La totalizzazione «salva» le Casse

12/09/2003



      Venerdí 12 Settembre 2003

      NORME E TRIBUTI


      La totalizzazione «salva» le Casse

      Prestazioni ridotte con il calcolo contributivo


      La totalizzazione dei periodi assicurativi, in presenza di accrediti contributivi in gestioni diverse, diventerà possibile con il nuovo progetto concordato tra Casse previdenziali e professionisti, da una parte, e il ministero del Lavoro dall’altra. Una soluzione era stata invero attuata con il decreto 57 del 7 febbraio 2003, che ha reso operativo l’articolo 71 della legge 388/2000. Il nuovo articolato prevede però l’abrogazione del decreto 57/2003 in quanto limitato al conseguimento della pensione di vecchiaia, o di inabilità o a favore dei superstiti, a condizione che non si possa conseguire il diritto alla pensione in alcuna gestione. Il nuovo testo amplia l’applicazione del cumulo. Ecco i requisiti: 65 anni di età e un’anzianità complessiva di accrediti pari a 25 anni, o anche solo l’anzianità contributiva di 40 anni, prescindendo dall’età. Il diritto a una pensione autonoma in un ordinamento è irrilevante, purché l’interessato non abbia già richiesto la rendita.
      Ciò costituisce un limite nella nuova disposizione, oltre alla necessità di spezzoni contributivi da cumulare di almeno cinque anni.
      Gli assicurati esclusi hanno sempre la possibilità di ricongiungere i contributi in una sola gestione, soluzione che resta valida, ma con carattere alternativo, anche per coloro ai quali è consentito il cumulo: la ricongiunzione permette infatti la liquidazione di un’unica pensione (anziché la liquidazione in quote a carico delle singole gestioni), ma subordinata al versamento della riserva matematica, spesso onerosa, come nell’applicazione della legge 45/90. Alternativa al cumulo è anche la restituzione dei contributi prevista negli ordinamenti delle Casse per professionisti. Il nuovo testo si differenzia dal decreto 57 anche nel sistema di liquidazione delle quote, superando l’applicazione delle disposizioni previste nei vari ordinamenti interessati. Infatti, è prevista la liquidazione contributiva. La differenza risulta penalizzante per gli interessati. La liquidazione retributiva, applicata ancora nell’assicurazione generale per larghe categorie di assicurati e nelle Casse dei professionisti, risulta infatti più vantaggiosa. Nella relazione al progetto, fra le motivazioni, è indicata l’opportunità di evitare oneri eccessivi per le gestioni, che avrebbero potuto essere aggirati incidendo sui contributi. Tuttavia, il progetto introduce un correttivo alla liquidazione contributiva: la stessa è, infatti, incrementata di una quota determinata in relazione alla anzianità contributiva maturata.
      L’applicazione della liquidazione contributiva avviene con la ricostruzione anche per il passato del montante contributivo; in particolare per le Casse dei professionisti, è considerato l’importo dei contributi soggettivi. L’incremento del montante è fissato al 90% della media quinquennale del tasso di rendimento netto del patrimonio investito, con garanzia di un minimo per ciascun anno dell’1,5%, ma con il tetto del tasso di capitalizzazione previsto dalla legge 335. Per la liquidazione si applicano i coefficienti di trasformazione previsti anche dalla legge 335. L’incremento annuo, per i liberi professionisti, inciderà su un montante di importo non elevato, considerato che l’aliquota del contributo soggettivo calcolato sul reddito Irpef, raggiunge al massimo il 10 per cento.
      Le Casse però ricevono per l’attività svolta dal singolo professionista anche il contributo integrativo: l’aliquota è del 2% e assicura un gettito notevole in quanto applicata sull’imponibile lordo Iva. Di recente in alcune Casse l’aliquote è stata elevata al 4 per cento. Il contributo integrativo, dunque, contribuisce a pagare la pensione retributiva, ma non "arricchisce" il trattamento calcolato con il contributivo.

      DOMENICO FABRIZIO-DE RITIS