imprese di distribuzione intermedia del farmaco coprendo il 34% del mercato in Italia, mentre noi abbiamo solo l’ 1% » .

          Cauto e pacato il commento di Paolo Gradnik, presidente di Federfarma Lombardia, protagonista dei ricorsi contro la cessione delle farmacie comunali milanesi: « Non conoscendo il merito dei rilievi avanzati da Celesio — spiega Gradnik— posso solo ribadire che la materia sanitaria non può che essere prioritaria rispetto all’interesse economico dei singoli imprenditori. Le farmacie oggetto della controversia appartengono al pubblico e non al libero commercio: appartengono alla sfera della tutela della salute pubblica. Il fatto che molti Paesi europei siano orientati a escludere la materia sanitaria dalla direttiva sui servizi non è casuale. Non si può mercificare tutto » . Il Governo italiano ha ora due mesi di tempo per chiarire la propria posizione a Bruxelles.