La Tirrenia a spezzatino

13/08/2010

Se già gli ultimi mesi non erano stati tranquilli per la Tirrenia, anche quel che resta di agosto – il clou delle vacanze nei prossimi giorni – non sembra preparare una fase di calma per la flotta pubblica italiana. I passeggeri potrebbero trovarsi di fronte a un caos crescente, mentre dall’altro lato i lavoratori sembrano pronti a scendere sul piede di guerra per conservare la compagnia di navigazione e soprattutto il proprio posto. La vicenda è intricata, ma ieri è stato messo un importante punto fermo: la Tirrenia è stata dichiarata insolvente dal tribunale fallimentare di Roma. Si aprono così le porte dell’amministrazione straordinaria, e soprattutto nuove incognite. Quarantaquattro navi che fanno la spola nel Mediterraneo, assicurando soprattutto i collegamenti tra le isole – un vero e proprio servizio pubblico e universale in nome del diritto alla «continuità territoriale», con relativi prezzi calmierati per i residenti – Tirrenia dà lavoro a circa 4 mila marittimi, ma viene già da una forte operazione di «dimagrimento» (di organico) negli anni passati (oltre 2500 persone in meno nell’ultimo ventennio). Di proprietà dello Stato attraverso la Fintecna, la compagnia – secondo quanto disposto dalla Ue – dovrebbe essere privatizzata entro il prossimo 30 settembre (l’Unione europea vuole liberalizzare il mercato, e dunque porre fine al «monopolio » pubblico che Tirrenia ancora oggi rappresenterebbe). Ma il bando di gara chiuso lo scorso febbraio, ha visto tutti i pretendenti via via ritirarsi, fino a ridurre la contesa a uno solo. Si tratta della Mediterranea Holding, una cordata che vede associati la Regione Sicilia (con il 37% delle quote) e la TttLines dell’armatore greco Alexis Tomasos (con il 30,5%): la Sicilia è uno dei territori «strategici» per la Tirrenia, e la stessa TttLines copre oggi con frequenza e una buona clientela diverse rotte dall’isola al resto d’Italia. La Mediterranea ha in effetti vinto la gara per l’aggiudicazione di Tirrenia (e della controllata siciliana Siremar), ma proprio nelle settimane passate, quando avrebbe dovuto perfezionare l’acquisto, è arrivato un improvviso stop del governo, che qualcuno ha letto come non casuale. In quegli stessi giorni il governatore siciliano Raffaele Lombardo si avvicinava alle posizioni del «ribelle » Fini, allontanandosi ulteriormente da Berlusconi: quello stop è stato quindi interpretato come una «ripicca » del premier contro Lombardo. Il fatto è che la Tirrenia è oberata dai debiti: ben 646,6 milioni di euro a fronte di soli 18.500 di liquidità , come certificava ieri il tribunale di Roma. Ma comunque la società fa gola, perché riceve ingenti aiuti pubblici a fronte del «calmieramento» delle tariffe.
Mediterranea avrebbe avuto bisogno di qualche giorno in più per trattare con le banche finanziatrici,ma il governo – attraverso Fintecna – il 4 agosto ha deciso di non attendere, facendo decadere l’acquisto e portando Tirrenia al fallimento. Decretato ieri con questa formula da tribunale: «grave e irreversibile stato di crisi finanziaria». Ma non è tutto così semplice: sembra infatti che la TttLines stia pensando di ricorrere al Tar del Lazio contro la mancata assegnazione di Tirrenia alla cordata: la società greca sarebbe al lavoro con i legali dello studio Gitto di Catania per impugnare la decisione di Fintecna di non procedere all’assegnazione della società di navigazione nonostante l’aggiudicazione della gara a Mediterranea. Obiettivo dell’impugnazione è bloccare la procedura di amministrazione straordinaria, per potersi sedere di nuovo al tavolo delle trattative per l’acquisto del gruppo.
Ancora, si mettono «di traverso» al percorso deciso dal governo, anche i sindacati: la Uilt, che aveva sollevato un’eccezione per la competenza del tribunale (poi respinta: chiedeva di trasferire il giudizio da Roma a Napoli, sede legale di Tirrenia), ha già annunciato uno sciopero per il 30 e 31 agosto. La Filt Cgil ne minaccia un altro. I dipendenti damesi non smettono di protestare: ieri ad esempio hanno fatto un presidio spontaneo a Genova. Cgil e Uil, come anche il Pd, l’Idv, il Prc, si dicono contrari a un possibile «spezzatino» (quando un’azienda è commissariata, il rischio è alto, perché si tende a vendere i «pezzi»migliori e disfarsi delle parti in perdita). «Vediamo positivamente la separazione tra Tirrenia e Siremar, ma non lo spezzatino delle singole tratte – dice Silvia Velo, del Pd – Comprometterebbe il servizio per i territori più disagiati, che risulterebbero meno redditizi per un privato».
Ma il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha cercato di rassicurare: «Non ci sarà nessuno spezzatino: il governo e l’amministratore straordinario non hanno intenzione di suddividere le attività aziendali di Tirrenia».