La trattativa riparte, la Cgil sciopera

05/06/2002




          Soddisfazione di Cisl e Uil: il Governo accetta le nostre condizioni – Maroni: la riforma degli ammortizzatori non sarà a costo zero
          La trattativa riparte, la Cgil sciopera
          Pezzotta: «Giudizio alla fine: per ora trattare, trattare, trattare» – Cofferati dichiara sei ore di stop generale
          ROMA – È partita la trattativa sul mercato del lavoro senza la Cgil. Ieri, al debutto del primo dei quattro tavoli aperti dall’Esecutivo, si sono trovati il Governo, le imprese, Cisl e Uil che hanno cominciato la discussione su due dei punti oggetto del confronto: incentivi all’occupazione e riforma degli ammortizzatori sociali. Ma proprio mentre esordiva l’unica delle trattative separate (ai tavoli sul fisco, sommerso e Mezzogiorno parteciperà anche la Cgil), la confederazione di Sergio Cofferati proclamava un pacchetto di sei ore di scioperi articolati regionali, a partire dal 20 giugno. Nel direttivo Cgil dell’11 e 12 giugno sarà invece decisa una mobilitazione generale ma senza fissare già una data. «È uno sciopero contro il dialogo», ha risposto a caldo il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Ma la polemica resta soprattutto dentro il sindacato. «C’è un’inspiegabile acquiescenza delle altre organizzazioni sindacali – si legge in una nota Cgil – segnatamente di Cisl e Uil, che nei mesi scorsi, assieme alla Cgil, hanno ripetutamente chiamato alla lotta i lavoratori italiani per respingere quelle stesse proposte a cui oggi esplicitamente accedono». Riparte il dialogo. Le dichiarazioni sono quelle del primo giorno: soddisfazione da parte di tutti a cominciare dal Governo. «Sono due i punti positivi di questa giornata: il primo – ha spiegato Maroni – è che le parti condividono l’obiettivo fissato da Lisbona di innalzare il tasso di occupazione coniugando flessibilità e nuove tutele; la seconda è che l’Esecutivo, accogliendo l’invito di sindacati e imprese, procederà a una riforma degli ammortizzatori sociali che non sarà a costo zero». Un giudizio su cui si sono ritrovate anche Cisl e Uil: i due leader Savino Pezzotta e Luigi Angeletti hanno infatti giudicato utile l’incontro sottolineando i primi risultati. «I diritti acquisiti sull’articolo 18 non saranno modificati per quelli che li hanno», ha detto Pezzotta che con Angeletti ha anche precisato che «non ci sono le condizioni per fare la riforma degli ammortizzatori a costo zero». Già in mattinata Pezzotta aveva ribadito che il sindacato non può fare altro che «trattare, trattare, trattare» ma più perplessi sono i meccanici della Fim. Soddisfatta del confronto anche Confindustria: «Finalmente – ha detto il direttore generale Stefano Parisi – abbiamo l’occasione di parlare del merito: di articolo 18, incentivi all’occupazione, ammortizzatori». Le riforme e le risorse. Il riordino degli incentivi ma soprattutto la riforma degli ammortizzatori è quella che comporterà un impegno finanziario del Governo. Già ieri si sono confrontate le parti su questo punto: ricorrere alla fiscalità generale, come chiedono Cisl e Uil, o a nuovi esborsi per aziende e lavoratori? Quest’ultima ipotesi è stata bocciata da sindacati e imprese che respingono nuovi aumenti del costo del lavoro. «La riforma deve essere fatta senza costi aggiuntivi per le imprese e per i lavoratori», ha detto Stefano Parisi ma già il Governo sembra puntare su una razionalizzazione delle risorse attuali. Si profila un «riesame critico dell’esperimento relativo al reddito minimo di inserimento», giudicato non «positivo» e comunque «in via di esaurimento». Il viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri, presente ieri alla trattativa, ha escluso che la riforma degli ammortizzatori sociali si possa finanziare con il deficit. «Bisogna mettere mano ai tanti rivoli. Dobbiamo fare in modo – ha detto – di creare un fondo per gli ammortizzatori che diventi un volano alimentato nel momento della ripresa economica dai contributi e dal maggior gettito fiscale». Quello che è certo è che la riforma non toccherà né la cassa integrazione né la mobilità ma punterà al rafforzamento dell’indennità di disoccupazione legata a percorsi formativi. Articolo 18. Delle modifiche sui licenziamenti ieri non si è parlato anche se si è sottolineato un principio: chi già è tutelato dall’articolo 18 non verrà coinvolto dalle nuove misure. Un principio che il direttore generale di Confindustria Parisi ha chiesto venga chiarito con precisione al tavolo di trattativa. In realtà, le modifiche previste dal disegno di legge del Governo non toccano diritti già acquisiti ma "potenziali". Sembra quindi più possibile, dopo le dichiarazioni di ieri, che si arrivi a un compromesso tenendo solo due delle tre fattispecie di deroga all’articolo 18: per i lavoratori che emergono e per quelli assunti da imprese superando la soglia dei 15 addetti. Cadrebbe dunque solo l’ipotesi sulle trasformazioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato. Primo sì al «trasferimento-stralcio». Ieri la commissione Lavoro del Senato ha votato la proposta del Governo di trasferire i quattro articoli (incentivi, ammortizzatori, articolo 18 e arbitrato) in un nuovo Ddl (848 bis) con il voto della maggioranza, l’astensione della Margherita e il «no» dei Ds. Maroni ieri ha ribadito che il nuovo Ddl è sempre «una delega» e non un provvedimento «truccato». Le proposte e le tappe. Entro il 13 giugno, data del prossimo incontro tra Governo e parti al ministero del Welfare, Cisl e Uil e le associazioni d’imprese dovranno far avere al Governo le loro proposte sugli incentivi per l’occupazione e sugli ammortizzatori. Un nuovo appuntamento è fissato per il 18 giugno a Palazzo Chigi, giorno della prima verifica sull’andamento dei quattro negoziati. Subito dopo, al tavolo sul mercato del lavoro, inizierà la discussione sull’articolo 18. Anche il numero uno di Telecom, Marco Tronchetti Provera, ieri si è speso per la trattativa: «Quel pezzo di articolo 18 di cui si discute è un dettaglio in un quadro di riforme molto più vasto»

          Lina Palmerini

          Mercoledí 05 Giugno 2002