La tenaglia Prodi-Cofferati è pronta a frantumare il guscio fragile dei riformisti Ds che non contrattaccano – di S.Soave

23/01/2003

ItaliaOggi
Numero
019, pag. 1 del 23/1/2003
Sergio Soave



La tenaglia Prodi-Cofferati è pronta a frantumare il guscio fragile dei riformisti Ds che non contrattaccano

In una lettera aperta a Nanni Moretti, Michele Salvati, un intellettuale riformista dei Democratici di sinistra, aveva invitato i girotondini a partecipare alla costruzione di un ´Ulivo per’, assicurando che questo sforzo non sarebbe stato alla fine vanificato dal sabotaggio di un pericoloso personaggio sempre in agguato, il ´riformista con le pantofole’.

Lanfranco Turci, senatore Ds, anch’egli di ispirazione riformista, lamenta che su un giornale che si chiama Il riformista si debba ´continuare a contrapporre al radicalismo massimalista l’immagine di un riformismo imbelle’. Ma anche a lui i riformisti ´in pantofole’ danno un po’ fastidio, solo vuole che siano indicati nominativamente. Scrive infatti: ´Chiamiamo per nome e cognome i riformisti in pantofole, ma rispettiamo i riformisti!’.

Naturalmente ciascuno ha il diritto di preferire le calzature che crede, e se per i riformisti è prescritto calzare scarponi da montagna, in fondo sono fatti loro. Tuttavia, anche da questa piccola e civilissima disputa fra persone degne della massima stima, si può constatare che nella sinistra italiana resiste un vecchio vizio, quello di indicare sempre come obiettivo negativo qualcuno che sta più a destra, in modo da poter presentare la propria posizione come più compatibile e meno caratterizzata.

Già nel Pci, ma anche nel Psi, le posizioni ´di destra’ sono state considerate accettabili solo quando godevano della protezione del gruppo dirigente centrale quelle che invece si presentavano fortemente autonome erano bollate come estranee, anche quando erano legate a personalità eccezionali come quella di Giorgio Amendola e, a un certo punto, di Pietro Nenni, e di fatto emarginate dal confronto politico.

È impressionante che, anche in una fase in cui il riformismo è diventato almeno a parole un valore positivo per la sinistra, due riformisti veri trovino comunque necessario indicare al ludibrio altri riformisti, rei di indossare le ´pantofole’, cioè, a quel che si può intendere, di considerare la contesa politica come un confronto fra posizioni che debbono essere approfondite e illustrate, anche senza bisogno del sostegno di marce o mobilitazioni che richiedono calzature più robuste.

Sia Salvati sia Turci sono persone serie, che affidano la propria credibilità alla profondità e alla coerenza delle analisi e delle proposte. Se poi quando leggono e scrivono preferiscono indossare stivali o scarponi, di quest’abitudine non si trova traccia, per fortuna, nelle loro elaborazioni politiche.

D’altronde un riformista come Bettino Craxi si adontava del fatto che Forattini lo ritraesse in stivali, mentre era stato Enrico Berlinguer, nemico del riformismo sia da destra che da sinistra al punto da definire il suo partito rivoluzionario e conservatore, a prendersela con lo stesso umorista satirico perché lo aveva ritratto con le insopportabili pantofole.

Al di là delle metafore, va segnalata la strana forma di strabismo politico che colpisce una ispirazione politica che, costantemente attaccata da sinistra, si preoccupa di segnare bene i confini alla sua destra, non si sa bene neppure nei confronti di chi.

Si direbbe che questa specie di complesso di inferiorità sia una delle ragioni che hanno portato nella sinistra italiana le posizioni riformiste a risultare quasi sempre perdenti. Cominciò Filippo Turati a spiegare che il suo riformismo non era come quello pantofolaio di Ivanohe Bonomi, e la storia si è poi ripetuta infinite volte.

La questione della capacità di tenuta dei riformisti nei Ds non è una questione che interessa solo quel partito e i suoi sostenitori. Al successo o all’insuccesso di questa battaglia è legata la possibilità che la situazione italiana si evolva verso un modello simile a quello delle altre democrazie europee, con un polo moderato e uno socialista attorno ai quali si creano alleanze e coalizioni, oppure se si accentuerà l’anomalia attuale che vede nelle coalizioni nostrane un peso straordinario delle posizioni più estremistiche.

La cittadella riformista è assediata dalla sinistra girotondina, dalla Cgil e, al di là dello schieramento dell’Ulivo, da Rifondazione comunista, che ha trovato col referendum sull’articolo 18 il modo per sottrarsi alla colonizzazione di Sergio Cofferati. Ma deve guardarsi anche dall’altra parte, dalla Margherita che ha tutto l’interesse ad apparire l’unica formazione riformista e quindi in grado di dare garanzie di governabilità, mentre la sinistra sotto l’influenza massimalistica può portare solo voti. La tenaglia Prodi-Cofferati è pronta a frantumare il guscio fragile dei riformisti Ds.

Di fronte a questo pericolo mortale, che secondo Silvio Berlusconi è già un fatto scontato, sarebbe ragionevole che i riformisti mettessero da parte le loro differenze e le loro contese interne per difendersi e contrattaccare. Invece, a quanto pare, si preoccupano di stanare i pericolosi portatori di pantofole.