La tentazione di ripartire dai casinò

21/09/2004


            martedì 21 settembre 2004

            LA PROPOSTA DEL MINISTRO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE URSO
            La tentazione di ripartire dai casinò

            Andrea di Robilant


            ROMA
            Un casinò in ogni regione, per rilanciare il turismo in crisi. E’ quanto proporrà oggi il vice ministro per le Attività produttive, Adolfo Urso, nel suo intervento alla Conferenza nazionale sul turismo in corso a Genova, rispolverando così una vecchia idea che questa volta sembra avere l’appoggio necessario in Parlamento.


            «Diciamo la verità», ha detto Urso anticipando il suo discorso al Secolo XIX, «quest’anno il turismo non ha brillato e senza una cabina di regia che metta insieme governo, regioni ed enti locali non si va lontani». L’idea è quella di creare un’Agenzia nazionale per il turismo, e di finanziarla attraverso una parte (15-20 per cento) degli introiti dei futuri casinò.


            «Credo – ha spiegato il vice ministro – che siano necessarie molte risorse per competere con i nostri rivali più agguerriti come Francia e Spagna. Ci vogliono almeno 150-200 milioni di euro l’anno, che a mio avviso devono essere recuperati con un meccanismo di automaticità, come i Beni culturali hanno fatto con le lotterie».


            Nei Paesi limitrofi i casinò sono proliferati negli anni, mentre in Italia, da più di mezzo secolo, sono solo quattro: Sanremo, Campione d’Italia, Venezia e Saint Vincent. Eppure sono più di venti i comuni sparsi in tutta Italia che da tempo premono per avere anche loro un casinò, da Capri a Taormina, da Montecatini a Rapallo, da Spoleto a Merano. Le uniche regioni dove finora non ci sono state richieste sono Abruzzi, Molise, Basilicata e Sardegna.


            A volte queste richieste sono anche state insistenti. Taormina tirò in ballo la Corte costituzionale nel tentativo di stabilire un suo diritto ad avere un casinò. E per un certo numero di anni Anzio continuò a versare la tassa allo Stato (circa seicento milioni di vecchie lire) in previsione di un’imminente concessione. Invece niente: delle trenta e passa proposte di legge sui casinò, nessuna è mai arrivata in porto.
            Anche per questo le reazioni sono state finora guardinghe. «Quello che dice Urso noi lo diciamo da tempo», dice il sindaco di Lignano Sabbiadoro, Silvano Del Zotto, «e sinceramente trovo inutile continuare a parlare di casinò e di rilancio del turismo, se poi manca la volontà di fare una legge nazionale. Certo, se qualcosa verrà fatto, il mio e molti altri comuni saranno in prima fila per concretizzare la cosa».
            I progetti sono anche avanzati. Dice Roberto Marin, sindaco di Grado: «Stiamo lavorando con Lignano Sabbiadoro per creare una casa da gioco che unisca i due comuni, alternandosi tra stagione estiva e stagione invernale, in modo da garantire introiti costanti seguendo il flusso turistico, che in estate è maggiore a Lignano mentre in inverno riempie Grado».


            Ma se l’idea trova sostegno tra i Comuni, molti osservatori nel settore del turismo rimangono perplessi. «Non si possono aspettare i casinò per aiutare il turismo», si lamenta Roberto Ruozzi, presidente del Touring Club Italiano. «Non è sufficiente e non è giusto. Il turismo va finanziato comunque». Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, condivide «pienamente» l’idea di Urso. «Tuttavia non si può pensare che la liberalizzazione delle case da gioco costituisca l’unica forma di introito per risollevare il settore del turismo».


            Prima dello scoppio della Prima guerra mondiale c’erano in Italia 58 casinò. Vennero aboliti nel 1919. Mussolini cominciò a riaprirli gradualmente: Sanremo nel 1927, Campione d’Italia nel 1933, Venezia nel 1936. Subito dopo la Seconda guerra mondiale venne aperto quello di Saint Vincent (1946). Poi più nulla. Proposte sono apparse regolarmente e sono state affossate altrettanto regolarmente, un po’ per il peso della Chiesa nell’Italia post bellica, un po’ per il timore che i casinò, almeno quelli nel Sud, finissero in mano a Mafia e Camorra.


            Oggi la maggioranza di centro destra avrebbe senz’altro i numeri per far decollare il progetto di Urso, soprattutto perché questa volta, sottolinea Luigi Lazzari, coordinatore del comitato ristretto che sta studiando la questione dei casinò alla Camera, «viene inquadrato nell’ottica di un rafforzamento del settore turistico».