La tragedia di una donna immigrata stroncata da un malore e della sua piccola

11/01/2010

Saida mangia, gioca e guarda la tivù. Come fanno le bimbe di cinque anni. Come se, dentro, si ostinasse a credere alla bugia che l’altro giorno ha detto aprendo a chi, preoccupato, continuava a suonare il campanello di casa: «La mamma sta dormendo». Una bugia per credere che, da quel sonno, mamma potesse davvero svegliarsi ancora e non se la fosse portata via per sempre un infarto, un aneurisma o chissà cos’altro. Quando l’hanno trovata, verso le 13, a faccia in giù accanto al letto, con un rivolo di sangue uscito da una ferita al volto, Fathia Fikri, 43 anni, marocchina, era morta da almeno 4 o 5 ore. In casa con lei, a vegliarla per tutta quell’interminabile mattina, c’era solo la piccola Saida.
Ora Saida è sola: il papà aveva abbandonato la famiglia pochi mesi prima che lei nascesse. Senza sapere che Fathia era incinta aveva lasciato la moglie e il lavoro che faceva da dieci anni: operaio in un caseificio del paese. Uno dei titolari, Adriano Cantarelli, adesso è il sindaco di Acquanegra sul Chiese, tremila abitanti (uno su 10 straniero) in un angolo di pianura fra Mantova e Cremona. «Non l’ho più rivisto – dice Cantarelli -. Dopo qualche mese mi aveva chiamato un collega perché pensava di assumerlo. Gli avevo detto che era un tipo in gamba, tanto che noi gli avevamo fatto un contratto a tempo indeterminato. Da allora, però, non ne ho più saputo nulla».
Adesso anche i carabinieri e il tribunale dei minori proveranno a rintracciarlo, perché altri parenti in Italia la bimba non ne ha. Da sabato pomeriggio l’ha accolta in casa Augusta Zambelli, una vicina da cui Fathia andava ogni tanto a sbrigare un po’ di faccende domestiche. «Per distrarla, l’abbiamo portata anche sulle giostre di un luna park sul Garda – dice al telefono Augusta -. Non piange e non ha mai chiesto della mamma e noi, ovvio, abbiamo evitato l’argomento».
Presto o tardi Saida smetterà di credere a quella bugia che si è raccontata davanti al corpo della mamma immobile accanto al letto. Nei giorni scorsi, Fathia pareva avere qualcosa che non andava. «Lavorava per una cooperativa che si occupa delle pulizie anche in municipio – dice ancora il sindaco -. Un paio di settimane fa era stata a casa due o tre giorni, per un problema a un occhio». Altri dicono avesse emicranie e mal di pancia.
Ma voleva tener duro e non andare dal medico, per paura di perdere il lavoro. Così diceva alle amiche. «E’ uno scrupolo che si faceva lei, non certo per via di pressioni da parte della cooperativa» dice il sindaco. E lo conferma il suo predecessore, Alceste Aliprandi: «Quelli della cooperativa erano stati felici di farla lavorare, quando si era liberato un posto e noi avevamo segnalato loro in caso di quella donna sola e con una bimba piccola, che il comune aveva aiutato fornendole un alloggio e un piccolo sussidio».
Pure altri, in paese, un po’ l’avevano «adottata». Le vicine, soprattutto. Anche per quello Augusta ha subito detto sì, quando le hanno chiesto di occuparsi di Saida. E anche per quello ieri, all’uscita dalla messa, tante giuravano d’essere pronte a farle da mamma. Per farle credere, ancora un po’, che la mamma vera sta soltanto dormendo.