La strategia Carrefour: taglio dei costi e dei prezzi

20/10/2004

            SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 18 Ottobre 2004

            FINANZA pag. 36

            La strategia Carrefour: taglio dei costi e dei prezzi
            Diverse le nubi all’orizzonte del colosso della distribuzione, non ultime la debolezza dei mercati spagnolo e italiano

            MARIANGELA TESSA
            Profit warning annunciato per la francese Carrefour che, come anticipato da alcune banche d’affari, ha fatto marcia indietro sui conti 2004. A nulla è infatti bastata l’aggressiva politica di taglio dei costi perseguita dal suo presidente, David Bernard. La stagnazione dei consumi francesi e la sempre più agguerrita concorrenza da parte degli harddiscount, alla fine hanno avuto la meglio. E il numero uno europeo nella grande distribuzione (secondo a livello mondiale dopo l’americana Wal Mart) ha annunciato che non riuscirà a tener fede all’obiettivo di incrementare gli utili almeno del 10% così come non sarà in grado di mettere a segno una crescita del fatturato del 5%. Nonostante l’allarme utili fosse nell’aria, sul titolo, quotato alla Borsa di Parigi, si sono abbattute le vendite. Carrefour, che da inizio anno, aveva già accumulato perdite per circa il 17% del suo valore ha continuato a scivolare raggiungendo il minimo dell’ultimo anno e mezzo (intorno ai 34 euro).

            Come se non bastasse, sono poi arrivate anche le bocciature da parte di numerosi broker internazionali. A partire da Citigroup, che ha abbassato a sell (vendere) dal precedente hold (tenere) il giudizio sulle azioni. Non meno severo il parere di Credit Suisse First Boston che, sebbene riconosca alla società d’Oltralpe un atteggiamento sempre più aggressivo nel contenimento dei prezzi al fine di mantenere la leadership nel mercato domestico, ha tagliato il rating ad underperform (farà peggio del mercato) da neutral (neutrale) e ha ridotto a 32 euro dai precedenti 40 il prezzo obiettivo sulle azioni. ‘Carrefour – scrivono in una nota dovrebbe nel lungo periodo vincere la battaglia dei prezzi che si sta combattendo in Francia. Nel breve termine, tuttavia, non escludiamo che il momento di debolezza continui’. A conferma delle difficoltà attese per questo e per il prossimo anno, gli analisti di CSFB hanno dato una sforbiciata anche gli utili per azione ora attesi rispettivamente a 2,74 (6% rispetto alle stime precedenti) e 2,82 euro (11%).


            Orientati alla prudenza i consigli sul gigante francese che arrivano da Merrill Lynch (neutral da buy, comprare), Ubs (neutral con un target price tagliato a 35 dai 38 euro), Lehman Brothers (equalweight, 39 da 42 euro) e DrKw (hold, 35 da 38 euro). Tra coloro che hanno anticipato l’allarme utile, gli analisti di Jp Morgan sottolineano che ‘il livello di quotazioni potrebbe tuttavia essere mantenuto stabile grazie al programma di riacquisto delle azioni annunciato dalla società o ancora da speculazioni legate a potenziali fusioni o acquisizioni’.


            Ma quali sono i problemi di Carrefour? Uno prima di tutti, ovvero il progressivo rallentamento delle vendite che in agosto e settembre ha colpito tutta l’Europa, e la Francia in particolare, dove la società raccoglie circa i 2/3 degli utili. Ma anche il pesante attacco sferrato dagli hard discount, come la tedesca Lidl.


            Per far fronte a questi due ostacoli, il colosso francese ha dichiarato di voler proseguire sulla strada della riduzione volontaristica dei prezzi, ma anche su quella della diminuzione dei costi di gestione. Da notare che Carrefour si è posta un obiettivo di taglio dei costi nel 2004 per un valore compreso tra 6575 milioni di euro, mentre l’indebitamento nel primo semestre è già calato di 1,4 miliardi, dai 10,7 miliardi di fine 2003 a 9,3 miliardi. E’ tuttavia sul contenimento dei prezzi che il gruppo ha deciso di giocare la sua partita. Lo scorso giugno il gruppo ha aderito al programma, voluto dal ministro dell’Economia, Nicolas Sarkozy, sulla riduzione del 2% dei prezzi al fine di sostenere i consumi. E in questa direzione, ha annunciato che l’obiettivo per il 2004 di tagli pari a 335 milioni sarà sensibilmente aumentato.


            Per sostenere questo programma oneroso, lo scorso settembre il presidente Bernard ha dichiarato di volersi avvalere di un piano di dismissioni delle attività estere non più redditizie con l’obiettivo di raccogliere 1 miliardo di euro. L’intenzione di voler ‘tagliare i rami secchi’ il prossimo anno è stata resa nota in occasione della presentazione dell’ultima semestrale. E nonostante la società non abbia specificato quali siano i paesi da cui è intenzionata ad uscire, gli analisti sembrano non avere dubbi nell’indicare il Messico e il Giappone come i paesi più probabili per un’eventuale uscita di scena. L’ipotesi della cessione delle attività del Sol levante, rilanciata qualche giorno fa dalla colonne del Wall Street Journal, e subito smentita da Carrefour, potrebbe in base ai calcoli degli analisti fruttare qualcosa come 400 milioni di dollari.


            Ma veniamo ai conti. Il terzo trimestre si è chiuso con un fatturato in aumento del 2,9% (+4,2% a tassi costanti) a 20,3 miliardi, sotto le stime degli analisti. A compensare la stagnazione del giro d’affari nel mercato domestico, le vendite all’estero hanno messo a segno un progresso dell’8,5%. Calcolando sui nove mesi, le vendite hanno raggiunto 58,9 miliardi, in aumento del 3,2% (+4,3% a tassi costanti) rispetto allo stesso periodo del 2003.


            Guardando al futuro, sono ancora diverse le nubi all’orizzonte per il numero due al mondo del commercio al dettaglio, non ultime quelle causate dalla debolezza del mercato spagnolo e italiano. A ciò va chiaramente a sommarsi l’incertezza che continua a regnare in Francia mentre si attendono le decisioni del governo dopo il riesame della politica dei prezzi al dettaglio per gli alimentari e, soprattutto, dei livelli minimi consentiti per la categoria food.


            Un sondaggio condotto in 490 ipermercati francesi, e riportato dal Wall Street Journal, mostra come le vendite siano andate via via calando ogni settimana a partire dalla fine di agosto, in un clima caratterizzato da una progressiva flessione della fiducia dei consumatori e della debolezza del mercato del lavoro.


            A questo punto non resta che sperare che le aggressive strategie di taglio dei prezzi e riposizionamento sul mercato volute dal numero uno Bernard risultino alla fine vincenti. Pena, la possibilità avanzata da più di un esperto, che Bernard sia costretto a dimettersi.