La svolta di Metro: aperti ma metà vadano a casa

Dovranno guardarsi in faccia e decidere chi se ne andrà a casa e chi invece resterà al lavoro, prendere uno stipendio, continuare a sopravvivere. La multinazionale tedesca Metro non chiuderà la sede di Marghera, la trasformerà in qualcosa di nuovo investendoci pure qualche milione di euro, “You & Metro Horeca”, “Horeca Select” o qualcosa di simile, dove si venderà cibo e prodotti per ristoranti, alberghi e bar: pentole, vestiario per i dipendenti e via di seguito. I vertici sono pronti a firmare, anzi vogliono firmare subito o non se ne fa niente. In cambio i sindacati devono accettare la riduzione da 72 a 35 dipendenti. A Metro non interessa chi, non guarda in faccia nessuno, guarda il numero. Roberto Cappellieri, segretario della Filcams-Cgil, e i colleghi delle altre sigle, devono fare i conti della serva: meglio avere un`attività aperta con metà personale che una chiusa con tutti a casa. Le facce, i volti, li guarderanno solo i 70 lavoratori, alcuni per
l`ultima volta prima di dirsi addio. Dovranno scavarsi dentro, perché a loro viene chiesto di mettere tra parentesi solidarietà, amicizie, rapporti umani, dignità, tutti valori che non si sposano con le regole del commercio globale. Marion Cotillard, protagonista di un film bellissimo “Due giorni, una notte” dei fratelli Dardenne, va a trovare i colleghi, uno a uno, per chiedere loro di salvarla invece di scegliere gli investimenti per l`azienda e un premio di produzione, in una realtà fatta di mutui, mogli o mariti senza lavoro, sindrome della terza settimana quando finiscono i soldi dello stipendio. Il caso di Metro Cash & Carry Marghera è diverso e per affrontare la crisi qualcosa bisogna fare ma molti dei lavoratori, riuniti ieri mattina in assemblea dopo l`ultimo incontro dei Sindacati con l`Azienda, non riescono a togliersi dalla mente che l`annuncio improvviso, una settimana fa, della chiusura definitiva sia stato pianificato per costringere tutti in un angolo e imporre la ristrutturazione. Non a caso l`altro ieri proprio Cappellieri si chiedeva come fosse possibile che un gruppo internazionale si trovi in difficoltà proprio alle porte di Venezia dove c`è un bacino di utenza enorme. Domani mattina, nella saletta Rsu della Metro di Marghera, la Cgil metterà a disposizione un punto di consultazione, con esperti del patronato Inca e del Sindacato, affinché i lavoratori possano farsi due conti e capire se ci sono i presupposti per il prepensionamento o per altri ammortizzatori sociali. Dei 72 dipendenti 36 sono uomini e 36 donne, la media di età è tra i 53 e i 54 anni, sopra i 60 anni ci sono solo 9 persone, mentre tra i 55 e i 59 anni ce ne sono 30. I 72 della Metro (in realtà sono una quindicina di più ma lavorano per ditte di appalto, pulizie e mensa e non fanno testo) non dovranno tradirsi a vicenda, come invece avviene nel film dei Dardenne, semplicemente il Sindacato dovrà contare chi accetta di andarsene a casa con due anni di mobilità, un incentivo e niente cassa integrazione. Ma se ci sarà anche un solo dipendente in più, oltre i 35 richiesti, che vuole rimanere al lavoro, l`accordo salterà e Metro chiuderà la sede. Questo è il patto proposto ai Sindacati. E se non lo firmeranno entro qualche giorno, perderanno i vantaggi della vecchia mobilità, perché dal 2016 il jobs act ridurrà anche quella.