La tregua dei prezzi è finita

20/01/2005

    giovedì 20 gennaio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 14

    LA SPESA DELLE FAMIGLIE
    Scaduta l’intesa tra industria e distribuzione al via i rialzi (+3%) nelle centrali d’acquisto Misure per i mercati all’ingrosso
    La tregua dei prezzi è finita

    Rischio aumenti per i consumatori Le imprese si difendono: alle stelle i listini delle materie prime
    VINCENZO CHIERCHIA
    MILANO • La tregua dei prezzi tra industria e distribuzione è finita. Scaduto l’accordo blocca-listini siglato in autunno tra il Governo, le associazioni della distribuzione (Faid, Federcom, Ancc-Coop e Ancd-Conad) e l’industria di marca, in questi giorni stanno ripartendo i ritocchi alle quotazioni di vendita dei prodotti di largo consumo.

    Quindi prodotti più cari dall’industria alle centrali acquisti delle grandi catene di supermercati e ai consorzi di rifornimento per alberghi, bar e ristoranti, dopo una lunga tregua, come rileva una analisi ref. Gli incrementi si attestano in media — secondo una prima valutazione — intorno al 3%, ma il quadro non è ancora completo. Il trasferimento sui prezzi al consumatore finale non dovrebbe essere immediato, ma, una volta ratificati i nuovi contratti, si sentiranno gli effetti. Secondo una ricognizione effettuata tra le centrali acquisti delle catene di grande distribuzione, i maggiori ritocchi (in media) riguardano prodotti chimici (2,5-3% per i detergenti e 3% per i cosmetici), alimenti per animali (5%), bevande (3-4%), caffè (5-6%), alcolici (4%), latticini (1%), surgelati (2,5% in media), carni confezionate (1,5%), carni bovine fresche (5%) e salumi (5% circa).


    «Nel settore della ristorazione — sottolinea Angelo Cortesi, presidente dell’Italgrob, l’associazione dei grossisti — per i listini delle bevande si profilano da febbraio incrementi medi intorno al 4% con punte dell’8% per alcuni prodotti gassati e in lattina». Insomma, nell’arco di qualche settimana la consumazione al bar o al ristorante, così come la spesa al supermarket, potranno essere più care.


    «Credo che questo sia il momento meno opportuno per proporre rincari — sottolinea Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia —. Con aumenti medi del 3% e su molte categorie chiave si manda un messaggio molto pericoloso e distorsivo ai consumatori, peraltro in una fase molto difficile per le famiglie. I consumi continuano a soffrire e in maniera pesante».


    «Sicuramente è un nuovo colpo al clima di fiducia — commenta Giovanni Pomarico, presidente dell’associazione della distribuzione Federcom —. L’industria vuole recuperare margini e sta soffrendo per la crescita delle quote di mercato delle marche commerciali. Per evitare contraccolpi sui livelli di spesa delle famiglie cercheremo di dilazionare i rincari, ma le tensioni si avvertiranno, la carne bovina rincara del 5%».
    Le imprese industriali rilanciano l’allarme sui costi.

    «L’industria dei salumi — spiega Vittore Beretta, presidente di Assica — deve oggi confrontarsi con incrementi delle materie prime, che si sono verificati negli ultimi 7-8 mesi e che vanno dal 25% per alcuni tagli di carne suina al 100% per i grassi. Impossibile tenere fermi i prezzi in questo scenario, alimentato dalla forte richiesta proveniente dai Paesi di recente ingresso nella Ue. Finora le imprese di produzione — aggiunge — hanno assorbito le tensioni, oggi devono recuperare, pena la stabilità dei conti economici».

    Uno scenario per molti versi simile riguarda il settore chimico. «Le tensioni di oggi derivano prevalentemente da rincari, intorno al 5% in media, di materie prime e imballaggi sui mercati internazionali — sottolinea Vincenzo Vitelli, top manager della multinazionale Henkel per Italia, Spagna e Grecia —. I ritocchi ai listini sui prodotti chimici per la persona si aggirano intorno al 3%; per i detersivi, rimasti stabili da due anni, lo scenario è più articolato, ma nei prossimi mesi ci saranno aumenti tra il 2 e il 3 per cento. Occorreranno sforzi maggiori sulle promozioni per sostenere i consumi, con investimenti condivisi da industria e distribuzione».


    E così, mentre le due associazioni della grande distribuzione (Faid e Federcom) preparano la fusione per dar vita a un unico polo (la Federdistribuzione), grandi catene e industria di marca studiano (in ambito Indicod-Ecr) un nuovo modello contrattuale per premiare risultati di vendita e recuperi sui costi operativi (logistica e marketing).