«La tensione non è quella del ’94, ma la mobilitazione riuscirà»

21/10/2003





martedì 21 ottobre 2003

RIFORME & VERTENZE
Viaggio tra i delegati che stanno organizzando la protesta contro il riassetto previdenziale

«La tensione non è quella del ’94,
ma la mobilitazione riuscirà»
Fumagalli (Pirelli): rispetto a dieci anni fa si respira un po’ di rassegnazione

      MILANO – Sarà un altro ’94? Lo sciopero generale indetto per venerdì prossimo da Cgil, Cisl e Uil contro Finanziaria e riforma delle pensioni ripeterà l’imponente mobilitazione di poco meno di dieci anni fa? Le risposte non combaciano. E lo stesso sindacato si divide tra ottimisti e dubbiosi. Nel comprensorio di Milano lo sciopero di venerdì passa attraverso 2.106 assemblee con volantinaggi nei mercati, nelle stazioni, di fronte agli uffici postali, davanti agli ipermercati. A Roma – annuncia la Cgil – si stanno svolgendo in questi giorni 500 assemblee, abbinate a un piano di volantinaggi nelle stazioni, nei metrò, nelle piazze.
      Ad avere il polso della situazione nelle fabbriche e negli uffici sono i delegati che tengono le assemblee. Ma è proprio tra loro che le opinioni divergono. «A essere sinceri, la tensione non è la stessa del ’94. Diciamo che, rispetto a dieci anni fa, si respira un po’ di rassegnazione», ammette Fabio Fumagalli, 43 anni, delegato Cgil alla Pirelli di Milano. Sul diverso clima peserebbe il fatto che la riforma voluta dal governo sembra distante: gli effetti partirebbero dal 2008. «Inoltre, nel frattempo, sono diminuite le grandi aziende. Quelle in cui il sindacato riesce con più facilità a organizzare una mobilitazione efficace – aggiunge Fumagalli -. Anche qui in Pirelli ormai siamo divisi in più sedi distaccate. E questo complica le cose. In compenso, rispetto al ’94 stiamo usando canali di comunicazione nuovi: la propaganda per lo sciopero avanza anche via e-mail».
      Qualche delegato si interroga sul peso politico della mobilitazione. Nella Cisl è particolarmente sentita la necessità di evitare strumentalizzazioni. «Deve contare solo il merito della questione, per noi lo sciopero serve a evitare che si tocchino le pensioni, non a far cadere il governo», sottolinea Luigi Bignamini, 50 anni, delegato Cisl all’Eni di San Donato (Milano). «Non c’è dubbio, quella voluta da Berlusconi è una riforma per fare cassa. Abbiamo già dato con la riforma Dini. Sono sicuro che lo sciopero riuscirà», aggiunte Stefano Ostoni, 39 anni, delegato Fim-Cisl alla Asirobicon, azienda elettronica alle porte di Milano.
      Certo, l’esito dello sciopero sarà diverso da settore a settore. «Le scuole venerdì saranno chiuse – annuncia convinta Maria Oriolo, 43 anni, delegata Uil in una media inferiore di Milano -. Qui dobbiamo fare i conti con i tagli alla spesa per l’istruzione. E poi c’è la questione degli stipendi: senza recupero dell’inflazione il nostro potere d’acquisto è in caduta libera».
      Nonostante gli appelli, le assemblee, i dibattiti televisivi, resta ancora qualche indeciso. «E’ difficile fare una scelta ragionata sullo sciopero di venerdì – considera Stefano Viganò, 28 anni, bancario di Lecco -. Da una parte, penso che una riforma delle pensioni vada fatta. Dall’altro, non condivido il modo adottato dal governo per arrivare alla meta: tutto è stato deciso nel giro di pochi mesi e senza coinvolgere adeguatamente il sindacato. Per riflettere avrei bisogno dei tempi supplementari». Per nulla impensierito dalle titubanze degli indecisi è Piero Ragazzini, segretario organizzativo della Cisl dell’Emilia Romagna. La sua è una fiducia granitica: lo sciopero riuscirà. «Altro che ’94, la mobilitazione sarà superiore – assicura -. I lavoratori si stanno caricando».
      Lo sciopero di venerdì è anche un appuntamento importante per l’unità del sindacato. «Su questo piano qualche difficoltà ce l’abbiamo con i metalmeccanici. La firma separata dell’ultimo contratto ha lasciato il segno – ammette Ragazzini -. Comunque, in tutti gli altri settori si va gomito a gomito». La piazza emiliana sarà cruciale per la riuscita della mobilitazione.
      A Bologna parlerà il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Sotto le due torri il sindacato non ha dubbi: «Tutto andrà per il meglio, preparatevi a una manifestazione imponente».


      Rita Querzé


Economia