La strana coppia Billè-Ricucci

01/09/2005
    giovedì 11 agosto 2005

    SULLO SFONDO DELLA SCALATA AL CORRIERE DELLA SERA SPUNTA UN INEDITO SODALIZIO COSTRUITO SU INTENTI COMUNI E CEMENTATO BALLANDO ALL’ARGENTARIO

      Entra in scena la strana coppia Billè-Ricucci

        Il nume dei commercianti: un lungo regno fra gaffe, star tv e grandi proclami

          personaggio
          Mattia Feltri

            ROMA
            Sono davvero pochine le pulsioni conviviali dei signori Ricucci. Lui, Stefano, come si è capito dalle intercettazioni telefoniche, ha in testa il business da mattina a sera, e lei, Anna Falchi, fa volentieri anche la donna di casa. Talvolta hanno ospiti a cena, e sono sempre quelli. Lo scrittore Niccolò Ammaniti o l’attrice Lorenza Indovina, e soprattutto il presidente della Confcommercio, Sergio Billè. Ora salta fuori che nell’ambiente sapevano tutti di questa solida amicizia fra Ricucci e Billè, ma il grosso dell’umanità non lo sospettava, o non ci aveva fatto caso. «Billè è un amico, anzi un fratello come Fiorani e Gnutti e speriamo che in quest’Italia non sia un reato avere degli amici veri», ha detto Ricucci al Corriere della Sera, pochi giorni fa.

              E infatti ad andare a spulciare nei ritagli, ecco un articolo di Oggi, con tutte le anticipazioni sul matrimonio di Stefano e Anna, con lei che svela l’identità di uno dei testimoni. Billè, appunto. Poi il testimone non l’ha fatto, ma era uno dei ventotto invitati alla cerimonia nuziale, a Porto Santo Stefano lo scorso 10 luglio, e con sua moglie si è prodotto in un buonissimo lento sulla musica di Summertime. Ma che abbiano in comune il più indefinibile raider degli ultimi anni e il capo dei commercianti conservatori italiani (quelli più progressisti stanno con la Confesercenti) è quasi un mistero. Anche Billè è un azionista di Rcs, ha una piccola quota, intorno all’uno per cento, attraverso la Confcommercio. Ma non basta.

                Aiuta già di più una vicenda minore di pochi mesi fa, precisamente del 22 settembre 2004. E’ la data di nascita di Confimmobiliare, un’associazione «che opera nel settore dei servizi e nella gestione dei patrimoni immobiliari». Dentro Confimmobiliare c’è la Magiste di Ricucci e c’è anche la «Nuova Merchant» che appartiene alla «Livolsi&Partners» di Ubaldo Livolsi, consigliere d’amministrazione della Fininvest e alleato di Ricucci nella scalata al Corriere. Il mese dopo, ottobre 2004, la Confimmobiliare col patrimonio complessivo dei soci di dieci miliardi di euro e coi suoi diecimila addetti è entrata nella Confcommercio di Billè. I più scontenti erano quelli di Confindustria, e invece era molto felice Billè, specialmente di vedere l’amico Ricucci nominato alla presidenza di Confimmobiliare.

                  Se una simpatia c’era già, l’evento l’ha consolidata. Del resto i due sono più o meno dello stesso stampo. Il motteggio popolare direbbe pane al pane e vino al vino, e specialmente il vino, come infatti ha ricordato ieri il Riformista: certe gaffe di Billè sono spettacolari, e una volta disse della riforma delle pensioni che era annacquata come il Frascati, e sui colli romani se la presero parecchio e fecero querela. Forse per riappacificarsi con l’enologia italiana, a gennaio ha accettato di fare il testimonial del Barolo, speciale annata 2001, succedendo a Milva e a Piero Angela in un albo d’oro che comprende Ottavio Missoni, Gad Lerner, Ornella Muti, Gino Paoli e tanti altri.

                    La gestione del potere, infatti, è un capolavoro quotidiano che non trascura dettaglio, e Billè lo sa. E’ presidente della Confcommercio dal 1995 e lo sarà, per acclamazione, fino al 2008. Continueranno a essere rappresentati da lui – che ha cinquantotto anni e nella sua città, Messina, possiede una pasticceria definita «una delle più avviate imprese della città» dal sito di Confcommercio – quasi ottocentomila esercizi, compresi duecentomila del turismo. Per gli analisti fanno quattro milioni di elettori, che teoricamente Billè può indirizzare e finora li ha mantenuti dalle parti di Berlusconi. Anche per questo motivo Billè critica il governo quasi ogni giorno, e quasi ogni giorno dal governo non arriva risposta.

                    Ecco, a passare gli archivi si trovano un sacco di «lo ha dichiarato Billè…», di «lo ha sottolineato Billè…», di «forte denuncia di Billè…», di «dura requisitoria di Billè…», perfino di «severo monito di Billè…», quando il «severo monito» è di solito prerogativa del presidente della Repubblica, e quel «severo monito di Billè…» è più o meno il «severo monito» di quattro milioni di elettori.

                      Non si trovano invece dei «lo ha fatto Billè…». Billè non fa, in genere. Lui dà la linea. Gli capita, sotto Natale, di invitare i suoi iscritti a moderare i prezzi, e i suoi iscritti gli rispondono che più di così è impossibile, lui rilancia dicendo fate uno sforzo, e così per qualche giorno e fine. Intanto l’euro ha fatto sfracelli, e Billè ha voluto dimostrare la buona volontà della sue gente lanciando il «patto della pizza». Sino al termine del 2005, in centosettantasette ristoranti italiani, una volta a settimana, si potrà avere pizza e birra a sette euro. Pizza margherita, però. E birra da 20 cl, un bicchierino. Lui ne è molto fiero, come è fiero di andare per la Rai, con Carmen Lasorella, a dare consolazione e consigli alla tipica famiglia media. O di prendersela con la mafia per i prezzi di frutta e verdura. O di duellare con gli odiati avversari della Codacons, l’associazione dei consumatori, scrivendo articoli vibranti dal titolo perentorio: «Non pagare il conto è illecito».

                        Ora si accompagna con Ricucci e tutti sono lì a vedere se davvero Ricucci ce la farà a prendersi i quattordicimila appartamenti in vendita della Enasarco (valore: 3.25 miliardi di euro), un enorme ente previdenziale con dentro sindacati, Confindustria e naturalmente la Confcommercio. In caso positivo, non ci sarà alternativa al pettegolezzo: quella strana coppia funziona davvero.