La strada stretta della Cgil

25/03/2002





La strada stretta della Cgil
Giampaolo Galli
Manifestare per la libertà di pensiero significa anche riconoscere, finalmente, dignità alle idee di Marco Biagi e di tanti che, come lui, si sono battuti e si battono per un mercato del lavoro più moderno. È del tutto lecito dissentire da quelle idee, ma si riconosca che di idee si tratta e non di "brutali attacchi padronali", nascosti in "limacciosi documenti". Sono idee nelle quali hanno creduto e credono un gran numero di persone oneste. Idee per le quali molti ritengono che valga la pena di combattere e rischiare, per far dell’Italia un paese più civile e giusto. E si riconosca che la riforma dell’art. 18 non ha nulla a che fare con la "libertà di licenziamento selvaggio". Semplicemente riduce, di qualche centimetro, le distanze da paesi come Francia e Germania, civilissimi e da sempre attenti alla tutela dei diritti. Espressioni come "licenziamenti selvaggi", "scelta di civiltà" o "attacco ai diritti, addirittura, delle persone" creano allarme, generano tensione sociale, sono spropositate rispetto al contendere. Si può sperare di non doverle sentirle mai più. Vogliamo vivere da uomini liberi in un paese libero. Nel quale non sia demonizzato né chi si oppone né chi è a favore di questa o quella riforma, o governo. In un paese nel quale si possa esprimere dissenso, ma non si possa impedire al governo di governare, né con la violenza né con la piazza. Saranno questi gli slogan e i pensieri dei manifestanti di oggi? E saranno ben chiari i confini fra chi così crede e chi, all’opposto, pensa che la piazza sia più legittima dei G8 e dei governi eletti con il voto dei cittadini? Vedremo. Ma qualche timore è lecito esprimere, guardando all’ambiguità degli slogan proposti: non solo "contro il terrorismo e per la democrazia", ma anche "per i diritti". Quali diritti è facile immaginare. Qualora in una manifestazione contro il terrorismo si mettessero sullo stesso piano la difesa della democrazia e la (legittima) opposizione alla riforma del mercato del lavoro, una cosa è certa: non si contribuirebbe a creare un fronte ampio contro i terroristi, non si farebbe il bene della democrazia e del sereno confronto fra le parti. Si farebbe un torto alla memoria di Marco Biagi.

Sabato 23 Marzo 2002