La trappola dei fondi pensione

24/10/2003





 
   
24 Ottobre 2003
Inserto



 

La trappola dei fondi pensione

KALDOR


Quando cerco di spiegare ad un francese le scelte italiane in tema di fondi pensione mi sento un po’ un idiota: i francesi, bravi economisti, ottimi matematici e spesso orgogliosamente controcorrente, irrimediabilmente finiscono per fare domande imbarazzanti per chiunque tenti di spiegare le scelte italiane, maturate, dobbiamo ricordarlo, negli anni del centro-sinistra. Per avere un’idea del clima che si respira in Francia, basta leggere i primi due articoli della riforma pensionistica approvata in estate. L’articolo 1 recita: «si riafferma solennemente la scelta di una previdenza a ripartizione come fondamento del patto sociale che unisce le generazioni»; l’articolo 2 dichiara: «ciascun pensionato ha diritto ad una pensione collegata ai redditi che ha ricavato dalla propria attività». Sono principi radicalmente diversi da quelli fatti propri in Italia dove la capitalizzazione (alternativa alla ripartizione) ha trovato stuoli di sostenitori anche a sinistra. Qui ci interessa soprattutto l’articolo 1 della riforma francese. La scelta è netta e condivisa tanto a sinistra quanto a destra: i fondi pensione sono tollerati e stimolati fiscalmente in Francia, ma bisogna puntare a rafforzare il sistema pubblico.

In generale, le prestazioni pensionistiche possono essere finanziate in due modi. Il finanziamento a ripartizione prevede che le pensioni vengano pagate con le imposte e i contributi sociali di coloro che oggi lavorano, che un domani, a loro volta, vedranno le proprie pensioni pagate con i contributi dei futuri lavoratori; si ha quindi un trasferimento di risorse fra le successive generazioni. L’alternativa è il finanziamento a capitalizzazione, nel quale i contributi di ciascun lavoratore sono accumulati, investiti e poi restituiti allo stesso una volta pensionato; l’accumulazione può avvenire in capo all’ente pensionistico pubblico o – più spesso – in capo ai fondi pensione privati.

Ciascuno dei due sistemi ha pregi e difetti, ed è esposto in maniera diversa all’andamento demografico, dell’economia e dei mercati finanziari. Tipicamente, i sistemi a ripartizione sono più esposti alla crisi demografica e per questo si tende a creare un qualche fondo di riserva (è il caso della maggior parte dei paesi europei), o ad individuare entrate fiscali dedicate (è il caso della carbon tax in Germania) che permettano di finanziare parte della spesa nei periodi in cui la crisi è più acuta. Nei sistemi a capitalizzazione, d’altra parte, vi è sempre il rischio che l’inflazione, il crollo dei mercati, guerre, crisi economiche e malintenzionati vari si portino via i sudati risparmi dei lavoratori, come sistematicamente avvenuto in passato e ancora di recente in paesi come Argetina, Usa e Inghilterra.

In Italia, negli anni `90 è stata fatta una scelta ben precisa: ridurre le prestazioni del sistema pensionistico pubblico a ripartizione e promuovere la previdenza privata a capitalizzazione, i fondi pensione. L’idea era che, cumulando pensione pubblica e integrativa privata, i lavoratori avrebbero racimolato quanto prima assicurava da solo il sistema pubblico. Ci avrebbero rimesso qualcosa (nella fattispecie il Tfr), sacrificato sull’altare del risanamento finanziario, ma sarebbero comunque riusciti a maturare prestazioni pensionistiche adeguate. Ma perché non riesco a convincere i francesi della bontà tecnica di questa soluzione? Per due motivi. Innanzitutto, un problema di equità.

«Dunque – mi dicono i francesi – se abbiamo capito bene avete affiancato alla pensione pubblica una pensione privata, così fra l’una e l’altra tutti i lavoratori riescono a prendere quanto prendevano prima.» «Beh – devo ammettere – non proprio tutti. I dipendenti non sono obbligati ad aderire ai fondi pensione e molti hanno scelto di non farlo perché avrebbero dovuto rinunciare al Tfr che costituisce un elemento importante nelle decisioni di spesa delle famiglie.Poi, molti lavoratori autonomi, e in special modo i parasubordinati (i co.co.co.), che pure sono i più colpiti dalla riforma pensionistica… già non riescono a tirare avanti pur pagando contributi pensionistici ridotti, figurarsi dove li trovano i soldi per la previdenza integrativa.» «Dunque – replicano i francesi cominciando a farmi avvampare – i dipendenti e i più benestanti fra gli autonomi, pagando contributi aggiuntivi, riusciranno, se i mercati finanziari non li tradiranno, ad avere complessivamente una pensione decente. E gli altri?».

Potrei sempre difendermi dicendo che i co.co.co. sono pagati per quanto valgono, che la flessibilità è importante, che il costo del lavoro è troppo alto. Buttarla sull’ideologia, insomma. Ma, come detto, i francesi sono anche bravi matematici e conoscono bene il cosiddetto «problema della prima generazione». Di cosa si tratta è presto detto: se si deve passare, anche solo parzialmente, da un sistema a ripartizione ad uno a capitalizzazione, come nel caso italiano, a meno di non eliminare fisicamente i pensionati, coloro che oggi lavorano (la prima generazione), dovranno pagare contributi doppi: una parte che finirà al sistema pubblico e verrà girata ai pensionati, un’altra che finirà ai fondi pensione. Certo lo stato potrebbe finanziare le pensioni con le imposte e ridurre i contributi sociali obbligatori, ma questo significherebbe comunque tasse più alte oggi e pensioni pubbliche ancora più basse domani.

Certo lo stato potrebbe finanziare le pensioni con le imposte e ridurre i contributi sociali obbligatori, ma questo significherebbe comunque tasse più alte oggi e pensioni pubbliche ancora più basse domani.Insomma, ci tengo a passare per uno che la materia la conosce e che "la matematica non è un’opinione". Cosa devo fare quando i francesi, con sottile ironia, concludono «Dunque, alla fine coloro che non possono si ritroveranno in povertà, i più fortunati saranno chiamati a pagare contributi aggiuntivi … ma non potevano pagarli al sistema pubblico questi contributi aggiuntivi, anziché ai fondi privati, che per giunta sarebbe bastato un aumento più contenuto delle aliquote per mantenere gli stessi livelli di prestazioni? Grazie, preferiamo trovare un’altra soluzione.» KO tecnico. Addio cugini, non oserò più valicare le Alpi.