La Triplice scende in piazza ma senza sapere il perché

18/11/2004

    giovedì 18 novembre 2004

      MOVIMENTI 2. CGIL CISL E UIL CONTRO IL GOVERNO

      La Triplice scende in piazza ma senza sapere il perché
      Pezzotta lamenta l’assenza di politica nella Finanziaria

        «Faccio uno sciopero per l’assenza di politica e della politica su una legge Finanziaria che, a forza di tagli, cuci e ricuci, non si capisce ancora quale sia. Certo non di sviluppo. Una situazione paradossale». Non avrebbe potuto dir meglio, il segretario della Cisl Savino Pezzotta, per esprimere lo spaesamento della parte più riformista del sindacalismo italiano. Lo fa con il Riformista mentre rientra da Arezzo. Epifani invece è a Perugia, solo Angeletti è rimasto a Roma. I leader sindacali sono lontani dal Palazzo ma hanno le idee ben chiare sul da farsi. «Lo sciopero si è reso necessario “prima” del loro pasticcio», continua il suo ragionamento Pezzotta. «Di fronte all’assenza di una seria politica economica, rispondiamo con un azione di politica sindacale». Lo sciopero. Torna però il rapporto con la politica, storico punctum dolens delle intese e delle rottura interconfederali. Pezzotta ribadisce che rifiuta l’idea di un sindacato «cinghia di trasmissione con la politica, di qualsiasi parte». Il presidente dell’Ires Cgil Megale dice: «Bisogna saper guardare anche oltre uno sciopero giusto, però. E presentare al paese e alle forze politiche un progetto unitario sull’Italia che vogliamo. Poi, chi di noi vorrà, individualmente, partecipare alla manifestazione indetta dall’Ulivo di lì a poco, lo farà».

        Il segretario della Uil Angeletti ribadisce: «I nostri rapporti sono hanno alti e bassi e credo lo saranno ancora per molto tempo». Ma «la vera questione è il rapporto con la politica», riconosceva giorni fa.

        I tre segretari si vedranno in una riunione riservata che terranno venerdì mattina, alla fine di una manifestazione contro il terrorismo indetta dalle tre confederazioni toscane di Cgil, Cisl e Uil che, se da un lato replica quella dell’anno scorso, dall’altro – fanno notare orgogliosi alla Triplice – «siamo gli unici, in Italia, a tenere viva la bandiera e la memoria della lotta contro il terrorismo rosso». Anche le sirene dell’Udc che hanno cercato di incantare la Cisl nei giorni scorsi non hanno avuto eco. «Eppure – sospira il mite Ettore Peretti, responsabile economico del partito di Follini – la Finanziaria deve farsi carico della quadratura dei conti. Abbiamo cercato di modulare scelte di rigore e di equità. Mi auguro comunque che il dialogo, con la Cisl, vada avanti». Per ora va avanti quello con l’Ulivo. Pochi giorni dopo lo sciopero generale, infatti, si terrà la già due volte rinviata kermesse della Gad. Il luogo prescelto è la città di Milano, anche se non si sa ancora se all’aperto o al chiuso. Oratore unico, Romano Prodi, il professore revenant. Tema dell’happening, guarda caso, la «lotta alla Finanziaria».

        Il sindacato confederale dunque scende in piazza, il 30 novembre, senza sapere bene contro cosa, pur sapendo più che bene contro chi. La prova di muscoli di Cgil, Cisl e Uil è diretta contro il governo, anche se la legge Finanziaria è diventata un’araba fenice. Cortei e modalità saranno note oggi, in Cgil, con una conferenza stampa unitaria di Epifani, Pezzotta e Angeletti. Il tempo delle divisioni è lontano.

        Il sottosegretario al Welfare Sacconi attacca: «È uno sciopero preventivo». Poi, con la consueta dose di fiele, aggiunge: «Vedo convergere il grande sindacato confederale e la grande Confindustria indebitata: è rinato partito della spesa pubblica». Non solo la Cgil, ma anche la Cisl fa spallucce: «È da tempo che abbiamo smesso di replicare a Sacconi», dicono entrambi. E Pezzotta: «Sacconi è fuori dalla realtà. Il governo dovrebbe avere il coraggio di confrontarsi con noi, invece non lo fa. E da mesi. Ora basta». Certo, questo sembra fare il paio con le accuse di Montezemolo sul «balletto indegno sull’Irap» ma Cgil, Cisl e Uil specificano che le loro richieste, sull’Irap, sono ben diverse da quelle di Confindustria: «Devono dirci se i soldi che usano per le imprese li tolgono alle Regioni per la sanità», spiega Pezzotta. «Siamo contro i finanziamenti dati a pioggia a chiunque, imprese comprese». Insomma, le posizioni tra i tre sindacati e Confindustria su Irap, fisco e tasse che negli ultimi sembravano essersi avvicinate, sono tornate ad allontanarsi.